Il prossimo 17 aprile 2026 alle ore 15:45, la Sala consiglia del Municipio Roma III (Piazza Sempione 15) diventerà il palcoscenico di un evento espositivo unico nel suo genere: DIS-HABERE.
Questa mostra mista si propone di abbattere le barriere tra discipline diverse, mettendo in dialogo la moda, l’arte pittorica e l’impegno sociale attraverso un percorso che celebra l’inclusività e la creatività.
Il cuore pulsante dell’iniziativa è Universal Couture – Progetto Metamorfosi, una visione che fonde i principi dell’Universal Design con l’Haute Couture. L’obiettivo è rivoluzionario nella sua semplicità: creare una moda che sia sostenibile, genderless, inclusiva e adattiva.
I capi non sono pensati solo per persone normodotate, ma specificamente progettati per chi convive con disabilità motorie. Grazie a un innovativo brevetto per modello di utilità, gli abiti utilizzano un sistema di chiusura con velcro invisibile integrato nei tessuti.
Questa soluzione tecnica permette di indossare i capi con estrema facilità, rendendoli al contempo trasformabili, reversibili e capaci di ridurre gli sprechi attraverso molteplici configurazioni.
In esposizione spiccano due pezzi realizzati in tessuto di canapa, simbolo di una ricerca che unisce natura e design:
Composto da sezioni intercambiabili, è stato dipinto dall’artista Mauro Romano utilizzando pigmenti naturali estratti da prugna, mais, curcuma e laguna. Le sue pennellate astratte interpretano i temi della metamorfosi e della sostenibilità.
Decorata, la casacca di Alyssa Canepa diventa un’opera unica grazie a un intervento pittorico che esplora la sensibilità degli elementi naturali e la stratificazione del colore.
Oltre ai capi d’abbigliamento, la mostra ospita le opere pittoriche dei due artisti coinvolti, offrendo uno sguardo più profondo sulla loro poetica:
Mauro Romano esplora la ciclicità della vita e la tensione tra caos e forma, alternando astrazione e figurazione in superfici materiche e stratificate.
Alyssa Canepa propone una “pittura del sentire”, dove l’acqua diventa un principio simbolico. Le sue opere, fatte di velature e trasparenze, evocano una dimensione onirica e fluida.
DIS-HABERE non è solo una mostra, ma una riflessione necessaria sul rapporto tra corpo, materia e trasformazione.
È un invito a guardare alla disabilità e alla sostenibilità ambientale non come limiti, ma come punti di partenza per una nuova, universale, bellezza.






