Ci avviciniamo al mese di ottobre, il mese della prevenzione dentale. L’obiettivo è informare i cittadini sull’importanza della cura dei denti e della bocca, ma anche della salute generale, e prevenire le patologie orali.
Negli ultimi anni, sul fronte prevenzione, sono nate tecniche minimamente invasive volte a rendere più efficace il controllo della placca, la rimozione della stessa, la motivazione del paziente e, non per ultimo, la seduta di igiene orale, intesa come maggior comfort per il paziente.
Ultimamente sono state introdotte le polveri che, nelle procedure di igiene dentali, tolgono spazio all’uso di ultrasuoni e strumenti manuali. Ne abbiamo parlato con il dottor Massimiliano Rea Odontoiatra presso Poliambulatorio Erresse di Ferrara.
Quali le principali differenze tra l’utilizzo delle polveri e le tecniche tradizionali?
Negli ultimi anni la seduta di igiene orale è radicalmente cambiata. Se una volta la rimozione della placca e del tartaro si faceva principalmente con strumenti manuali o con ultrasuoni, oggi esistono metodiche più delicate e confortevoli. Tra queste, appunto, l’uso delle polveri tramite dispositivi di “air polishing”, che si sta affermando come alternativa moderna e minimamente invasiva.
Per rimuovere placca e tartaro, le tecniche tradizionali si basano sull’utilizzo di apparecchi ad ultrasuoni che vibrano ad alta frequenza e, generalmente, si alternano all’uso di strumenti manuali (le curette). Sono molto efficaci, ma a volte possono risultare fastidiose, soprattutto per la sensibilità provocata dal contatto diretto con il dente. Anche il rumore e le vibrazioni possono, in alcuni casi, risultare fastidiosi.
L’igiene con le polveri funziona invece in modo diverso: un getto controllato di aria, acqua e polvere a granulometria molto fine colpisce la superficie dentale e rimuove biofilm e pigmentazioni. È una tecnica meno invasiva, che risulta più delicata anche su gengive e tessuti molli.
I principali vantaggi dell’igiene con le polveri? Cosa cambia principalmente per il paziente?
Il vantaggio più evidente è il comfort. I pazienti riferiscono meno dolore e meno fastidio rispetto alle metodiche tradizionali. Non ci sono vibrazioni intense né rumori metallici, e questo rende la seduta più sopportabile anche per chi è ansioso o ha denti particolarmente sensibili.
Inoltre, la rimozione del biofilm è molto efficace anche nelle zone difficili da raggiungere, come negli spazi interdentali, sulla superficie dei restauri o sugli impianti. Nei programmi di mantenimento paradontale, le polveri hanno dimostrato risultati clinici comparabili a curette e ultrasuoni, ma con maggiore accettazione da parte dei pazienti.
Quale la composizione delle polveri?
Le polveri usate oggi non sono tutte uguali. Quelle più moderne sono a bassa abrasività, cioè delicate su smalto e gengive:
Glicina: è un aminoacido naturale, solubile, con granuli molto piccoli (25–65 μm). Ha anche un’azione antibatterica.
Eritritolo: uno zucchero alcolico, con particelle ancora più fini (circa 14 μm). È meno abrasivo e ben tollerato.
Trealosio: : un disaccaride non cariogeno, con particelle molto piccole (25–35 μm).
Bicarbonato di sodio: ormai si usa pochissimo. Più datato e più abrasivo, viene usato solo per macchie superficiali resistenti, non su gengive o impianti.
Sensibilità e fastidi della seduta: cosa cambia?
Con le polveri, la sensazione per il paziente è generalmente più gradevole: meno vibrazione, meno rumore e soprattutto meno fastidio. Questo rende più facile tollerare sedute lunghe e riduce il rischio che i pazienti evitino i richiami periodici per paura del fastidio.
La letteratura conferma che l’air polishing con glicina o eritritolo è percepito come più confortevole rispetto agli ultrasuoni o alle curette. Non è solo una questione di comodità: un paziente che vive meglio la seduta sarà anche più motivato a mantenere controlli regolari.
Ci sono controindicazioni all’uso delle polveri?
Le polveri di nuova generazione (come glicina ed eritritolo) sono considerate sicure e ben tollerate. Le vere controindicazioni riguardavano soprattutto l’uso del bicarbonato di sodio, che è stato il “capostipite” delle polveri per l’igiene orale. Più abrasivo rispetto alle formulazioni attuali, oggi viene utilizzato solo in casi molto specifici, ad esempio per eliminare macchie resistenti su vecchi restauri.
L’igiene con le polveri può sostituire completamente ultrasuoni e strumenti manuali?
Purtroppo no. Le polveri (glicina, eritritolo, ecc.) sono ottime per rimuovere il biofilm e risultano più confortevoli, soprattutto nel mantenimento parodontale. Ma non hanno la stessa efficacia sul tartaro più tenace: quando la placca si indurisce e forma il tartaro, soprattutto se il tartaro è di vecchia data, servono ancora strumenti ad ultrasuoni e/o manuali.
Nel trattamento della parodontite, ad esempio, le linee guida cliniche europee continuano a raccomandare la strumentazione meccanica come cardine della terapia, mentre l’utilizzo delle polveri è indicato come alternativa/integrazione nei richiami di mantenimento.
Molti studi clinici mostrano però che i protocolli combinati (air-polishing + ultrasuoni) sono ottimali per ottenere una pulizia completa anche nei casi di parodontite.
