L’Iran si prepara a una svolta autoritaria digitale senza precedenti. Secondo un’inchiesta pubblicata oggi dal Guardian, il regime di Teheran sta pianificando una sospensione definitiva dell’accesso all’internet globale, trasformando la connessione in un “privilegio governativo” concesso esclusivamente a individui selezionati e monitorati.
Il piano, emerso da rapporti di attivisti per i diritti digitali (come l’organizzazione Filterwatch), segna il culmine di una strategia ventennale per isolare il Paese dal resto del mondo e stabilizzare il controllo sociale dopo le ondate di proteste che hanno scosso la nazione.
A differenza dei precedenti blackout temporanei utilizzati per sedare le rivolte, questa nuova fase mira a rendere il distacco permanente. Ecco i punti cardine del progetto:
L’accesso all’internet mondiale non sarà più un diritto per tutti i cittadini, ma sarà limitato tramite una “lista bianca”. Solo funzionari, accademici fidati e membri dell’apparato di sicurezza che hanno superato controlli governativi potranno navigare oltre i confini nazionali.
Per la popolazione generale, l’unica opzione sarà la National Information Network, una sorta di “intranet” domestica. Si tratta di una rete parallela, isolata dal web globale, dove il governo controlla ogni server, sito e servizio di messaggistica.
Per accedere a qualsiasi servizio digitale sarà necessario l’uso di ID governativi, eliminando ogni residuo di anonimato e rendendo la sorveglianza totale e immediata.
Gli esperti consultati dal quotidiano britannico definiscono la prospettiva come “plausibile e terrificante”. Sebbene il costo economico di un isolamento totale sia enorme, il regime sembra intenzionato a dare priorità alla sopravvivenza politica rispetto alla crescita tecnologica.
“Le autorità sembrano soddisfatte dell’attuale livello di disconnessione e credono che questo tipo di controllo abbia aiutato a gestire le recenti situazioni di instabilità,” ha dichiarato Amir Rashidi di Filterwatch.
La notizia arriva in un momento di estrema tensione. Mentre all’interno del Paese i blackout si fanno sempre più frequenti e sofisticati, la comunità internazionale osserva con preoccupazione lo sviluppo di strumenti di censura “chirurgici”. Negli Stati Uniti, alcuni legislatori hanno già chiesto al Presidente Donald Trump di intervenire con tecnologie (come il sistema satellitare Starlink) per bucare la “cortina di ferro digitale” che Teheran sta calando sul Paese.
Se il piano dovesse essere completato entro la fine del 2026, l’Iran diventerebbe il primo Paese a passare da una rete internet aperta (seppur censurata) a una separazione strutturale e definitiva dal World Wide Web.