La crisi in Iran torna prepotentemente al centro dell’agenda politica internazionale e il governo italiano non resta a guardare.
Con un messaggio netto affidato ai canali social, il vicepremier e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha espresso la profonda preoccupazione dell’esecutivo per l’escalation di violenza che sta scuotendo il Paese mediorientale.
Le parole di Tajani arrivano in un momento di estrema tensione, segnato da nuove ondate di proteste e da una risposta durissima da parte delle autorità di Teheran.
“Il governo italiano segue con grande preoccupazione quello che da giorni sta accadendo in Iran”, ha dichiarato il titolare della Farnesina, ponendo l’accento sulla necessità di un ritorno immediato al rispetto della dignità umana.
Tajani ha poi lanciato un appello diretto alle autorità iraniane, chiedendo di:
Garantire le libertà fondamentali: assicurare a ogni cittadino il diritto di manifestare pacificamente.
Stop alla pena di morte: rinunciare all’uso della pena capitale come strumento di repressione politica, definita dal Ministro una “vergogna” a cui porre fine.
Il cuore del messaggio del Ministro è rivolto alla società civile iraniana, in particolare ai giovani e alle donne che da tempo chiedono un cambiamento radicale.
“Sostengo le loro aspirazioni democratiche”, ha ribadito Tajani, sottolineando come l’Italia si faccia interprete di un sentimento di solidarietà che attraversa l’intera Unione Europea.
Il Ministro ha inoltre espresso il proprio cordoglio per le vittime registrate durante gli scontri, inviando un segnale di vicinanza alle famiglie di chi ha perso la vita lottando per i propri diritti.
L’Italia non si limita alla condanna verbale. Tajani ha confermato che la diplomazia italiana è attivamente impegnata, in stretto coordinamento con i partner europei, in una “pressante azione diplomatica”.
L’obiettivo è duplice:
Portare a una soluzione positiva della crisi che rispetti la volontà del popolo.
Garantire l’incolumità dei cittadini, evitando che la situazione degeneri ulteriormente in un bagno di sangue.
In un contesto geopolitico già fragilissimo, la posizione dell’Italia resta quella di un dialogo fermo ma costante, volto a fare pressione affinché Teheran scelga la via del rispetto dei trattati internazionali sui diritti umani piuttosto che quella della forza bruta.

