Polemica a Scuola: Il Caso dei “Questionari” sui Docenti di Sinistra



Negli ultimi giorni di gennaio 2026, il mondo della scuola è stato scosso da una dura polemica riguardante un’iniziativa di Azione Studentesca, il movimento giovanile legato a Fratelli d’Italia.

Al centro del dibattito ci sono dei volantini e dei moduli online che invitano gli studenti a segnalare presunti casi di “propaganda politica” da parte di professori orientati a sinistra.

L’iniziativa, emersa con forza in diverse città (tra cui Bergamo, Prato e diverse zone del Friuli Venezia Giulia), si presenta come un tentativo di contrastare l’indottrinamento tra i banchi.

I moduli diffusi dai giovani di FdI pongono domande dirette del tipo:
“Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti.”

Sebbene i promotori sostengano che l’obiettivo sia tutelare la libertà di pensiero degli studenti e garantire la neutralità dell’insegnamento, le opposizioni e i sindacati hanno reagito con estrema durezza, parlando apertamente di “schedature” di stampo autoritario.

La vicenda ha varcato immediatamente i cancelli delle scuole per approdare in Parlamento:
Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi e Sinistra) ha annunciato un’interrogazione parlamentare, definendo “intollerabile” l’idea che giovani militanti cerchino di intimidire i docenti. Molti critici hanno paragonato queste liste di segnalazione a pratiche del Ventennio fascista.

In diverse scuole, come al liceo Livi di Prato, i professori hanno risposto con lettere aperte. Oltre 120 insegnanti hanno firmato un documento in cui dichiarano: “Se l’antifascismo è un reato, noi ci dichiariamo colpevoli”, ribadendo che discutere di temi come i diritti civili o il clima fa parte del mandato educativo e non è propaganda.

I rappresentanti del movimento giovanile si difendono sostenendo che la loro è una battaglia per il “pluralismo” e che i veri “intimidatori” sarebbero i docenti che usano la cattedra per imporre la propria visione politica.

La questione solleva un nodo giuridico e pedagogico delicato. Per legge, i docenti non possono fare propaganda politica, ma le linee guida ministeriali sull’Educazione Civica prevedono esplicitamente la discussione di temi d’attualità.

Il confine tra “spiegare la realtà” e “fare propaganda” resta l’oggetto del contendere, con il rischio che iniziative di segnalazione diretta possano creare un clima di autocensura o paura tra il personale scolastico.