Clamorosa batosta politica per il Presidente: una risoluzione bipartisan, approvata grazie ai voti della sua stessa maggioranza repubblicana, limita i poteri bellici della Casa Bianca.
Il messaggio è chiaro: l’America non è un impero.
Il clima politico a Washington si fa improvvisamente rovente.
Con un colpo di coda tanto inatteso quanto efficace, il Senato americano ha inferto un colpo durissimo all’autorità di Donald Trump, approvando una risoluzione che gli impone un vincolo ferreo: d’ora in avanti, ogni nuova azione militare in Venezuela dovrà passare preventivamente dal voto del Congresso.
Il risultato finale del voto parla da solo: 52 favorevoli contro 47 contrari. Ma il dato che trasforma questo voto in una “batosta” storica non è solo il numero dei sì, bensì la loro provenienza. In un Senato a maggioranza repubblicana, il Presidente è stato tradito dai suoi stessi uomini.
Diversi senatori del GOP hanno deciso di voltare le spalle alla Casa Bianca, unendosi ai democratici per riaffermare il ruolo centrale del potere legislativo. Tradotto in termini politici: la fedeltà al partito non ha retto davanti alla necessità di arginare l’unilateralismo presidenziale.
Il messaggio inviato dal Senato è di una potenza simbolica devastante: “Non sei un imperatore”. La risoluzione funge da promemoria costituzionale, ribadendo che nell’assetto democratico statunitense non è consentito governare o scatenare conflitti ignorando il parere delle Camere.
Per Trump, questo voto rappresenta una bocciatura clamorosa, seppur non del tutto inattesa. Il tycoon appare sempre più in crisi di consenso interno, stretto tra le pressioni internazionali e una fronda domestica che non è più disposta ad abbassare la testa davanti ai suoi blitz diplomatici o militari.
La palla passa ora alla Camera dei Rappresentanti. Sebbene l’iter legislativo debba ancora concludersi, il segnale politico resta indelebile. È un momento di rottura: per la prima volta in modo così netto, il Senato ha tracciato una linea rossa sulla sabbia delle ambizioni presidenziali in politica estera.
Nell’America di Trump, c’è chi ha deciso di dire “no” e di reclamare il diritto del Congresso di decidere sulle sorti della nazione. Era ora che il bilanciamento dei poteri tornasse a farsi sentire con tale vigore.

