La Camera Usa ordina il ritiro dalla guerra in Iran, ma Trump risponde con la minaccia del veto



La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha compiuto un passo politico significativo approvando una risoluzione che ordina il ritiro delle forze armate americane da qualsiasi hostilità contro l’Iran non espressamente autorizzata dal Congresso.



Il voto segna un momento di forte tensione istituzionale a Washington, evidenziando il desiderio del potere legislativo di riappropriarsi delle proprie prerogative costituzionali in materia di guerra, storicamente erose a favore dell’esecutivo.

L’approvazione del testo è stata resa possibile grazie a una maggioranza risicata ma bipartisan, in cui quattro membri del Partito Repubblicano hanno deciso di rompere i ranghi e unirsi alla compatta minoranza democratica. Per i promotori della misura, si tratta di un chiaro segnale di stop alla linea di massima pressione e alle azioni militari unilaterali intraprese dalla Casa Bianca nella regione mediorientale.

Tuttavia, l’atto porta con sé un forte valore politico ma un’efficacia pratica fortemente limitata. Per diventare legalmente vincolante, la risoluzione deve ora superare lo scoglio del Senato, dove i Repubblicani mantengono il controllo e dove l’esito del voto appare decisamente più incerto.

Anche nel caso in cui il testo dovesse superare indenne il vaglio della camera alta, il destino del provvedimento sembra già segnato: il presidente Donald Trump ha infatti già manifestato la chiara intenzione di porre il veto presidenziale.

In mancanza di una maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Congresso necessaria per superare il veto della Casa Bianca, una quota di voti che attualmente appare del tutto fuori portata per le opposizioni, la risoluzione è destinata a rimanere una mossa in gran parte simbolica.

Resta comunque il peso politico di un dibattito che mette a nudo le profonde divisioni interne alla politica estera statunitense e la crescente insofferenza di una parte del parlamento verso il rischio di un nuovo conflitto prolungato in Medio Oriente.