Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

In giro per il mondo – Borneo, il cuore verde dell’Asia dove la foresta racconta ancora il tempo della Terra

Ricette naturali e tradizioni millenarie: la Foresta Amazzonica è una farmacia a cielo aperto contro il Covid-19

Tra foreste pluviali millenarie, oranghi, fiumi maestosi e antiche culture indigene, un viaggio nel Borneo significa entrare in uno degli ultimi grandi santuari della natura, dove il tempo sembra ancora seguire il ritmo della Terra.

Ci sono luoghi che si visitano per le città, altri per le spiagge, altri ancora per i monumenti. Il Borneo appartiene a una categoria diversa. Qui il vero protagonista è la natura. Non una natura addomesticata o trasformata dall’uomo, ma una delle ultime grandi foreste pluviali primarie del pianeta, un ecosistema antico oltre 130 milioni di anni che continua ancora oggi a custodire una biodiversità tra le più ricche della Terra.

Terza isola più grande del mondo, dopo Groenlandia e Nuova Guinea, il Borneo è condiviso da tre Stati: l’Indonesia, che occupa circa i tre quarti dell’isola con la regione del Kalimantan, la Malaysia, presente negli Stati di Sabah e Sarawak, e il piccolo Sultanato del Brunei, una delle monarchie più ricche dell’Asia.

Visitare il Borneo significa entrare in un mondo nel quale la foresta non rappresenta semplicemente un paesaggio, ma il filo conduttore della storia, della cultura e della vita quotidiana. Qui gli alberi giganteschi si innalzano fino a sessanta metri, i fiumi sostituiscono ancora oggi molte strade e il silenzio della giungla è interrotto soltanto dal canto degli uccelli tropicali, dal richiamo delle scimmie e dal rumore dell’acqua che accompagna ogni viaggio.

Una delle foreste più antiche del pianeta

La foresta del Borneo è considerata una delle più antiche esistenti. Mentre in altre parti del mondo le ere geologiche trasformavano profondamente il paesaggio, questa immensa distesa verde continuava lentamente a evolversi, dando origine a migliaia di specie animali e vegetali molte delle quali non vivono in nessun altro luogo del pianeta.

Qui sono state censite oltre quindicimila specie di piante, centinaia di specie di mammiferi, migliaia di insetti e una straordinaria varietà di uccelli, rettili e anfibi. Ogni spedizione scientifica continua ancora oggi a individuare nuove specie, a dimostrazione di quanto questo ecosistema sia ancora in parte inesplorato.

Camminare nella foresta significa attraversare un ambiente nel quale ogni metro racconta milioni di anni di evoluzione. Le radici monumentali dei grandi alberi, le liane che si intrecciano formando vere e proprie pareti vegetali, le felci giganti e il fitto intreccio della vegetazione creano la sensazione di trovarsi all’interno di un mondo rimasto quasi immutato nel tempo.

Gli oranghi, i “grandi uomini della foresta”

Se esiste un simbolo del Borneo, questo è certamente l’orango. Il suo nome deriva dalla lingua malese: orang hutan, letteralmente “uomo della foresta”.

Osservarlo nel suo ambiente naturale rappresenta una delle esperienze più emozionanti che un viaggio possa offrire. Non colpisce soltanto la sua sorprendente somiglianza con l’essere umano, ma soprattutto il modo in cui si muove lentamente tra gli alberi, quasi con calma meditativa, utilizzando ogni ramo con incredibile precisione.

Nel Sabah malese il centro di recupero di Sepilok accoglie oranghi feriti o rimasti orfani, preparandoli gradualmente al ritorno nella foresta. Nel Sarawak il Semenggoh Wildlife Centre svolge un’attività analoga, permettendo ai visitatori di osservare gli animali durante i momenti di alimentazione senza alterarne il comportamento naturale.

Ancora più intensa è l’esperienza nel Parco Nazionale di Tanjung Puting, nel Kalimantan indonesiano. Qui si naviga per giorni a bordo dei tradizionali klotok, le tipiche imbarcazioni di legno che risalgono lentamente i fiumi della foresta. Le giornate scorrono tra escursioni nella giungla, visite alle stazioni di riabilitazione degli oranghi e notti trascorse ascoltando i suoni della foresta tropicale. È un viaggio lento, silenzioso, che restituisce il significato autentico dell’incontro con la natura.

