Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, con una doppia circolare indirizzata a tutti gli istituti italiani, ha infatti disposto quello che si configura come un vero e proprio obbligo di segnalazione degli studenti palestinesi.
Sotto la patina burocratica sembrerebbe ai più, una schedatura su base etnica che evoca, pur con i necessari distinguo storici, i periodi più bui del nostro Paese.
Quando lo Stato inizia a contare i minori in base alla loro provenienza o appartenenza, senza un chiaro progetto di sostegno, la soglia tra amministrazione e discriminazione diventa pericolosamente sottile.
Il Ministero ha tentato di correre ai ripari parlando di un semplice “censimento per favorire l’integrazione”, richiamando il precedente degli studenti ucraini in fuga dal conflitto nel 2022. Tuttavia, il paragone non regge alla prova dei fatti:
All’epoca fu attivato un piano nazionale straordinario, con fondi dedicati, mediatori culturali e un coinvolgimento attivo delle famiglie per facilitare l’accoglienza.
Oggi non esiste alcun progetto educativo, nessun sistema di accoglienza strutturato e, come denunciato dall’Unione Sindacale di Base (Usb), mancano persino i contatti con i nuclei familiari.
Senza queste basi, la raccolta di nomi e numeri non è uno strumento di inclusione, ma un atto di ghettizzazione.
Identificare i minori in base alla nazionalità o all’etnia, in assenza di un beneficio diretto per il loro percorso di studi, è una pratica apertamente anticostituzionale.
L’articolo 3 della nostra Costituzione parla chiaro: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione”. Portare la distinzione etnica dentro le classi significa tradire il mandato educativo della scuola, che dovrebbe essere il primo luogo di uguaglianza e protezione.
Questa iniziativa appare ancora più grave se inserita nel contesto geopolitico attuale. Ci troviamo di fronte a un Governo che non è mai riuscito a condannare fermamente quanto sta accadendo a Gaza, evitando di chiamare con il proprio nome il dramma umanitario in corso. Invece di offrire solidarietà e supporto a una comunità ferita, si sceglie di monitorarla come fosse un potenziale problema di ordine pubblico.
Non bastano le smentite di rito o le rassicurazioni di facciata. Una democrazia matura non può accettare che l’origine di un bambino diventi un criterio di schedatura ministeriale.
Il Ministro Valditara, chiedono da più parti, ritiri immediatamente le circolari e chieda scusa alle famiglie, agli studenti e a tutto il personale scolastico che crede ancora in una scuola libera e uguale per tutti. “Prima che questo precedente diventi una ferita insanabile per il nostro tessuto civile.”



