Tensioni diplomatiche e missioni internazionali: la linea dell’Italia nel 2026
Le aule parlamentari sono state ieri il teatro di una duplice e cruciale informativa governativa, durante la quale il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro della Difesa Guido Crosetto hanno riferito alle Camere sul quadro geopolitico globale, delineando la strategia della partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali per l’anno in corso.
I lavori sono stati tuttavia scossi da una dura reazione diplomatica nei confronti del governo israeliano. A infiammare il dibattito sono state le recenti dichiarazioni del Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, l’esponente dell’estrema destra Itamar Ben Gvir, che ha rivolto pesanti critiche all’operato e alla posizione diplomatica dell’Italia nel contesto mediorientale. La replica del capo della Farnesina è stata immediata e priva di sfumature, definendo le parole di Ben Gvir inaccettabili e indegne, e ribadendo che l’Italia ha sempre lavorato per la pace, per la tutela dei civili e per la stabilità della regione nel pieno rispetto del diritto internazionale. Tajani ha confermato che la linea di Roma resta salda sul principio dei due popoli e due Stati, respingendo fermamente qualsiasi tentativo di screditare il ruolo di mediazione della diplomazia italiana.
Subito dopo la parentesi diplomatica, il focus si è spostato sulla pianificazione operativa delle forze armate italiane all’estero. I ministri Tajani e Crosetto hanno tracciato le linee guida di un impegno che vede l’Italia protagonista nei quadranti più caldi del pianeta attraverso tre direttrici principali. La prima riguarda il Medio Oriente e la stabilità del Mar Rosso, dove, nonostante le frizioni politiche con alcune frange dell’esecutivo israeliano, resta confermato il forte contingente italiano nella missione Unifil in Libano. Parallelamente, è stata sottolineata l’importanza vitale della missione europea Aspides nel Mar Rosso per la protezione delle rotte commerciali dagli attacchi delle milizie Houthi. Il secondo asse strategico si concentra sul fianco est della NATO, in continuità con gli impegni atlantici, rafforzando la presenza italiana nei paesi del Baltico e in Romania come misura di deterrenza. Infine, la terza direttrice guarda all’Africa e al Mediterraneo allargato, in particolare Libia, Niger e Corno d’Africa, con l’obiettivo di contrastare il terrorismo e il traffico di esseri umani, creando al contempo la cornice di sicurezza necessaria per lo sviluppo dei progetti legati al Piano Mattei.
A chiudere le comunicazioni è stato l’intervento di Guido Crosetto, che ha posto l’accento sulla necessità di adeguare lo strumento militare italiano alle nuove minacce ibride e cibnetiche. Il Ministro della Difesa ha spiegato che le missioni del 2026 non si misurano più solo sul numero di soldati sul terreno, ma sulla capacità di proteggere le infrastrutture critiche, dai cavi sottomarini allo spazio cyber. Il Parlamento si esprimerà nei prossimi giorni per il voto di risoluzione sul finanziamento dei singoli contingenti, in un clima che si preannuncia teso ma che vede la maggioranza compatta sulla linea della fermezza geopolitica e della presenza internazionale del Paese.














