La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto il punto di rottura e il rischio di escalation è più concreto che mai. Nelle ultime ore, il Consiglio di Difesa iraniano ha lanciato un avvertimento diretto alle forze occidentali: “Se le nostre coste saranno attaccate, mineremo l’intero Golfo Persico”.
La minaccia dei Pasdaran non riguarda solo lo Stretto di Hormuz, già epicentro della crisi energetica mondiale, ma l’intera rotta marittima, con l’obiettivo di paralizzare il transito di idrocarburi e neutralizzare eventuali operazioni anfibie.
Parallelamente, il Dipartimento di Stato americano ha diramato un’allerta mondiale per tutti i cittadini statunitensi all’estero.
Il messaggio è chiaro: il rischio di rappresaglie da parte dell’Iran o dei suoi proxy (Hezbollah in Libano, milizie in Iraq e Yemen) è elevatissimo. Washington teme attacchi mirati a sedi diplomatiche, basi militari e persino obiettivi civili associati agli Stati Uniti.
L’indicazione per i connazionali in Medio Oriente è di limitare gli spostamenti e prepararsi a evacuazioni d’emergenza.
Pioggia di missili su Israele
Sul fronte militare, la notte è stata segnata da nuovi attacchi balistici.
L’Iran ha lanciato una salva di missili verso il territorio israeliano, molti dei quali sono stati intercettati dai sistemi di difesa Arrow 3 e David’s Sling, oltre che dal supporto delle navi americane nel Mediterraneo.
Nonostante le intercettazioni, si segnalano danni in alcune aree del sud di Israele e del nord, dove le sirene d’allarme continuano a suonare senza sosta. Teheran ha ribadito che non arretrerà di un millimetro, ignorando di fatto l’ultimo ultimatum arrivato dalla Casa Bianca.
Il Presidente Donald Trump, che ha recentemente minacciato la “distruzione totale” delle infrastrutture energetiche e nucleari iraniane se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto immediatamente, sembra muoversi su un doppio binario:
Gli USA hanno già colpito siti strategici come l’isola di Kharg e basi delle milizie filo-iraniane in Iraq.
Nonostante i toni bellicosi, fonti vicine ad Axios riferiscono che il team di Trump (guidato da figure come Jared Kushner) starebbe sondando canali diplomatici tramite Egitto e Qatar.
L’obiettivo sarebbe un accordo lampo basato su sei punti rigidi, tra cui lo smantellamento dei programmi missilistici e nucleari in cambio della sopravvivenza del regime.
I mercati sono in fibrillazione. Il prezzo del petrolio continua a salire a causa del rischio di blocco totale delle rotte marittime.
L’annuncio dell’immissione sul mercato di riserve strategiche da parte dei paesi IEA ha solo parzialmente attutito l’impatto di un conflitto che minaccia di trasformarsi in una guerra regionale totale.
Le autorità israeliane confermano che la guerra è “a metà strada”, mentre si attendono le prossime mosse di Washington alla scadenza formale dell’ultimatum prevista per questa sera.