Può un’amicizia che si instaura tra due uomini appartenenti a due generazioni diverse lasciare un segno nell’esistenza di entrambi? Ma soprattutto possono essi trovare punti in comune e rispecchiarsi l’uno nell’altro rintracciando parti del proprio essere?
Ce lo confermano i due protagonisti di Così doveva andare di Rosario Pellecchia, edito da Feltrinelli.
Un incontro dettato dal Destino
Da una parte troviamo Gaetano, cinquantenne, originario della Campania e trapiantato a Milano da anni che dopo diverse esperienze professionali si ritrova a lavorare in una ricicleria. Dall’altra parte vi è Giulio, un ottantaduenne, professore universitario in filologia in pensione, milanese doc.
Apparentemente sembrano non avere nulla in comune. Ma il Destino è sempre pronto a giocare con le sorti delle persone e anche con le loro. Si incontreranno nella ricicleria nella quale lavora Gaetano dove Giulio si recherà per sbarazzarsi di un tavolino.
Gaetano sarà colpito da quel tavolino che il suo proprietario ha acquistato in uno dei suoi viaggi a Sorrento e che è molto simile a quelli che il suo defunto padre da ebanista creava con tanta passione e competenza. Portandosi a casa questo pezzo d’antiquariato, all’interno del cassetto di cui è munito Gaetano troverà una lettera personale di Giulio indirizzata a sua figlia nella quale annuncia di essere malato e dispiaciuto di non vederla da vent’anni.
Colpito da questa rivelazione Gaetano si avvicinerà sempre più a Giulio e in segreto farà ricerche su quella figlia che non vede da tanto tempo motivato ad aiutarlo a rincontrarla. Un incontro dopo l’altro entrambi racconteranno la storia vita riponendo nell’altro fiducia.
Un legame raro che trasuda empatia
Grazie all’empatia che caratterizza questo rapporto, Gaetano si sentirà spronato a raccontare al suo nuovo amico del suo matrimonio finito male con Ursula, l’unica donna che ha amato tanto e che non riesce ancora a dimenticare e che in cuor suo spera un giorno che gli dia una seconda possibilità.
Così doveva andare è un libro che parla del potere dell’amicizia, capace di rendere significativa l’esistenza, più bella e ricca di tante “prime volte”. Da questa storia emozionante che terrà incollato il lettore alle sue pagine emerge la verità che l’amicizia non conosce età e ci consente di vivere l’esistenza con una marcia in più donandone una motivazione nei periodi più bui e difficili.
Il rapporto che si instaura tra Gaetano e Giulio è caratterizzato da una sorta di rispecchiamento che permette ad entrambi di fare chiarezza su sé stessi e su tutte le loro questioni irrisolte. Un altro insegnamento prezioso che si coglie è che il passato non si può modificare perché il tempo che ci appartiene è quello presente. Spetta a noi scegliere se agire vivendo a pieno o sprecarlo rimuginando su ciò che ormai è andato via.
Una lettura piacevole ma densa di significato
La narrazione è lineare e scorrevole. È intrisa di dialoghi significativi che consentono dii cogliere ulteriori dettagli su protagonisti dell’intera storia. Il lettore si ritroverà a riflettere e sorridere al tempo stesso durante la sua lettura.
Non sfugge la personalità partenopea di Gaetano che l’autore ha disseminato con aneddoti, battute, tratti del carattere e modi di comportarsi di questo protagonista che piace tanto perché autentico, con le sue fragilità, emozioni, questioni irrisolte legate al suo passato e quel senso di umanità che ormai è diventando una rarità.
Un libro dedicato a chi ama le storie che ti conquistano in un crescendo di emozioni e suspense, a chi nonostante si sia rassegnato al fatto che le cose non sono andate nel modo che si sperava almeno ci ha provato a far cambiare loro direzione e valore riscoprendosi più tenaci di prima.