Buonfiglio incorona Malagò: “È un leader, il calcio lo segua per ritrovare valori e preparazione”

Buonfiglio parla di Malagò e calcio

Il presidente del Coni, dal Premio Fair Play Menarini di Firenze, indica la strada per rilanciare il calcio italiano: più rispetto, lavoro fisico e una visione politica sulle Nazionali

“Malagò è un leader”

“Giovanni Malagò è un leader, ha bene in mente quello che deve fare”, ha dichiarato Buonfiglio, auspicando che le altre componenti del mondo del calcio scelgano di seguirlo.

Il messaggio è chiaro: per rilanciare il calcio italiano non basta cambiare nomi o assetti federali. Serve una direzione, una cultura comune e una disponibilità reale a rimettere al centro valori, lavoro e programmazione.

La dichiarazione arriva in un momento delicato per il movimento calcistico nazionale. I Mondiali 2026 stanno mostrando il livello fisico, tecnico e organizzativo delle principali Nazionali internazionali. Proprio osservando il torneo, Buonfiglio ha sottolineato una distanza che l’Italia deve colmare se vuole tornare protagonista.

Il nodo della preparazione fisica

Uno dei passaggi più duri riguarda la preparazione atletica. Secondo Buonfiglio, il calcio italiano deve interrogarsi seriamente sulla condizione fisica dei propri atleti, soprattutto se confrontata con quella delle squadre impegnate ai Mondiali.

Il presidente del Coni ha spiegato di fare fatica a immaginare l’Italia competitiva in un contesto mondiale osservando il livello di intensità e preparazione visto nel torneo.

È una critica pesante, ma non gratuita. Il calcio moderno corre a ritmi sempre più elevati. Le Nazionali che competono ai massimi livelli uniscono tecnica, velocità, potenza fisica, organizzazione e capacità di tenere alta l’intensità per tutta la partita.

L’Italia, per tornare stabilmente tra le grandi, deve lavorare su questo terreno. Non basta il talento. Non basta la tradizione. Non basta il peso della maglia azzurra.

Serve una preparazione diversa, più moderna, più scientifica e più coerente con il calcio internazionale di oggi.

Valori, rispetto e comportamento

Il discorso di Buonfiglio non si è fermato al campo. Il presidente del Coni ha richiamato anche un tema culturale: il rispetto.

Secondo Buonfiglio, una delle prime cose da ripristinare nel calcio sono i valori. Non soltanto quelli sportivi in senso generico, ma valori concreti: comportamento, rispetto, preparazione e consapevolezza del ruolo.

Il calcio è uno sport che offre moltissimo ai suoi protagonisti. Visibilità, successo, riconoscimento economico, centralità mediatica. Proprio per questo, secondo Buonfiglio, chi ne fa parte dovrebbe restituire di più in termini di atteggiamento, responsabilità e rispetto verso il sistema.

Il richiamo arriva nel contesto del Premio Fair Play Menarini, manifestazione che da trent’anni valorizza etica, lealtà e rispetto nello sport. Nella presentazione della 30ª edizione, lo stesso Buonfiglio aveva definito il fair play come sintesi di valori quali etica e rispetto, sottolineando l’orgoglio del Coni nel sostenere il premio.

Il confronto con il calcio femminile

Nel suo intervento, Buonfiglio ha citato anche il calcio femminile, usando parole di forte apprezzamento per le calciatrici italiane.

Secondo il presidente del Coni, il movimento femminile ha dato una prova importante, meritando attenzione e rispetto. Buonfiglio ha ricordato di essere stato onorato nel portare le calciatrici al Quirinale dal capo dello Stato.

Il riferimento serve anche a evidenziare una differenza culturale. Da un lato, il calcio maschile gode di enorme esposizione, risorse e centralità. Dall’altro, il calcio femminile ha spesso dovuto costruire risultati e credibilità con meno attenzione mediatica e minori condizioni di partenza.

Per Buonfiglio, il tema del rispetto riguarda anche questo: riconoscere il valore di chi lavora, cresce e rappresenta l’Italia con serietà.

Una visione politica per le Nazionali

Un altro punto centrale dell’intervento riguarda l’indirizzo politico del sistema calcio. Buonfiglio usa l’espressione nel “senso buono del termine”: non politica di partito, ma capacità di dare una linea, una strategia, una visione.