Il Kinabatangan, il fiume della vita

Se la foresta rappresenta il cuore del Borneo, il Kinabatangan ne è il sistema circolatorio. Con i suoi oltre cinquecento chilometri attraversa il Sabah orientale dando vita a uno degli ecosistemi più spettacolari dell’Asia.

Le crociere fluviali rappresentano uno dei momenti più affascinanti del viaggio. All’alba e al tramonto piccole imbarcazioni percorrono lentamente il fiume permettendo di osservare una fauna straordinaria.

Sulle rive compaiono le rare scimmie nasiche, riconoscibili per il caratteristico naso prominente dei maschi. Poco più in là è possibile avvistare famiglie di elefanti pigmei del Borneo, la più piccola sottospecie di elefante asiatico, mentre sugli alberi si muovono macachi, gibboni e, con un po’ di fortuna, anche oranghi selvatici.

Nel cielo volano i grandi buceri, considerati sacri da molte popolazioni locali, mentre nelle acque non è raro osservare coccodrilli e numerose specie di uccelli acquatici.

La navigazione sul Kinabatangan non è un safari nel senso tradizionale del termine. È piuttosto un’immersione lenta in un ecosistema dove ogni curva del fiume può regalare un incontro inatteso.

Il Monte Kinabalu, il tetto del Borneo

Nel nord del Sabah si innalza il Monte Kinabalu, con i suoi 4.095 metri la montagna più alta del Sud-est asiatico insulare.

Protetto da un parco nazionale dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO, il Kinabalu è considerato uno dei luoghi con la maggiore biodiversità botanica del pianeta. Orchidee rare, piante carnivore, rododendri e centinaia di specie endemiche convivono lungo i diversi livelli altitudinali.

La salita alla vetta richiede generalmente due giorni ed è accessibile anche a escursionisti non esperti purché in buone condizioni fisiche. Il momento più emozionante è l’arrivo in cima prima dell’alba, quando il sole illumina progressivamente la foresta sottostante e, nelle giornate più limpide, lo sguardo si perde fino al Mar Cinese Meridionale.

Le popolazioni Dayak, custodi della foresta

Molto prima dell’arrivo degli europei, il Borneo era abitato dalle popolazioni Dayak, un insieme di numerosi gruppi etnici che hanno sviluppato culture profondamente legate alla foresta.

Ancora oggi, soprattutto nelle regioni interne del Kalimantan e del Sarawak, è possibile visitare le tradizionali longhouse, lunghe abitazioni comunitarie costruite in legno e rialzate su palafitte, nelle quali convivono numerose famiglie.

L’artigianato locale conserva una straordinaria ricchezza di intrecci, tessuti, maschere rituali e oggetti scolpiti nel legno. Le antiche tradizioni animiste convivono oggi con il cristianesimo e l’islam, dando vita a un patrimonio culturale di grande fascino.

Visitare questi villaggi richiede sensibilità e rispetto. Il turismo responsabile rappresenta uno strumento importante per sostenere le comunità locali e contribuire alla conservazione delle loro tradizioni.

Sipadan, uno dei paradisi della subacquea mondiale

Il Borneo offre anche alcune delle immersioni più spettacolari del pianeta. L’isola di Sipadan, al largo della costa del Sabah, è considerata uno dei migliori siti di diving al mondo.

Le sue pareti coralline scendono per centinaia di metri nelle profondità del mare e ospitano un’incredibile concentrazione di vita marina: tartarughe verdi e embricate, squali di barriera, barracuda, carangidi, mante e migliaia di pesci tropicali.

Per preservarne l’ecosistema, il numero di subacquei ammessi ogni giorno è rigorosamente limitato, rendendo l’esperienza ancora più esclusiva.

Brunei, il piccolo sultanato tra tradizione e modernità

Chi dispone di qualche giorno in più può estendere il viaggio al Brunei Darussalam, piccolo Stato indipendente incastonato nella costa settentrionale del Borneo.

La capitale, Bandar Seri Begawan, sorprende per le sue eleganti moschee dalle cupole dorate, tra cui la maestosa Moschea Omar Ali Saifuddien, considerata una delle più belle dell’Asia.

A pochi minuti dal centro si trova Kampong Ayer, il più grande villaggio sull’acqua del mondo, abitato da migliaia di persone che vivono ancora oggi in case costruite su palafitte collegate da una fitta rete di passerelle. È un esempio affascinante di come tradizione e modernità possano convivere armoniosamente.

