Viviamo in un’epoca in cui la maggior parte delle relazioni sentimentali sono veicolate dall’utilizzo dei social e delle app di incontri.
In questo scenario ricco di opportunità e possibilità di incontri sono sempre più in aumento dinamiche relazionali disfunzionali, relazioni tossiche e manipolazioni. Costituiscono una sorta di trappola e illusione che si tende a confondere con il vero amore.
Imparare a conoscere ciò che non è amore, ma che genera solo dolore, sofferenza, confusione e dipendenza è di fondamentale importanza per la propria evoluzione.
Ne abbiamo pienamente conferma leggendo “Cosa non è l’amore”, il nuovo libro della psicoterapeuta Luana Di Pietro, edito da Sperling & Kupfer. In questo libro interessante che si legge con interesse e piacere la Dottoressa Di Pietro ci guida verso l’universo delle relazioni sentimentali odierne facendoci acquisire consapevolezze inedite sul mondo dei sentimenti e di tutto ciò che viene confuso per amore e che mina alla propria autostima e crescita personale.

In questa accurata intervista la nota psicoterapeuta ci parla di questo libro interessante, di illusioni e trappole dell’amore e di come riconoscere il “vero amore”.
Dottoressa, Di Pietro come è nata l’idea di scrivere questo libro che smaschera ciò che erroneamente viene definito e giustificato come amore?
Questo libro nasce da un percorso di osservazione e ascolto. Nel mio lavoro mi sono trovata spesso di fronte a relazioni in cui il dolore veniva confuso con l’amore. L’ascolto di tante storie reali (presenti trasversalmente in tutte le generazioni) di donne e uomini che hanno vissuto legami segnati da dinamiche di controllo, da manipolazione e da forme di violenza emotiva, che spesso vengono confuse con manifestazioni d’amore, mi ha spinta a fare chiarezza. Mi sono resa conto di quanto sia diffusa una narrazione culturale che tende a giustificare comportamenti tossici in nome della gelosia, del possesso o della dipendenza affettiva. Tutte dinamiche che trascinano con sé una sofferenza immensa. Ho sentito poi l’esigenza di parlare con trasparenza, per tagliare le erbacce di credenze radicate ma tossiche, e riscoprire la verità: l’amore autentico non ferisce, non annulla e non imprigiona. Questo libro ha infatti lo scopo di aiutare le persone a riconoscere i segnali di una relazione disfunzionale e a distinguere ciò che è amore da ciò che, invece, amore non è.
Quanto è di vitale importanza conoscere ciò che non è amore?
È di vitale importanza, fondamentale direi! Spesso si impara a cercare legami senza però imparare a riconoscere l’amore da altre forme di relazione. Conoscere le dinamiche tossiche, i meccanismi della manipolazione affettiva e le forme di controllo mascherate da attenzione o protezione significa acquisire consapevolezza e strumenti di difesa emotiva, di protezione e tutela verso noi stessi. Solo quando comprendiamo che l’amore autentico si fonda sul rispetto, sulla libertà e sulla reciprocità possiamo evitare di normalizzare tutte le situazioni in cui la sofferenza fa da collante. Restare intrappolati in relazioni e legami che feriscono profondamente noi stessi, la nostra identità e il nostro benessere psicologico hanno l’effetto di plasmare la nostra vita più di quanto pensiamo.
Perché è sempre più diffuso il falso mito secondo il quale amare significa soffrire?
Questo falso mito è sempre più diffuso perché per molto tempo la cultura, l’educazione sentimentale e perfino certi modelli trasmessi da film, musica e letteratura hanno associato l’amore al sacrificio, alla dipendenza emotiva e alla sofferenza. La gelosia è stata romanticizzata, il possesso e perfino l’attesa dolorosa vengono esaltati come se ci “facessero sentire più vivi, più legati, più innamorati”, come se l’intensità della sofferenza fosse la prova della profondità di un sentimento. Nulla di più falso! In realtà, è necessario sapere l’amore non genera paura, umiliazione o annullamento di sé. Certamente ogni relazione attraversa difficoltà, ma soffrire continuamente non è una dimostrazione d’amore, ma è spesso il segnale di una relazione disfunzionale che va riconosciuta e affrontata con consapevolezza.
C’è una parte del suo libro dedicata agli amori impossibili. Come riconoscere una relazione di questo tipo?
