Dove nasce il mutamento e con quale velocità si propaga?
In questo contesto, la scienza gioca un ruolo fondamentale nel guidare il nostro progresso.
“PROGRESSO: avanzare, andare avanti”, dice la Treccani. Nulla da eccepire sul significato del termine, connotazione di una costante caratteristica del genere umano.
Che avvenga per brevi successivi passi evolutivi, oppure per balzi generazionali, l’inevitabile conseguenza è il mutamento, guidato anche dalla scienza.
Sempre per dirla con la Treccani sott’occhio, il mutamento è il complesso delle variazioni e alterazioni, non temporanee, che avvengono nelle componenti strutturali, o nei maggiori sistemi sociali, di una determinata società, o nell’intera società umana; in senso stretto, ogni singola trasformazione significativa che si produce, in un determinato periodo, nella struttura della società.
Il progresso genera il mutamento, ma da cosa dipende la velocità adattiva al cambiamento nel contesto sociale?
Il progresso non appartiene soltanto al nostro tempo. Ogni epoca ha conosciuto scoperte e invenzioni che hanno trasformato profondamente il modo di lavorare, di abitare, di comunicare, di interpretare la realtà e persino di immaginare il futuro.
La stampa ha modificato la circolazione delle idee, l’elettricità la vita urbana, il telefono e la radio la percezione delle distanze e, più recentemente, la rete digitale ha accelerato i ritmi della comunicazione.
Ciò che distingue il presente è soprattutto la rapidità con cui una scoperta o una tecnologia può uscire dall’ambito nel quale è nata e raggiungere milioni di persone
Tra il laboratorio e la vita quotidiana, tuttavia, il percorso non è automatico. Una conoscenza può rimanere inutilizzata per anni oppure trovare rapidamente un’applicazione secondo le risorse disponibili, l’interesse economico, le infrastrutture, le competenze e le decisioni politiche.
Diventa così difficile individuare il punto preciso nel quale il mutamento ha origine.
La scienza produce conoscenza che la tecnologia trasforma in strumenti, processi e servizi, e la società, attraverso i propri bisogni e comportamenti, ne orienta l’uso e spesso ne modifica il significato.
A volte è una scoperta a generare applicazioni impreviste. In altri casi è un problema concreto a indirizzare la ricerca. Vi sono poi tecnologie che, una volta diffuse, introducono esigenze e comportamenti prima inesistenti.
Internet, per esempio, non ha soltanto accelerato la comunicazione. Ha modificato il valore attribuito alla presenza, alla distanza, all’informazione e al tempo di risposta.
L’Intelligenza Artificiale sta agendo sulla personalità di individui che si rivolgono a lei come se dall’altra parte ci fosse una persona reale, in alcuni casi persino in confessore.
Il mutamento non sembra quindi nascere da un unico luogo. Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e vita sociale si influenzano reciprocamente, senza seguire una successione stabile.
Anche la velocità del progresso varia. Nel settore digitale una soluzione può essere sviluppata e distribuita in tempi brevi, invece nella medicina, nell’energia o nelle grandi infrastrutture, la sperimentazione e la verifica richiedono spesso molti anni.
Una tecnologia può essere pronta mentre la società non dispone ancora delle condizioni necessarie per accoglierla. Può accadere anche il contrario, e la domanda sociale crescere più rapidamente della capacità scientifica di fornire risposte.
Le innovazioni, inoltre, non vengono accolte tutte nello stesso modo. Alcune entrano rapidamente nelle abitudini, invece altre suscitano prudenza, opposizione o disorientamento.
Questa cautela non coincide necessariamente con il rifiuto. Una comunità ha bisogno di tempo per adattare competenze, regole e organizzazioni e per attribuire un significato a ciò che sta cambiando.
Accettare una tecnologia non significa comprenderne immediatamente le conseguenze. Lo smartphone, per esempio, è diventato in pochi anni uno strumento familiare, modificando progressivamente il rapporto con il lavoro, con l’informazione, con il tempo e con le relazioni.
La sua diffusione è stata più rapida della capacità di osservare e interpretare pienamente i cambiamenti che avrebbe prodotto nei comportamenti individuali e collettivi.
Uno dei caratteri della modernità sembra risiedere proprio nella distanza tra la rapidità dello sviluppo tecnico e il tempo più lento della comprensione collettiva.
La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ne offre un esempio evidente. Il suo impiego, infatti, si è esteso in breve tempo, mentre sono ancora in corso la comprensione dei cambiamenti prodotti e l’adattamento delle competenze, delle organizzazioni e dei comportamenti.
Questa distanza non è uguale ovunque. Le condizioni economiche, l’istruzione, le infrastrutture e la storia delle comunità influenzano la diffusione delle innovazioni. Ciò che in un Paese o per una generazione appare naturale, può risultare marginale o difficile da integrare altrove.
Il progresso segue dunque percorsi diseguali e, quando raggiunge la società, non conserva necessariamente la forma originaria. Le persone trasformano gli strumenti attraverso l’uso, attribuendo loro funzioni e significati nuovi.
Per comprendere il mutamento moderno non basta osservare separatamente la scienza, la tecnologia e la società. Occorre considerare le relazioni che le uniscono e i passaggi attraverso i quali una conoscenza diventa applicazione e un’applicazione entra nell’esperienza quotidiana.
Non sappiamo quale settore produrrà la prossima trasformazione decisiva, né con quale velocità essa si diffonderà. Potrebbe nascere in un luogo oggi lontano dalla vita comune e impiegare decenni per raggiungerci. Oppure potrebbe entrare silenziosamente nelle nostre abitudini, diventando parte del presente prima ancora che abbiamo trovato le parole per riconoscerla.
È proprio nello spazio tra ciò che sta già cambiando e ciò che siamo ancora in grado di comprendere che prende forma il significato più profondo del mutamento contemporaneo.