Quando andare, come muoversi e cosa mettere in valigia

Il Borneo può essere visitato durante tutto l’anno grazie al clima equatoriale. I mesi generalmente più favorevoli vanno da marzo a ottobre, quando le precipitazioni risultano mediamente meno intense, pur senza una vera stagione secca.

Chi desidera osservare la fauna selvatica trova condizioni particolarmente favorevoli tra giugno e settembre, mentre gli appassionati di immersioni possono godere di una visibilità eccellente soprattutto lungo le coste del Sabah e nelle acque di Sipadan.

Spostarsi all’interno del Borneo richiede una programmazione diversa rispetto ad altre destinazioni asiatiche. Le distanze sono notevoli e gran parte delle aree naturalistiche è raggiungibile solo attraverso una combinazione di voli interni, trasferimenti su strada e navigazione fluviale. Nel Borneo malese, la rete stradale è ben sviluppata tra le principali città e il noleggio di un’automobile rappresenta una buona soluzione per chi desidera esplorare in autonomia le aree di Sabah e Sarawak. Per raggiungere i parchi nazionali, le riserve naturali e i villaggi più isolati è invece spesso necessario affidarsi a imbarcazioni locali, canoe a motore o ai tradizionali klotok lungo i fiumi del Kalimantan indonesiano. Le escursioni sul fiume Kinabatangan vengono normalmente effettuate con piccole lance guidate da esperte guide naturalistiche, che conoscono i punti migliori per l’osservazione della fauna.

Per un viaggio di questo tipo è consigliabile rivolgersi ad agenzie locali specializzate, soprattutto per le escursioni nella foresta, le crociere fluviali e i soggiorni nei lodge immersi nella natura. Gli operatori locali dispongono di guide esperte, conoscono le condizioni ambientali e collaborano con le comunità del territorio, offrendo spesso esperienze più autentiche e sostenibili. Chi preferisce partire con un itinerario già organizzato può invece affidarsi a tour operator italiani specializzati nel Sud-est asiatico, scegliendo però programmi che prevedano tempi di visita adeguati e gruppi di dimensioni contenute, così da vivere il Borneo con maggiore tranquillità e nel pieno rispetto dell’ambiente.

In valigia non dovrebbero mancare abbigliamento leggero e traspirante, scarponcini da trekking impermeabili, un impermeabile leggero, cappello, crema solare, repellente per insetti, binocolo, una buona macchina fotografica e una piccola torcia frontale, particolarmente utile durante le escursioni serali nella foresta. Per proteggere documenti e apparecchi fotografici dall’elevata umidità sono inoltre consigliabili sacche impermeabili e custodie stagne.Come arrivare e quanto tempo dedicare al viaggio

Dall’Italia non esistono voli diretti per il Borneo. Le soluzioni più comode prevedono uno scalo nei grandi hub asiatici di Singapore, Kuala Lumpur, Bangkok, Doha o Istanbul, con arrivo negli aeroporti di Kota Kinabalu, Sandakan, Kuching o Balikpapan, a seconda dell’itinerario scelto.

Chi sceglie di transitare da Kuala Lumpur può cogliere l’occasione per arricchire il viaggio con una sosta di quattro o cinque giorni nella capitale della Malaysia. La città offre un’interessante combinazione di modernità e tradizione: dalle iconiche Petronas Twin Towers al vivace quartiere di Bukit Bintang, dai mercati di Chinatown alle eleganti architetture coloniali di Merdeka Square, fino ai numerosi ristoranti dove convivono le cucine malese, cinese e indiana.

A circa trenta minuti dal centro meritano una visita anche le spettacolari Grotte di Batu, uno dei più importanti santuari induisti del Sud-est asiatico, raggiungibili salendo i 272 gradini dominati dall’imponente statua dorata del dio Murugan.

La permanenza a Kuala Lumpur può inoltre essere completata con un’escursione di una giornata nella vicina Malacca (Melaka), dichiarata Patrimonio Mondiale UNESCO. Antico crocevia dei commerci tra Oriente e Occidente, la città conserva testimonianze dell’epoca portoghese, olandese e britannica, con il celebre Dutch Square, la collina di St. Paul’s, la fortezza A Famosa e le suggestive vie del centro storico attraversate dal fiume Melaka.

Per apprezzare davvero il Borneo sono consigliabili almeno 14-18 giorni, ai quali si possono aggiungere i giorni dedicati a Kuala Lumpur e Malacca. Si ottiene così un itinerario di circa tre settimane che permette di alternare la scoperta della foresta pluviale, le navigazioni fluviali alla ricerca degli oranghi e della fauna selvatica, l’incontro con le culture locali e qualche giornata di relax sulle splendide isole del Sabah, offrendo una delle esperienze più complete che il Sud-est asiatico possa regalare.

