Il confine tra Stati Uniti e Messico non è mai stato così caldo, e non solo per la crisi migratoria.
In una serie di dichiarazioni rilasciate a bordo dell’Air Force One e rilanciate dai media internazionali all’inizio di gennaio 2026, il presidente Donald Trump ha sferrato un attacco frontale senza precedenti alla leadership messicana. Ha definito lo Stato vicino come un territorio di fatto “governato dai cartelli”.
L’accusa: “Lo Stato non ha il controllo”
Secondo l’inquilino della Casa Bianca, la presidente messicana Claudia Sheinbaum non avrebbe il potere necessario per contrastare le organizzazioni criminali. Queste gestiscono il traffico di fentanyl e di esseri umani.
“Potremmo essere politicamente corretti e dire che il governo comanda, ma la realtà è che lei ha molta paura dei cartelli”, ha affermato Trump. “Sono loro a controllare il Messico”.
L’affondo non è solo retorico. Trump ha rivelato di aver offerto ripetutamente assistenza militare diretta per “eliminare” i narcos. Tuttavia, ha ricevuto secchi rifiuti da Città del Messico in nome della sovranità nazionale. Un rifiuto che il presidente USA sembra non essere più disposto ad accettare passivamente: “Dobbiamo fare qualcosa. Il Messico deve darsi una mossa perché la droga sta dilagando”.
Le parole di Trump arrivano in un momento di estrema tensione geopolitica. Il recente precedente del Venezuela — dove l’amministrazione americana ha rivendicato un’operazione militare “schiacciante” — ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e funge da monito per l’intera regione.
Trump ha citato esplicitamente l’uso di forze di terra, aria e mare nelle recenti operazioni contro i “narco-terroristi” sudamericani. Ha lasciato intendere che lo stesso schema potrebbe essere applicato al Messico.
Già all’inizio del suo mandato, nel gennaio 2025, Trump aveva firmato ordini esecutivi per designare i principali cartelli messicani come Organizzazioni Terroristiche Straniere (FTO).
Questa etichetta legale fornisce alla Casa Bianca strumenti bellici e finanziari simili a quelli usati contro l’ISIS o Al-Qaeda. Essa apre la strada a:
Raid mirati con droni o forze speciali su suolo straniero.
Sanzioni pesanti contro banche e funzionari sospettati di collaborare con i narcos.
Pressioni commerciali, come la minaccia di dazi del 25% su tutte le importazioni messicane.
Città del Messico ha risposto con fermezza. La presidente Sheinbaum ha ribadito che “la sovranità messicana non sarà mai in discussione”. Ha specificato che un intervento militare unilaterale degli Stati Uniti verrebbe considerato una violazione del diritto internazionale. Il governo messicano insiste sulla necessità di una cooperazione basata sull’intelligence. Inoltre, richiede il controllo del flusso di armi che dagli USA alimentano proprio gli arsenali dei cartelli.
Gli analisti avvertono che attacchi terrestri o raid aerei in Messico potrebbero scatenare un’ondata di violenza senza precedenti. Inoltre, destabilizzerebbero uno dei partner commerciali più importanti degli Stati Uniti. Tuttavia, con l’opinione pubblica americana sempre più allarmata per le morti da overdose, Trump sembra intenzionato a usare il “pugno di ferro” per forzare la mano al vicino del sud.
La domanda che ora scuote le cancellerie internazionali è solo una: Trump passerà davvero dalle minacce ai fatti? Potrebbe trasformare la guerra alla droga in un vero e proprio conflitto militare al confine?


