Firmata la pace a Sharm el-Sheikh: Trump annuncia l’avvio della fase 2 per Gaza e apre a un ruolo per Hamas. A novembre vertice al Cairo sulla ricostruzione.
In una giornata che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito “incredibile per il Medio Oriente”, si è ufficialmente aperta una nuova fase del processo di pace tra Israele e Hamas. Al summit di Sharm el-Sheikh, sotto la regia congiunta di Washington e Il Cairo, è stato firmato l’accordo che sancisce la fine delle ostilità nella Striscia di Gaza. Inaugura la cosiddetta fase 2, dedicata alla stabilizzazione e alla ricostruzione.
Alla cerimonia hanno partecipato oltre trenta leader internazionali, in gran parte provenienti da Paesi arabi ed europei. Tra i presenti, anche la premier italiana Giorgia Meloni, unica donna al tavolo dei capi di Stato. Grande assente il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Nel frattempo, il presidente palestinese Abu Mazen ha presenziato agli incontri bilaterali.
Trump, tornato alla Casa Bianca lo scorso gennaio, ha guidato la firma dell’accordo insieme al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. “Ci sono voluti tremila anni per arrivare fin qui. I primi passi sono stati i più difficili. Ora possiamo costruire una pace durevole”, ha dichiarato il presidente Usa, sottolineando il carattere epocale dell’intesa. Ha parlato dell’inizio di quella che chiama fase 2 di pace per Gaza.
Uno degli elementi più controversi dell’accordo è l’apertura a un ruolo operativo per Hamas, che potrebbe assumere funzioni di polizia nella Striscia di Gaza. “Vogliono proteggere il loro popolo, non combattere”, ha affermato Trump. Ciò lascia intendere che il movimento islamista potrebbe essere integrato nel nuovo assetto di sicurezza, almeno in una fase transitoria.
La liberazione degli ostaggi israeliani e il rilascio di migliaia di detenuti palestinesi hanno rappresentato il primo passo concreto dell’intesa. I prigionieri sono stati consegnati alla Croce Rossa e trasferiti in sicurezza. Nel contempo, le autorità israeliane hanno accolto il ritorno degli ostaggi con cautela e riserve politiche.
Il presidente al-Sisi ha annunciato per novembre un vertice al Cairo dedicato alla ricostruzione di Gaza. L’obiettivo sarà “costruire sullo slancio generato” dal summit di Sharm, con il coinvolgimento di attori regionali e internazionali. Tra i possibili supervisori della fase di transizione, si fa il nome dello stesso al-Sisi. Al contrario, Tony Blair non sarebbe gradito da Hamas.
La conferenza dovrà affrontare nodi cruciali come il disarmo, la governance futura della Striscia e il ruolo delle forze di sicurezza. Secondo alcune indiscrezioni, anche i carabinieri italiani potrebbero essere coinvolti in operazioni di monitoraggio e supporto.
Il cammino verso una pace stabile resta irto di ostacoli. Tuttavia, il summit di Sharm el-Sheikh ha segnato un punto di svolta. È stato condiviso l’impegno di superare decenni di conflitto. “Abbiamo cambiato la storia”, ha ribadito Trump. Ora la sfida sarà tradurre le parole in fatti. Inoltre, bisogna far sì che Gaza non torni ad essere teatro di guerra, ma simbolo di rinascita, nella piena attuazione della fase 2.