L’analisi periodica di Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos, scatta un’istantanea nitida e per certi versi impietosa del sentimento pubblico italiano all’inizio di questo 2026.
Attraverso i dati presentati a DiMartedì, emerge un Paese attraversato da una profonda insicurezza domestica, un forte scetticismo verso le leadership internazionali e una marcata confusione istituzionale in vista dei prossimi appuntamenti referendari.
Ecco i punti chiave emersi dalle ultime analisi:
Il dato più eclatante riguarda la percezione della sicurezza. Nonostante gli sforzi comunicativi del Governo Meloni, gli italiani non si sentono più protetti.
L’80% degli intervistati ritiene che la situazione della sicurezza nel Paese non sia affatto migliorata negli ultimi tre anni. Solo l’11% vede un cambiamento positivo.
Se nel dicembre 2022 la sicurezza occupava il 7° posto tra le preoccupazioni dei cittadini, oggi è balzata al 3° posto.
Le cause del timore:
Crescita della violenza giovanile (indicata dal 55% del campione).
Immigrazione irregolare (44%), tema che polarizza fortemente: è una priorità per il 67% degli elettori di FdI, ma solo per il 20% di quelli del PD.
La Marginalità economica (27%) e’ vista come terreno fertile per la criminalità soprattutto dai ceti meno abbienti.
In vista della consultazione referendaria sulla riforma della giustizia, il rischio principale sembra essere l’astensionismo, alimentato da una scarsa comprensione del testo.
Oltre la metà degli italiani (52,6%) dichiara di essere indecisa, non sapere cosa votare o di non voler andare alle urne.
L’analista Pagnoncelli ha posto un quesito provocatorio: cosa votereste se foste obbligati a recarvi alle urne? In questo scenario, il quadro si ribalta. Mentre tra i “decisi” prevale leggermente il Sì (54%), nel campione totale forzato al voto vincerebbe il No con il 53,3%, segnale di una diffidenza latente verso la riforma che emerge quando si sollecita l’elettorato più passivo.
Nonostante il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il gradimento del leader statunitense in Italia rimane ai minimi storici, influenzato anche dalle recenti tensioni sui mercati globali.
Il 63% degli italiani esprime un giudizio negativo su Trump. Solo il 20% ne apprezza l’operato.
A pesare è soprattutto la politica protezionistica. Il 70% degli intervistati si dichiara preoccupato per i dazi commerciali, temendo ripercussioni dirette sull’export del Made in Italy.
Il consenso per Trump resta solido solo in segmenti specifici della destra (Lega in primis), mentre è quasi nullo tra gli elettori di centrosinistra.
Nonostante le critiche su sicurezza e fisco, il quadro politico resta relativamente stabile. Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 28,4%, seguito dal Partito Democratico al 21,3% (in leggera flessione). Il gradimento per la premier Giorgia Meloni tiene al 43%, suggerendo che, per ora, l’insoddisfazione su temi specifici non si sta traducendo in un crollo del consenso personale.
Il 2026 si apre con un’Italia che guarda al futuro con prudenza: solo il 57% degli italiani si dichiara ottimista per l’anno appena iniziato, un dato inferiore alla media globale.