Il 1° giugno si celebra la Giornata Internazionale dei Genitori, una ricorrenza che oggi più che mai invita a guardare alla famiglia non come a una forma rigida e immutabile, ma come a un legame che evolve, si trasforma, talvolta si rompe e poi si ricompone.
Nell’epoca contemporanea, accanto alle famiglie tradizionali, crescono infatti le famiglie ricostruite, allargate, nate dopo una separazione o una nuova unione: nuclei diversi, complessi, ma non per questo meno autentici. Essere genitori oggi significa spesso affrontare sfide nuove: ridefinire ruoli, costruire equilibri, imparare a convivere con presenze e affetti molteplici, senza perdere ciò che per i figli resta fondamentale — la continuità emotiva, il senso di appartenenza, la sicurezza di essere amati al di là dei cambiamenti. Perché una frattura di coppia non deve necessariamente diventare una frattura affettiva.
Ma come si ricostruisce un “noi” dopo una separazione? Quali sono gli errori più frequenti che gli adulti compiono nel tentativo di rifarsi una vita? E soprattutto: cosa aiuta davvero i figli a sentirsi ancora famiglia, anche dentro nuove geometrie relazionali?
Ne parliamo con la dott.ssa Maria Zaccagnino psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia dello sviluppo, supervisore e facilitator EMDR Europe e collaboratore del CRSP di Milano.
Dottoressa Zaccagnino, oggi molte famiglie sembrano nascere due volte. Quali sono le difficoltà emotive più frequenti in queste nuove configurazioni familiari?
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Assolutamente sì. La fine di una relazione non coincide necessariamente con la fine della funzione genitoriale.
Essere buoni genitori significa riuscire a separare il conflitto di coppia dal ruolo educativo, continuando a offrire ai figli ascolto, presenza e coerenza.
In molte situazioni, quando il clima conflittuale diminuisce, i figli riescono persino a ritrovare maggiore serenità rispetto a quando vivevano in una famiglia apparentemente unita ma emotivamente instabile.
Quali segnali possono indicare la sofferenza di un bambino o di un adolescente davanti a una nuova organizzazione familiare?
La sofferenza nei bambini spesso non viene espressa a parole, ma attraverso cambiamenti nel comportamento.
Nei più piccoli possono comparire regressioni, irritabilità difficoltà nel sonno, paure o maggiore dipendenza dagli adulti. Negli adolescenti, invece, il disagio può manifestarsi con chiusura emotiva, rabbia, isolamento, calo scolastico o comportamenti oppositivi.
Ȩ importante che gli adulti rimangano curiosi emotivamente verso ciò che il figlio sta vivendo, senza minimizzare il suo dolore.