La Nazionale, secondo il presidente del Coni, deve essere messa nelle condizioni di lavorare meglio. Questo significa anche ripensare il calendario, ridurre eventualmente il numero delle competizioni e creare più spazi per allenarsi insieme.

È un tema enorme. Il calcio moderno è dominato da calendari sempre più pieni: campionati, coppe europee, coppe nazionali, competizioni internazionali, tournée, playoff, nuove formule. In questo sistema, le Nazionali hanno spesso poco tempo per costruire identità, automatismi e preparazione.

Buonfiglio lo dice chiaramente: non è una soluzione immediata, ma è una strada da considerare. Se si vuole una Nazionale più competitiva, bisogna darle tempo, struttura e continuità.

Giovani, Under 17 e Under 21: da lì può ripartire l’Italia

Il presidente del Coni ha poi richiamato il lavoro sulle selezioni giovanili, citando Under 17 e Under 21.

Il punto è decisivo. Il futuro della Nazionale maggiore non nasce all’improvviso. Si costruisce nei vivai, nelle categorie giovanili, nella capacità di seguire i talenti e portarli progressivamente verso il massimo livello.

Buonfiglio invita chi guiderà le Nazionali a tenere conto dei risultati dei giovani e a costruire un percorso serio. Non una reazione emotiva all’ennesima delusione, ma una programmazione capace di riportare prima l’Italia a partecipare ai Mondiali e poi, eventualmente, ad ambire a traguardi più importanti.

È una frase realistica: “Dalla sera alla mattina non si può inventare nulla”.

Nel calcio italiano questa è forse la verità più difficile da accettare. Non esistono scorciatoie. Non bastano proclami. Non basta cambiare allenatore. Serve un piano.

Malagò e la sfida della ricostruzione

Le parole di Buonfiglio su Malagò vanno lette dentro questo quadro. Il presidente della Figc viene descritto come un leader con idee chiare. Ma il punto è che un leader, da solo, non basta.

Il calcio italiano è un sistema complesso, fatto di federazione, leghe, club, settori giovanili, procuratori, televisioni, sponsor e interessi economici. Per cambiare davvero serve che tutte le componenti si muovano nella stessa direzione.

Buonfiglio lo dice senza troppi giri di parole: le altre componenti del calcio devono seguire Malagò.

È un appello all’unità, ma anche un avvertimento. Se il sistema resta frammentato, il rischio è continuare a discutere senza costruire nulla.

Il calcio italiano davanti alla prova della realtà

Il discorso di Buonfiglio mette il calcio italiano davanti alla realtà. Le altre Nazionali corrono, crescono, investono e programmano. L’Italia non può più vivere solo di memoria.

La storia azzurra è enorme, ma non garantisce il futuro. I Mondiali 2026 stanno mostrando un calcio fisico, veloce e organizzato. Per tornare a competere, l’Italia deve adeguarsi.

Servono valori, rispetto, preparazione fisica, lavoro sui giovani, meno improvvisazione e una strategia condivisa.

Il messaggio che arriva da Firenze è chiaro: Malagò può essere la guida, ma il calcio italiano deve decidere se vuole davvero seguirlo.

Perché la ricostruzione non si annuncia. Si costruisce.

FAQ

Cosa ha detto Buonfiglio su Malagò?

Luciano Buonfiglio ha definito Giovanni Malagò un leader, sostenendo che ha chiaro quello che deve fare alla guida della Figc.

Perché Buonfiglio ha criticato il calcio italiano?

Buonfiglio ha richiamato il calcio italiano su valori, rispetto, comportamento e preparazione fisica, osservando il livello visto ai Mondiali 2026.

Dove ha parlato Buonfiglio?

Buonfiglio è intervenuto a Firenze, alla cena di gala della 30ª edizione del Premio Internazionale Fair Play Menarini.

Cosa propone Buonfiglio per la Nazionale?

Il presidente del Coni auspica una maggiore possibilità per la Nazionale di allenarsi insieme, anche valutando una riduzione del numero delle competizioni.

Perché cita Under 17 e Under 21?

Buonfiglio invita a valorizzare i risultati delle Nazionali giovanili e a costruire un percorso di lungo periodo per rilanciare l’Italia.