Zelensky a colloquio con i leader arabi

L’attivismo diplomatico di Volodymyr Zelensky non conosce sosta e l’ultima missione nelle monarchie del Golfo ne è la prova più vivida, culminando in un incontro significativo: Zelensky a colloquio con i leader arabi.

Non si è trattato di una semplice visita di cortesia, ma di un raffinato esercizio di sopravvivenza strategica in un momento in cui l’attenzione dell’Occidente è messa a dura prova da una stanchezza cronica e da nuovi fronti di crisi mediorientali.

Per l’Ucraina, il Golfo rappresenta la porta d’accesso a quel “Sud Globale” che finora ha guardato al conflitto con una neutralità ambigua, se non con una punta di scetticismo verso le ragioni di Kiev.

Paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno dimostrato di essere gli unici intermediari capaci di parlare efficacemente con il Cremlino, facilitando scambi di prigionieri che sembravano impossibili.

Portare i leader arabi dalla propria parte significa isolare ulteriormente Mosca in seno alle Nazioni Unite, sottraendole l’argomento secondo cui la guerra sarebbe solo un “affare tra bianchi e occidentali”.

Se i missili russi continuano a martoriare le infrastrutture energetiche ucraine, il Golfo detiene le chiavi della stabilità dei mercati.

Zelensky ha presentato il piano di ricostruzione dell’Ucraina non come una richiesta di aiuto, ma come un’opportunità di investimento per i giganti del petrolio e del gas che cercano di diversificare i propri portafogli.

Il dialogo si è esteso alla cooperazione nel settore dei droni e della cybersecurity, aree in cui l’Ucraina ha maturato un’esperienza sul campo che le petromonarchie osservano con estremo interesse per la propria sicurezza nazionale.

La missione nel Golfo è stata, sopra ogni cosa, una mossa per anticipare i tempi. Con le incertezze politiche negli Stati Uniti e le elezioni europee che ridisegnano gli equilibri, Zelensky sa che non può permettersi di dipendere da un unico fornitore di supporto.

“La strategia di Kiev è chiara: se il sostegno dell’Atlantico dovesse vacillare, l’Ucraina deve aver già costruito una rete di salvataggio finanziaria e diplomatica tra Riad, Abu Dhabi e Doha”.

Il successo di Zelensky nel Golfo non si misura solo in termini di aiuti immediati, ma nella capacità di aver trasformato l’Ucraina da “vittima bisognosa” a partner geopolitico essenziale.

È una partita a scacchi giocata su un tavolo globale, dove la sopravvivenza di una nazione dipende dalla sua abilità di essere ovunque, contemporaneamente.