Una relazione impossibile si riconosce quando, nonostante il forte coinvolgimento emotivo, manca la possibilità concreta di costruire un legame sano, reciproco e stabile. Spesso sono rapporti caratterizzati da ambiguità, attese infinite, promesse non mantenute, presenza intermittente o impossibilità emotive che generano sofferenza e confusione. In questi casi è la dinamica si complica notevolmente: la speranza che l’altro cambi o che prima o poi scelga davvero noi e la relazione ci fa rimanere intrappolati in un legame che consuma energie emotive e che lede la nostra autostima. Riconoscere un amore impossibile è importantissimo, perché significa avere il coraggio di guardare non solo ciò che si prova, o ciò che si idealizza, ma soprattutto ciò che concretamente la relazione restituisce.
In questa epoca in cui molte relazioni e sentimenti sono veicolate dai social e dalle app di incontri le trappole e le illusioni riguardo l’amore sono davvero tante e in aumento. È il caso di preoccuparsene?
Ritengo sia giusto porre attenzione al fenomeno per sviluppare maggiore consapevolezza emotiva e relazionale. I social e le app di incontri hanno trasformato gradualmente il modo di conoscersi e di vivere i sentimenti: se da un lato offrono opportunità di incontro, dall’altro possono favorire dinamiche superficiali, idealizzazioni, dipendenze affettive e forme di manipolazione emotiva. Oggi è molto facile confonderci. Capire il sottile confine tra l’attenzione virtuale con un reale interesse affettivo, oppure essere consapevoli che spesso costruiamo relazioni basate più sull’immagine e sulla proiezione che sulla conoscenza autentica dell’altro, è essenziale. (Attenzione: molto spesso i social ci permettono anche di aprirci all’altro in maniera ancora più facile, supportati dall’anonimato dello schermo. Tuttavia è bene ricordare che l’incontro vero è sempre chimico, fisico, palpabile, e non algoritmico). I social hanno sicuramente avuto l’effetto negativo di aumentare il nostro senso di fragilità, talune forme di insicurezza e di solitudine emotiva. Ecco perché diventa fondamentale educare all’affettività, al rispetto di sé e alla capacità di riconoscere relazioni sane, anche in un mondo sempre più digital.
Durante la lettura del suo libro mi ha molto colpito la tematica dei quasi amori quelli che non conoscono né un inizio e né tanto meno una fine, cime spiegare ai nostri lettori ciò che accade alla mente secondo l’effetto Zeigarnick?
I “quasi amori” lasciano spesso ferite profonde proprio perché rimangono sospesi, indefiniti, privi di un vero inizio ma anche di una conclusione chiara. In questi casi entra in gioco quello che viene definito effetto Zeigarnik: la nostra mente tende a ricordare e a restare agganciata molto più facilmente a ciò che è incompleto, irrisolto o interrotto. Ecco perché è davvero difficile uscirne: è come se il cervello continuasse a cercare una risposta, una spiegazione o un finale che, ahimè, non arriva mai. Per questo i legami ambigui, intermittenti, fatti di presenza e assenza, di segnali contrastanti e promesse non mantenute, possono diventare emotivamente ossessivi (e sfiancanti). È bene ricordare che non soffriamo soltanto per ciò che abbiamo vissuto, ma soprattutto per ciò che avremmo voluto vivere e che è rimasto sospeso nella nostra mente.
Un consiglio che darebbe a chi è reduce da un’illusione d’amore.
Direi innanzitutto di non colpevolizzarsi per aver creduto in un sentimento. Quando si ama, o si spera di essere amati, si tende naturalmente a vedere il meglio nell’altro e nelle possibilità della relazione. È il nostro stesso cervello che ci porta a vedere questo. Tuttavia è importante accettare la realtà per ciò che è, senza restare aggrappati a ciò che avrebbe potuto essere. Ogni delusione affettiva, per quanto dolorosa, può diventare un’occasione di crescita. Bisogna concedersi il tempo di elaborare il lutto e il disinvestimento, riscoprire il proprio valore personale e imparare che l’amore autentico è altro, e lo meritiamo. Ripartire da sé stessi ci permette di costruire relazioni future più sane e più vere.
Il vero amore come dovrebbe essere?
Il vero amore dovrebbe essere libero, rispettoso, e fondato su una crescita reciproca, naturale. È caratterizzato dalla cura spontanea, da un investimento reciproco. Non genera paura, dipendenza o continuo senso di inadeguatezza, ma ci fa sentire accolti, valorizzati e sereni. È un sentirsi a casa. L’amore sano sostiene, ascolta e accompagna. Significa scegliersi senza possesso, significa comunicare con sincerità e lealtà e significa anche avere la giusta dose di coraggio, per affrontare insieme le difficoltà senza ferirsi. Attenzione, Il vero amore non è perfezione, ma equilibrio. Esiste il sentimento, la responsabilità emotiva e il rispetto reciproco. E soprattutto, non chiede mai di smettere di amare noi stessi.
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