I sapori del Borneo: una cucina che racconta l’incontro tra culture e natura

Anche la cucina rappresenta uno dei motivi per cui vale la pena visitare il Borneo. Più che una gastronomia unica, l’isola offre un mosaico di tradizioni culinarie che riflettono la presenza delle culture malese, cinese, indonesiana e delle numerose comunità indigene.

Il riso accompagna quasi ogni pasto ed è spesso servito insieme a pesce di fiume o di mare, pollo, manzo e un’ampia varietà di verdure tropicali. L’utilizzo di latte di cocco, citronella, zenzero, curcuma, galanga, peperoncino e foglie aromatiche conferisce ai piatti profumi intensi ma generalmente equilibrati, meno piccanti rispetto ad altre cucine del Sud-est asiatico.

Tra le specialità più conosciute del Sabah merita un assaggio il Hinava, considerato il piatto simbolo dell’etnia Kadazan-Dusun: pesce freschissimo marinato nel succo di lime con zenzero, cipolla e peperoncino, spesso paragonato a un ceviche tropicale. Nel Sarawak, invece, è molto apprezzato il Sarawak Laksa, una zuppa di noodles dal gusto ricco e aromatico preparata con brodo speziato, latte di cocco, gamberi o pollo, diventata uno dei piatti più rappresentativi della regione.

Nel Kalimantan indonesiano prevalgono invece sapori influenzati dalla cucina dell’arcipelago, con numerosi piatti a base di riso, pesce d’acqua dolce e carni cotte lentamente con spezie locali. Il Brunei, infine, propone una cucina raffinata che unisce tradizioni malesi e influenze mediorientali, con particolare attenzione ai piatti di pesce e alle preparazioni a base di curry delicati.

Un’esperienza da non perdere è quella dei mercati locali e dei piccoli ristoranti a conduzione familiare, dove è possibile assaggiare frutta tropicale appena raccolta, succhi freschi, dolci preparati con cocco e riso glutinoso e numerose specialità regionali difficili da trovare altrove.

La cucina del Borneo, proprio come la sua natura, non cerca di stupire con effetti spettacolari. Conquista attraverso la genuinità degli ingredienti, la ricchezza delle tradizioni e il profondo legame con il territorio, trasformando ogni pasto in un ulteriore viaggio alla scoperta dell’identità di questa straordinaria isola.

Itinerario consigliato (15-16 giorni) – Il meglio di Sabah e Sarawak

Giorni 1-3 – Kota Kinabalu e il Parco Nazionale del Kinabalu

L’arrivo ideale è a Kota Kinabalu, moderna capitale del Sabah affacciata sul Mar Cinese Meridionale. Vale la pena dedicare una giornata alla città, passeggiando sul lungomare, visitando il vivace mercato del pesce e assaggiando la cucina locale. Nei due giorni successivi ci si sposta verso il Parco Nazionale del Kinabalu, Patrimonio UNESCO, dominato dall’imponente Monte Kinabalu (4.095 m). Anche chi non affronta la salita alla vetta può percorrere numerosi sentieri naturalistici tra orchidee, piante carnivore, foresta nebulare e giardini botanici.

Giorni 4-6 – Sandakan e Sepilok

Con un breve volo interno si raggiunge Sandakan, porta d’accesso alla parte più naturalistica del Sabah. Qui meritano assolutamente una visita:

  • Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre, uno dei più importanti centri di recupero degli oranghi al mondo;
  • Bornean Sun Bear Conservation Centre, dedicato alla salvaguardia dell’orso malese, il più piccolo orso esistente;
  • Rainforest Discovery Centre, ideale per passeggiare sulle passerelle sospese tra le chiome della foresta.

Giorni 7-9 – Crociera sul Kinabatangan

Dal Sepilok si raggiunge il fiume Kinabatangan, uno dei momenti più emozionanti dell’intero viaggio. Il soggiorno nei lodge immersi nella foresta comprende normalmente diverse uscite in barca all’alba e al tramonto. Le escursioni sul fiume, soprattutto nelle prime ore del mattino e al tramonto, regalano emozioni difficili da dimenticare. Con un po’ di fortuna è possibile osservare oranghi in libertà che si spostano tra le chiome degli alberi, le inconfondibili scimmie nasiche, famiglie di elefanti pigmei del Borneo che si avvicinano alle rive per abbeverarsi, macachi, coccodrilli e i grandi buceri che sorvolano la foresta con il loro caratteristico volo. A tutto questo si aggiunge una straordinaria varietà di uccelli tropicali, che rende ogni navigazione diversa dalla precedente e trasforma il Kinabatangan in uno dei migliori luoghi dell’Asia per l’osservazione della fauna selvatica.

