La segretaria del Partito Democratico propone una scuola fondata su ascolto, inclusione e pari opportunità. Nel mirino la legge sul consenso informato per le attività di educazione sessuale e affettiva
Elly Schlein torna ad attaccare le politiche scolastiche del Governo e propone un modello educativo alternativo, fondato sulla partecipazione degli studenti, sulla valorizzazione delle differenze e sulla prevenzione.
Concludendo i lavori del convegno “Il tempo della scuola”, organizzato dal Partito Democratico, la segretaria dem ha criticato duramente il provvedimento promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in materia di consenso informato ed educazione sessuale e affettiva.
Secondo Schlein, il Governo starebbe affrontando i problemi della scuola attraverso una logica prevalentemente repressiva, mentre sarebbe necessario investire maggiormente nell’ascolto, nella formazione e nella capacità di prevenire fenomeni come bullismo, violenza di genere e discriminazioni.
Schlein: «Una scuola che valorizzi le specificità»
La leader del Partito Democratico ha delineato la propria idea di scuola come uno spazio nel quale ogni studente possa sentirsi parte attiva del percorso educativo.
«Noi sogniamo una scuola che sia in grado di valorizzare le specificità, che non punti all’omologazione», ha dichiarato Schlein.
L’obiettivo, secondo la segretaria, dovrebbe essere quello di creare le condizioni affinché docenti, dirigenti e personale scolastico possano esprimere al meglio le proprie competenze e gli studenti si sentano ascoltati e coinvolti nelle scelte che riguardano la loro formazione.
La scuola, in questa visione, non deve limitarsi a trasmettere conoscenze. Deve anche educare alla cittadinanza, al rispetto e alla capacità di convivere con le differenze.
L’attacco al ddl Valditara
Al centro dell’intervento di Schlein è finita la legge sul consenso informato per le attività scolastiche riguardanti sessualità e affettività.
Il provvedimento, approvato definitivamente dal Senato nel giugno 2026, prevede nelle scuole secondarie il consenso scritto dei genitori, o degli studenti maggiorenni, prima dell’avvio di progetti su sessualità e affettività. Il Ministero sostiene che la norma rafforzi il ruolo delle famiglie e renda obbligatoria l’educazione al rispetto nelle attività scolastiche.
Schlein ha definito il ddl «pessimo», sostenendo che vada nella direzione opposta rispetto a quella necessaria per prevenire bullismo e violenze.
«Chi può avere paura di fare educazione al rispetto, all’affettività e alle differenze?», ha domandato la segretaria dem.
La critica del Partito Democratico riguarda soprattutto il rischio che il consenso preventivo delle famiglie possa ostacolare o ridurre la partecipazione degli studenti ai percorsi educativi sui temi delle relazioni, del rispetto reciproco e della prevenzione della violenza.
Due visioni opposte della scuola
Sul provvedimento si confrontano due impostazioni politiche molto diverse.
Il Governo considera il consenso informato uno strumento per tutelare il ruolo educativo dei genitori e garantire maggiore trasparenza sui contenuti proposti dalle scuole. Il ministro Valditara ha respinto le accuse secondo cui la legge impedirebbe l’educazione al rispetto o la prevenzione della violenza.
Le opposizioni, invece, ritengono che la norma introduca nuovi vincoli proprio in un settore nel quale la scuola avrebbe bisogno di maggiore libertà e continuità educativa.
Già durante l’esame alla Camera, il provvedimento aveva provocato un duro confronto parlamentare. Il testo esclude le attività di educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia e primarie, mentre per le scuole medie e superiori richiede il consenso informato.
Prevenzione contro repressione
Per Schlein, il nodo centrale riguarda la capacità della scuola di intervenire prima che il disagio si trasformi in violenza.
La segretaria ha accusato il Governo di privilegiare sanzioni, divieti e misure disciplinari, trascurando gli strumenti educativi necessari per affrontare le cause dei comportamenti problematici.
