Netanyahu: “Se Hamas non si disarma, si scatenerà l’inferno” Intervista alla CBS News



Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un monito perentorio sulla necessità del disarmo completo di Hamas.

Parlando in un’intervista esclusiva alla CBS News, il leader israeliano ha affermato senza mezzi termini che l’incapacità o il rifiuto di Hamas di smantellare le proprie capacità militari porterebbe inevitabilmente a un disastro, usando l’espressione: “Se Hamas non si disarma, si scatenerà l’inferno.”

L’intervista, rilasciata in un momento cruciale in cui la regione sta faticosamente cercando una stabilizzazione post-bellica, mette in luce la priorità assoluta di Israele: garantire la propria sicurezza eliminando la minaccia militare di Hamas.

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche che hanno citato l’intervento del Primo Ministro, Netanyahu ha ribadito che il disarmo di Hamas non è una semplice richiesta politica, ma una condizione fondamentale per qualsiasi pace duratura e per la stabilità futura della regione.

“Ora bisogna occuparsi del disarmo di Hamas in modo che non sarà più una minaccia per Israele,” aveva già dichiarato in precedenza Netanyahu alla Knesset (il Parlamento israeliano), sottolineando come la recente operazione militare avesse avuto l’obiettivo di “cambiare la situazione” e costringere l’organizzazione a capitolare.

Le parole del Premier alla CBS News rappresentano un’ulteriore, netta presa di posizione. Il linguaggio forte (“si scatenerà l’inferno”) mira chiaramente a evidenziare le conseguenze catastrofiche che, a suo avviso, deriverebbero dal permettere al gruppo di riarmarsi e ricostituire la propria infrastruttura bellica a Gaza.

L’intervista arriva in un periodo in cui il panorama politico internazionale è molto attivo sul fronte mediorientale. Si registra una certa vicinanza tra la posizione di Israele e l’Amministrazione USA.

A questo proposito, Netanyahu ha citato l’appoggio ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in merito alla strategia militare, dichiarando: “Lei [rivolgendosi a Trump] ha sostenuto la mia idea di mandare le truppe nelle loro roccaforti. Avevamo ragione, Hamas si è arresa.

Lei ha cambiato la situazione.”
L’obiettivo di Tel Aviv è chiaro: cementare la pace attraverso la forza, assicurando che l’attacco del 7 ottobre sia percepito dai nemici come un “errore catastrofico” e che la deterrenza israeliana rimanga ineguagliata.

Tuttavia, le preoccupazioni restano alte a Gaza, dove la popolazione civile, già provata dalla guerra, teme l’instabilità politica e l’assenza di prospettive a lungo termine. Il monito di Netanyahu, sebbene focalizzato sulla sicurezza di Israele, risuona come un avvertimento diretto alla comunità internazionale e ad Hamas: il futuro di Gaza dipende dalla rinuncia definitiva alle armi.