Il mese di marzo segna un punto di svolta preoccupante per l’economia italiana.
Dopo una fase di relativa stabilità, l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un’accelerazione significativa, portando l’inflazione al +1,7% su base annua. Il principale motore di questa fiammata è il settore energetico, pesantemente influenzato dall’instabilità bellica in Iran e nelle regioni limitrofe.
Il conflitto in Iran ha innescato una reazione immediata sui mercati delle materie prime. L’incertezza sulle rotte di approvvigionamento e il timore di tagli alla produzione hanno spinto verso l’alto le quotazioni di petrolio e gas naturale.
Costi di Importazione: L’Italia, dipendente dalle importazioni energetiche, subisce un “effetto importato” immediato.
I prezzi dell’elettricità e del gas per le utenze domestiche hanno registrato variazioni a doppia cifra rispetto al mese precedente, annullando i benefici dei cali osservati nel corso dell’inverno.
L’inflazione non si ferma ai distributori di benzina o alle bollette, ma si trasferisce rapidamente ai beni di prima necessità. Il cosiddetto carrello della spesa che comprende alimentari, cura della casa e della persona corre più veloce dell’indice generale, attestandosi al +2,2%.
L’aumento del carrello della spesa è il risultato di un effetto domino logistico e produttivo:
Gran parte delle merci in Italia viaggia su gomma; l’aumento del gasolio si traduce direttamente in un rincaro dei costi di consegna ai supermercati.
I fertilizzanti e l’energia necessaria per le serre e l’irrigazione risentono direttamente delle quotazioni energetiche globali.
Anche la produzione di plastica, vetro e alluminio per gli imballaggi è un processo energivoro che vede lievitare i costi medi di listino.
L’erosione del potere d’acquisto mette sotto pressione i consumi interni.
Sebbene il +1,7% sia lontano dai picchi toccati negli anni passati, la rapidità con cui la crisi energetica si è riversata sulla spesa quotidiana desta allarme tra le associazioni dei consumatori.
La persistenza di questo trend dipenderà strettamente dalla durata del conflitto in Iran e dalla capacità dell’Europa di diversificare ulteriormente le fonti energetiche per mitigare la volatilità dei prezzi.
In assenza di un raffreddamento delle tensioni internazionali, il rischio è che l’inflazione possa consolidarsi su questi livelli, costringendo a una revisione delle stime di crescita per il prossimo trimestre.