Anno III • Numero 245
9772039198001

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Turismo, Confindustria Alberghi: «Serve una legge per favorire le aggregazioni»

Imprenditori e investitori riuniti per sviluppare il settore alberghiero italiano

Crescono gli investimenti nel turismo e negli hotel italiani, ma la frammentazione del settore rischia di indebolire le imprese familiari. Fabri: «Dobbiamo restare protagonisti, non spettatori»

Il settore alberghiero italiano continua ad attirare capitali internazionali. Nei prossimi due anni, investitori istituzionali, fondi di private equity e family office potrebbero aumentare significativamente la propria presenza nel mercato dell’ospitalità nazionale.

Il turismo è un settore chiave per l’economia italiana, e gli investimenti in hotel ne sono una componente fondamentale.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto “Italian Hotel Investment Outlook and Strategy Survey” di Jones Lang LaSalle Italia. I dati indicano acquisizioni per circa 370 milioni di euro, dei quali 200 milioni collegati a progetti di riconversione immobiliare, essenziali per il futuro del turismo.

Quasi l’80% degli investitori istituzionali, dei fondi di private equity e dei family office intervistati sarebbe inoltre intenzionato ad aumentare la propria esposizione verso gli hotel italiani e il turismo nei prossimi 12-24 mesi.

Numeri accolti con soddisfazione da Confindustria Alberghi, che sottolinea però la necessità di accompagnare questa crescita con una legge capace di favorire le aggregazioni tra le imprese italiane.

Gli investimenti si spostano verso nuove destinazioni

L’interesse degli investitori non riguarda più soltanto Roma, Milano, Firenze e Venezia. I capitali stanno guardando anche ad altre destinazioni turistiche, comprese località sul Lago di Como e in Sicilia.

A cambiare è anche la provenienza degli investitori. Accanto ai tradizionali operatori europei e nordamericani cresce la presenza di capitali provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente e dal Sud America.

Il fenomeno conferma la capacità dell’Italia di attrarre investimenti grazie al proprio patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico. Il settore alberghiero offre inoltre importanti opportunità di riqualificazione di edifici storici e immobili non più utilizzati per le loro funzioni originarie.

La riconversione immobiliare rappresenta infatti una componente rilevante delle operazioni registrate. Hotel, resort e strutture ricettive possono diventare strumenti di rigenerazione urbana e territoriale, creando occupazione e aumentando la qualità dell’offerta turistica.

Fabri: «L’Italia al centro dell’attenzione globale»

«Sono dati che confermano quanto il nostro Paese sia oggi al centro dell’attenzione degli investitori globali», ha dichiarato Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi.

Secondo Fabri, l’aumento dell’interesse rappresenta un segnale positivo per l’intero comparto turistico. Tuttavia, la crescita degli investimenti deve portare istituzioni e imprese a riflettere sulla struttura del mercato alberghiero nazionale.

L’Italia è il primo Paese europeo per numero di hotel, ma presenta una delle percentuali più basse di penetrazione delle catene alberghiere. Il mercato rimane caratterizzato da numerose strutture indipendenti, spesso di piccole dimensioni e gestite dalla stessa famiglia da diverse generazioni.

Questo modello ha contribuito a rendere unica l’ospitalità italiana. Il legame con il territorio, l’attenzione personale verso gli ospiti e la valorizzazione delle tradizioni locali rappresentano elementi difficilmente replicabili dai grandi gruppi internazionali.

Il rischio della frammentazione alberghiera

La frammentazione può però trasformarsi in un limite quando le imprese devono affrontare investimenti rilevanti, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, promozione internazionale e passaggi generazionali.

Le strutture più piccole possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso al credito e nella realizzazione degli interventi necessari per rinnovare gli immobili. A questo si aggiungono i costi richiesti dalla digitalizzazione, dalla formazione del personale e dal miglioramento dell’efficienza energetica.

Il passaggio dell’attività da una generazione all’altra rappresenta un ulteriore momento delicato. Se manca una continuità familiare o un adeguato supporto finanziario, gli imprenditori possono essere costretti a vendere.

Secondo Confindustria Alberghi, esiste quindi il rischio che numerose strutture familiari cedano il passo a capitali senza alcun legame con il territorio. L’alternativa sarebbe consentire alle imprese italiane di crescere, unirsi e rafforzarsi senza perdere la propria identità.

La proposta di Confindustria Alberghi

Per contrastare la frammentazione del comparto, Confindustria Alberghi chiede l’introduzione di una specifica misura legislativa.

La proposta prevede una norma che favorisca la rivalutazione dei beni strumentali materiali e immateriali, compreso l’avviamento. La misura sarebbe rivolta alle imprese alberghiere e termali interessate a intraprendere percorsi di aggregazione.

La rivalutazione consentirebbe alle aziende di rappresentare in bilancio in maniera più adeguata il valore del proprio patrimonio. Bilanci più solidi potrebbero facilitare l’accesso al credito, l’ingresso di nuovi investitori e la realizzazione di operazioni societarie.

La norma dovrebbe inoltre aiutare le imprese a gestire i passaggi generazionali e a raggiungere dimensioni più adatte per competere sui mercati internazionali.

Aggregarsi senza perdere l’identità italiana

L’obiettivo non sarebbe cancellare il carattere familiare delle strutture ricettive. Al contrario, la proposta punta a preservarlo attraverso forme di collaborazione e aggregazione tra operatori italiani.

Le imprese potrebbero condividere servizi, tecnologie, strategie commerciali e strumenti di promozione, mantenendo contemporaneamente il proprio rapporto con il territorio.

«La leadership internazionale dell’ospitalità italiana si costruisce anche dando alle nostre imprese gli strumenti per crescere, modernizzare il proprio patrimonio e competere alla pari con i grandi gruppi internazionali», ha affermato Fabri.

Per la presidente di Confindustria Alberghi, una norma contro la frammentazione dimensionale aiuterebbe le aziende italiane a unirsi senza sacrificare la propria anima.

La sfida tra capitali internazionali e imprese italiane

L’ingresso di capitali internazionali può portare risorse, competenze e nuove opportunità di sviluppo. Può inoltre favorire la riqualificazione di immobili, l’aumento della qualità dei servizi e l’apertura verso nuovi mercati.

Il problema non è quindi l’arrivo degli investitori stranieri, ma la capacità delle imprese italiane di partecipare attivamente alla trasformazione del settore.

Senza strumenti adeguati, molte aziende familiari rischiano di diventare semplici obiettivi di acquisizione. Con regole favorevoli alle aggregazioni, potrebbero invece rafforzarsi e negoziare con gli investitori da una posizione più solida.

La crescita del turismo italiano passa dunque anche dalla capacità di trovare un equilibrio tra apertura ai capitali internazionali e tutela dell’identità imprenditoriale nazionale.

«Solo così potremo continuare ad attrarre capitali internazionali restando protagonisti, e non spettatori, della crescita del nostro settore», ha concluso Elisabetta Fabri.