In occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, il Centro Studi di Gambling.com pubblica un’analisi sulle ricerche online degli italiani legate al tabagismo.
L’indagine, condotta su dati Ahrefs (tool di analisi per motori di ricerca) e incrociata con le rilevazioni dell‘Istituto Superiore di Sanità e del report Federconsumatori-Fondazione Isscon 2025, evidenzia un divario significativo tra l’intenzione dichiarata di smettere di fumare e i comportamenti effettivi.
I dati principali
L’analisi rileva che la query “sigaretta elettronica” registra in Italia 45.000 ricerche mensili, cinque volte il volume di “smettere di fumare” (8.700). Il dato suggerisce che la maggioranza dei fumatori italiani attivi online non cerca di uscire dalla dipendenza, ma una forma di sostituzione del prodotto.
Sommando tutte le varianti di ricerca legate allo smettere di fumare — dai farmaci ai cerotti, dall’ipnosi all’agopuntura — si superano le 50.000 query mensili.
Il costo invisibile
Un altro dato particolarmente significativo riguarda l’assenza della query “quanto costa fumare”: risulta pressoché inesistente nelle rilevazioni su Google.
Eppure, secondo il report Federconsumatori-Isscon, un fumatore che consuma un pacchetto al giorno sostiene una spesa annua di 2.080 euro. Questo calcolo, evidentemente, va in secondo piano per gli italiani.
La timeline dei tentativi fallimentari
Il 78% di chi tenta di smettere non riesce nell’intento.
L’analisi delle 30 keyword più frequenti ha permesso al Centro Studi Gambling.com di individuare cinque fasi emotive ricorrenti nel percorso online dei fumatori:
Fase 1 — L’intenzione generica. Le ricerche più frequenti sono quelle più vaghe: “smettere di fumare” (8700/mese) e “come smettere di fumare” (7500). Non c’è ancora un piano, solo un proposito. Sono le ricerche del lunedì mattina, del 1° gennaio, del giorno dopo una visita dal medico.
Fase 2 — La ricerca della scorciatoia. Subito dopo arrivano le query che tradiscono urgenza e impazienza: “come smettere di fumare in 5 giorni” raccoglie 1400 ricerche mensili, “smettere di fumare di colpo” ne registra 2500. Il fumatore vuole una soluzione rapida. Non vuole un percorso: vuole un interruttore.
Fase 3 — La soluzione farmacologica. Quando la scorciatoia non funziona, inizia la ricerca di un supporto esterno. “Nuovo farmaco per smettere di fumare” è una delle query in maggiore crescita — praticamente inesistente nel 2023, oggi registra 4600 ricerche mensili. La citisina, principio attivo di cui si è parlato molto negli ultimi mesi come alternativa economica alla vareniclina, raccoglie da sola 2900 ricerche. I “cerotti per smettere di fumare” restano stabili a 900.
Fase 4 — L’auto-motivazione. In parallelo alla ricerca farmacologica, emerge un filone motivazionale: “smettere di fumare benefici” (1800/mese) e “tabella benefici smettere di fumare” (600) segnalano un fumatore che sta cercando ragioni per resistere. Anche il libro di Allen Carr, È facile smettere di fumare se sai come farlo, continua a generare 1000 ricerche mensili — un dato che da solo racconta quanto il mercato dell’auto-aiuto resti centrale nella lotta al fumo.
Fase 5 — La disperazione creativa. È la fase più rivelatrice. Quando i farmaci non bastano, i cerotti non tengono e la motivazione vacilla, gli italiani iniziano a cercare soluzioni al confine tra medicina e folklore: “smettere di fumare rimedi della nonna” (600/mese), “agopuntura per smettere di fumare” (600), “ipnosi per smettere di fumare” (500), “sigaretta finta per smettere di fumare” (450). Non sono numeri trascurabili: sommati, rappresentano oltre 2.000 ricerche mensili di persone che hanno esaurito le opzioni convenzionali. In altre parole… il punto di rottura.
Il contesto
A livello di sistema, il costo sociale e sanitario del tabagismo in Italia è stimato tra i 24 e i 26 miliardi l’anno (fonte: SIMA/AIOM), a fronte di entrate fiscali da accise di circa 15 miliardi.
Secondo i dati più recenti dell’ISS, il 24% degli adulti italiani tra i 18 e i 69 anni è fumatore, per un totale di circa 10,5 milioni di persone.
Tra i giovani di 14-17 anni, il 30,2% consuma prodotti a base di nicotina, con un policonsumo (uso combinato di sigarette, e-cig e tabacco riscaldato) in crescita al 62,4%.