Giorni 10-12 – Kuching, la città dei gatti

Un volo collega il Sabah al Sarawak e alla sua elegante capitale, Kuching. Il nome significa “gatto” e la città dedica a questo animale statue, musei e curiosità. Ma Kuching offre molto di più. Il lungofiume è uno dei più piacevoli della Malaysia, il centro storico conserva edifici coloniali, antichi templi cinesi e moschee, mentre il Sarawak Museum è considerato uno dei migliori musei etnografici del Sud-est asiatico. Vale la pena dedicare almeno due giorni alla città.

Giorni 13-14 – Bako National Park

A circa un’ora da Kuching si trova il Bako National Park, il più antico parco nazionale della Malaysia. È facilmente raggiungibile con una breve navigazione in barca e racchiude, in uno spazio relativamente contenuto, una sorprendente varietà di ambienti naturali. Nel corso della stessa escursione si passa dalla foresta pluviale alle fitte mangrovie, da spiagge praticamente deserte a spettacolari scogliere affacciate sul Mar Cinese Meridionale, fino ad aree dove crescono le affascinanti piante carnivore tipiche di questo ecosistema. Lungo i sentieri è relativamente facile avvistare le caratteristiche scimmie nasiche, simbolo del parco, insieme a numerose altre specie di uccelli, rettili e piccoli mammiferi. È uno dei luoghi migliori del Borneo per osservare e fotografare la fauna selvatica nel suo ambiente naturale.

Giorno 15 – Le longhouse dei Dayak

L’ultima tappa può essere dedicata all’incontro con la cultura locale. Nei dintorni di Kuching numerose escursioni conducono alle tradizionali longhouse delle popolazioni Dayak. Queste grandi abitazioni comunitarie raccontano una storia millenaria fatta di convivenza, rispetto della foresta, artigianato e tradizioni ancora oggi profondamente radicate. L’incontro con le comunità locali conclude idealmente un viaggio che non parla soltanto di natura, ma anche del rapporto tra uomo e ambiente.

Se si dispone di qualche giorno in più…

Con quattro o cinque giorni aggiuntivi il viaggio può essere completato in due modi.

Opzione mare

Le splendide isole del Parco Marino di Tunku Abdul Rahman, facilmente raggiungibili da Kota Kinabalu, oppure, per gli appassionati di immersioni, Sipadan, considerata una delle migliori destinazioni subacquee del mondo.

Opzione culturale

Una sosta a Kuala Lumpur, visitando le Petronas Twin Towers, le spettacolari Grotte di Batu e dedicando una giornata alla vicina Malacca, antica città coloniale dichiarata Patrimonio UNESCO.

Durata ideale

  • Sabah + Sarawak: 15-16 giorni.
  • Con Kuala Lumpur e Malacca: 19-21 giorni.
  • Con mare a Sipadan: 20-22 giorni.

Il viaggio che insegna ad ascoltare la natura

In un’epoca nella quale molte destinazioni sembrano rincorrere il turismo di massa, il Borneo continua a offrire qualcosa di sempre più raro: la possibilità di sentirsi ospiti della natura, anziché semplici spettatori.

Qui non è il viaggiatore a dettare il ritmo del viaggio. È la foresta. Sono i fiumi. È il volo improvviso di un bucero, il lento cammino di un orango tra gli alberi, il silenzio che accompagna il sorgere del sole sopra una delle più antiche foreste del pianeta.

Ed è forse proprio questo il ricordo più prezioso che il Borneo lascia a chi lo visita: la consapevolezza che la natura non è soltanto un luogo da osservare, ma un mondo da rispettare, comprendere e custodire.

Perché ogni viaggio ci permette di scoprire luoghi nuovi. Ma quelli che restano davvero nel cuore sono i viaggi che, passo dopo passo, insegnano anche qualcosa di noi stessi. È questo lo spirito di “In giro per il mondo”: partire per conoscere il pianeta e tornare con uno sguardo diverso su ciò che siamo.