E ancora una volta è arrivata l’estate! Il periodo dell’anno tanto atteso dai nostri figli rischia di trasformarsi in un incubo per i genitori, divisi tra il desiderio di lasciarli liberi durante l’ Estate senza scuola e l’esigenza di controllare come trascorrono il tempo e chi frequentano.
La questione si complica con smartphone e tablet, che hanno drammaticamente soppiantato piazze e cortili, favorendo un progressivo ritiro nel mondo digitale. Molti bambini e adolescenti passano tanto, troppo tempo chiusi nelle loro stanze davanti a uno schermo.
Il rischio è che si inneschi un braccio di ferro che logora la relazione e priva genitori e figli di preziose occasioni di crescita e confronto. Sull’argomento ci fa chiarezza la dottoressa Chiara Gatti, psicologa, psicoterapeuta, EMDR Europe Consultant (Adulti ed Età Evolutiva), EMDR Europe Facilitator, collaboratrice del CRSP.
Durante l’ Estate senza scuola, è fondamentale trovare un equilibrio tra libertà e responsabilità per garantire un’estate serena e produttiva.
Dottoressa Gatti tra il trascorre tempo davanti allo smartphone e godersi gli spazi aperti in estate c’è una terza via per i propri figli?
Un tempo il conflitto riguardava il desiderio di uscire di casa. Oggi assistiamo sempre più spesso al fenomeno opposto e sono i genitori a cercare di convincere i figli a uscire dalla loro stanza, incontrare gli amici, fare sport o semplicemente misurarsi con il mondo reale.
L’autonomia viene perseguita soprattutto online. È una sorta di “svincolo incompiuto”: preadolescenti e adolescenti prendono le distanze dalla famiglia attraverso il mondo digitale all’interno della loro “cameretta”, rischiando di rinunciare a un percorso di crescita, fatto di incontri, imprevisti, relazioni e piccole conquiste quotidiane.
L’uso prolungato di smartphone e dispositivi, inoltre, può attivare i circuiti cerebrali della ricompensa, favorendo un coinvolgimento sempre più intenso e rendendo più difficile interromperne l’utilizzo, soprattutto in adolescenza.
Quando è il caso di preoccuparsi?
Quando un ragazzo si chiude per ore nella propria stanza, rifiuta ogni attività nel mondo reale, si isola, appare triste, ansioso o profondamente ritirato, sono segnali che richiedono un monitoraggio attento, presenza, vicinanza e spingono a chiedere aiuto.
Come riaprire il dialogo senza trasformare tutto in uno scontro?
Evitando che ogni conversazione ruoti esclusivamente attorno al tempo trascorso davanti allo schermo. Se il ragazzo si sente continuamente controllato o giudicato, è probabile che si chiuda ancora di più. Può essere più utile cercare occasioni di vicinanza nei momenti di calma, interessarsi con curiosità autentica a ciò che vive, online e offline, e costruire insieme esperienze condivise.
Il dialogo si riapre più facilmente quando il ragazzo si sente compreso prima ancora che corretto e quando le regole vengono percepite come una forma di cura e non come una punizione. Ecco perché la prevenzione, soprattutto tra i 10 e i 14 anni, è la strada maestra. Occorre riempire il tempo di esperienze concrete, condividere insieme le regole prima che diventino un campo di battaglia.
Sembra che a questa lunga pausa estiva che occupa più di un quarto dell’anno, solo in piccola parte condivisa con i genitori, si arrivi per lo più impreparati e preoccupati. Eppure è un appuntamento che ricorre inesorabilmente! La situazione si aggrava varcata la soglia delle elementari quando i ragazzi cominciano a rifiutarsi di andare ai centri estivi o similari.
È possibile trasformare il tempo vuoto in opportunità?
Prepariamoci per tempo, con loro e con altri genitori con i quali sentiamo una vicinanza di intenti, di vedute… non rimaniamo soli e non lasciamoli soli.
Cerchiamo di sostituire una routine consolidata come quella che i ragazzi hanno durante l’anno con una routine diversa e più morbida, ma ricca di contenuti e di relazioni. Se non siamo colti di sorpresa e abbiamo pianificato con loro come utilizzare questo tempo prezioso, avremo al nostro fianco dei co-organizzatori responsabili anziché degli antagonisti da gestire.
Certo questo richiede tempo e dedizione, ma permette di trasformare una fase critica in un’opportunità di crescita per tutti. Condividere un progetto con altri adulti può incrementare la rete di relazioni di sostegno reciproco, diventa un piccolo tesoretto che arricchisce la vita di tutti.
Ma ora? L’estate è iniziata da tempo, siamo in corsa: che si fa? Riflettiamo su quali vicini di casa, amici, genitori di compagni di scuola sia possibile contattare e proviamo a pensare insieme quali occasioni creare per i nostri figli sollecitando la loro curiosità e dividendoci i compiti. Costruire una rete con un obiettivo preciso, prendersi cura, stimolare e monitorare i nostri ragazzi li farà sentire visti, pensati e contenuti da una rete di adulti significativi. Consentirà anche di utilizzare al meglio il tempo a disposizione potendo contare su altri adulti autorevoli incrementando la cogenitorialità e sviluppando legami importanti con altre famiglie.
Quali consigli per trasformare l’estate in un momento di crescita e condivisione significativa?
I ragazzi più grandi possono essere coinvolti nella cura e intrattenimento dei più piccoli. Questo tipo di organizzazione spesso utilizzata negli oratori può essere di grande aiuto per entrambi. Importante è incoraggiare bambini e adolescenti a dedicarsi, là dove possibile, a piccole attività di volontariato, come la cura del verde pubblico o dell’ambiente e le visite agli anziani.
Organizziamo attività di trekking urbano, alla scoperta delle bellezze anche nascoste dei centri urbani Proponiamo ai ragazzi attività capaci di appassionarli davvero e di generare un coinvolgimento positivo, che nasce dallo stare bene nelle relazioni e nelle attività condivise. Ad esempio: campi tra famiglie a tema, preparazione di gite o di spettacoli, o qualsiasi iniziativa che li renda protagonisti della realizzazione di qualcosa di positivo o socialmente utile.
Organizziamo attività e sport di squadra: tornei di calcio, calciotto, padel, tennis, percorsi…Condividiamo con loro spettacoli e manifestazioni che spesso le amministrazioni locali organizzano durante l’estate. Diamo il buon esempio: limitare l’uso dello smartphone, se non eliminarlo del tutto, nei momenti condivisi con i figli, per essere testimoni credibili di quello che chiediamo loro.
Quando allarmarsi e intervenire con fermezza per limitare l’uso dello smartphone?
Se l’uso dei dispositivi si accompagna a una perdita di funzionamento e a un cambiamento significativo rispetto al comportamento abituale del ragazzo. Per esempio, quando progressivamente non frequenta più gli amici, non pratica più sport o altre attività che prima erano gradite; in caso di inversione del ritmo sonno-veglia, insonnia o sonno diurno; oppure in presenza di irritabilità intensa o aggressività.
Ricordiamoci, infine, che l’ozio non è sempre “il padre dei vizi”. Quando non viene inghiottito dall’isolamento o dagli schermi, il tempo libero può diventare uno spazio prezioso per immaginare, creare, perfino annoiarsi e crescere. Il compito degli adulti non è riempire ogni momento, ma fare in modo che nessun ragazzo attraversi l’estate davvero da solo.