Secondo questa impostazione, contrastare il bullismo non significa soltanto punire chi commette un atto grave. Significa anche costruire relazioni sane, riconoscere precocemente i segnali di esclusione e offrire agli studenti spazi nei quali parlare delle proprie difficoltà.
Lo stesso principio viene applicato alla violenza di genere e alle discriminazioni omotransfobiche: la repressione interviene dopo il fatto, mentre l’educazione può contribuire a prevenirlo.
La polemica sul merito
Schlein ha criticato anche la scelta compiuta dal Governo all’inizio della legislatura di aggiungere la parola “Merito” alla denominazione del Ministero dell’Istruzione.
La leader dem ha precisato di non essere contraria al valore del merito o della competenza. Il problema, a suo giudizio, è parlare di merito senza avere prima garantito reali condizioni di partenza equivalenti.
«Prima di parlare di merito bisogna assicurare a tutte le bambine e a tutti i bambini pari opportunità di accesso a un’istruzione di qualità», ha affermato.
Il rischio, secondo Schlein, è trasformare il merito in una formula astratta che non considera le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali.
Uno studente che cresce in una famiglia fragile, frequenta una scuola priva di servizi adeguati o vive in un territorio con scarse opportunità non parte dalle stesse condizioni di chi dispone di maggiori risorse.
Pari opportunità e divari territoriali
La proposta del Partito Democratico punta quindi a rafforzare il tempo pieno, i servizi educativi, il sostegno agli studenti con disabilità e gli investimenti nelle aree più svantaggiate.
Per costruire una scuola realmente fondata sul merito, sostiene Schlein, occorre prima ridurre le distanze tra Nord e Sud, tra centri urbani e zone interne e tra famiglie con possibilità economiche differenti.
Il tema non riguarda soltanto gli edifici o le attrezzature. Comprende la disponibilità di insegnanti, psicologi scolastici, trasporti, mense e attività extrascolastiche.
Solo dopo avere garantito questi strumenti è possibile valutare pienamente l’impegno e le capacità individuali.
Una scuola che ascolta gli studenti
Un altro elemento centrale dell’intervento riguarda la partecipazione.
Schlein ha sostenuto che ragazze e ragazzi debbano sentirsi coprotagonisti del proprio percorso educativo. Questo significa riconoscere loro spazi di rappresentanza, confronto e responsabilità.
La scuola non dovrebbe essere percepita come un sistema nel quale le decisioni vengono imposte esclusivamente dall’alto. Il coinvolgimento degli studenti può migliorare il clima scolastico, rafforzare il senso di appartenenza e ridurre comportamenti di conflitto o disinteresse.
Anche il ministro Valditara ha recentemente sottolineato il valore della rappresentanza studentesca in occasione degli incontri internazionali promossi dall’Unesco, ai quali hanno partecipato alcuni rappresentanti delle consulte provinciali.
La distanza politica riguarda quindi soprattutto gli strumenti e il modello complessivo con cui realizzare questa partecipazione.
La scuola diventa terreno di scontro politico
L’istruzione si conferma uno dei principali terreni di confronto tra maggioranza e opposizione.
Il Governo rivendica interventi orientati al merito, alla responsabilità, alla disciplina e al coinvolgimento delle famiglie. Il Partito Democratico propone invece una scuola più inclusiva, partecipata e concentrata sulla prevenzione delle disuguaglianze e delle violenze.
Il confronto non riguarda soltanto il ddl Valditara. Coinvolge l’intera idea di educazione e il ruolo che la scuola deve assumere nella società.
Da una parte c’è chi considera prioritario rafforzare regole e responsabilità. Dall’altra chi ritiene che senza ascolto, pari opportunità e formazione affettiva le regole rischino di intervenire soltanto quando il problema è già esploso.
La sfida sarà trasformare questo scontro politico in scelte capaci di migliorare concretamente la vita degli studenti e di chi lavora ogni giorno nelle scuole italiane.