Filosofia come struttura etica di Ai

La vendetta delle tesi in filosofia: come gli umanisti stanno scrivendo l’anima dell’Intelligenza Artificiale.

Per anni il messaggio è stato chiaro, quasi brutale: vuoi un posto in prima fila nel futuro? Studia le materie STEM.

Matematica, informatica, ingegneria. Le discipline umanistiche sono state relegate al ruolo di nobile passatempo, un lusso accademico per sognatori o, nel peggiore dei casi, un biglietto di sola andata per la precarietà.

Poi, all’improvviso, il paradigma si è ribaltato. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa ha rimescolato le carte, dimostrando che per dialogare con le macchine e, soprattutto, per insegnare loro a stare al mondo, la sintassi del codice non basta più. Serve la sintassi del pensiero.

C’è una storia che circola nei corridoi della Silicon Valley e che, se raccontata a chi ha una laurea in lettere o filosofia, regala finalmente un sorriso di rivincita. È la storia di come le risposte sul nostro futuro tecnologico non stiano arrivando da un algoritmo più veloce, ma dalle vecchie aule universitarie dove si studia il bene e il male.

Immaginate una ragazza cresciuta tra i paesaggi della Scozia rurale.

Decide di studiare filosofia all’Università di Dundee, prosegue con un master a Oxford e infine vola alla New York University per un dottorato. Il tema della sua tesi sembra uscito da un romanzo di Isaac Asimov: l’etica in mondi con un numero infinito di esseri senzienti.

Fino a dieci anni fa, un curriculum del genere avrebbe fatto alzare il sopracciglio a qualsiasi cacciatore di teste nel settore tecnologico. Oggi, quella ragazza si chiama Amanda Askell ed è una delle figure più influenti e strategiche della Silicon Valley.

Askell non lavora in un’università, ma Anthropic, una delle società di intelligenza artificiale più potenti e discusse del pianeta. Il suo ruolo? È la persona che decide i valori morali di Claude, il modello linguistico che compete direttamente con ChatGPT.

Scrivere l’anima di un algoritmo è
Il lavoro di Amanda Askell e non consiste nello scrivere righe di codice Python, ma nel rispondere a domande millenarie:

Come deve comportarsi un’entità cosciente? Come si definisce la giustizia? Come si gestisce il dolore o la fragilità emotiva di un interlocutore?
Per dare una bussola morale a Claude, Askell ha coordinato la stesura di un manuale di circa 30.000 parole.

All’interno di Anthropic, molti lo definiscono semplicemente “l’anima” di Claude. Si tratta di una vera e propria costituzione etica che guida il comportamento dell’IA, basata su dichiarazioni dei diritti umani, principi di inclusione e regole di convivenza civile.

“Se Claude rifiuta di aiutarti a fare qualcosa di dannoso, se risponde con empatia quando esprimi un disagio, o se mantiene una coerenza caratteriale anche sotto le provocazioni, non siamo di fronte a una magia tecnologica. Siamo di fronte alla filosofia applicata.”

Dietro le quinte della rivoluzione tecnologica non c’è quindi un comitato anonimo di burocrati, né un supercomputer che controlla altri computer. C’è una mente filosofica che passa le giornate a discutere di coscienza, identità e moralità con un chatbot.

Questo scenario ci lascia una lezione fondamentale sul futuro del lavoro:

Il codice si automatizza, il pensiero no: I modelli di IA stanno diventando straordinariamente bravi a scrivere software da soli.

Il linguaggio è la nuova interfaccia
: Saper formulare domande complesse, rilevare bias cognitivi e comprendere le sfumature del linguaggio umano sono diventate competenze ingegneristiche a tutti gli effetti.

L’etica è un valore competitivo
: Le aziende tecnologiche hanno capito che un’IA potente ma priva di freni morali è un pericolo pubblico (e un suicidio finanziario).

Il mercato ha finalmente capito che per costruire strumenti antropocentrici abbiamo disperatamente bisogno di esperti di… esseri umani. Chi ha passato anni a decifrare Kant, Platone o la letteratura classica non ha sprecato il suo tempo: ha solo anticipato le competenze necessarie per il lavoro più importante del secolo.