Anno III • Numero 245
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Ranucci, il gip: «Da Lavitola e Tavares capacità criminale e contatti in altri continenti»

Uomo al telefono mentre cammina.

Il gip di Roma Iole Moricca ha disposto la custodia cautelare in carcere per Valter Lavitola e Gomes Clesio Tavares nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato avvenuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione di Sigfrido, giornalista e conduttore di Report.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, la misura sarebbe giustificata dalla «spregiudicatezza e dalla capacità criminale mostrata» e dal rischio di reiterazione dei reati. Tavares, indicato come factotum di Lavitola, si troverebbe attualmente in Africa.

Per il gip esiste un concreto pericolo di fuga

Nell’ordinanza, il giudice evidenzia anche un presunto pericolo di fuga per Lavitola. Le indagini della Procura di Roma, delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo, avrebbero accertato la presenza di interessi economici dell’imprenditore in Camerun. Riguardo a Lavitola, l’inchiesta evidenzia rapporti che potrebbero compromettere la sua posizione.

Secondo il gip, tali legami potrebbero consentirgli di rifugiarsi all’estero e sottrarsi ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Gli investigatori avrebbero inoltre documentato rapporti confidenziali con una donna con la quale Lavitola comunicava in portoghese.

Un’altra circostanza richiamata nell’ordinanza riguarda la partenza dell’indagato per l’Argentina, avvenuta subito dopo il sopralluogo effettuato il 10 ottobre. Per il giudice, questi elementi dimostrerebbero la disponibilità di «innumerevoli contatti in altri continenti».

Il viaggio in Africa dopo gli arresti

L’ordinanza ricostruisce anche quanto accaduto dopo l’arresto dei presunti esecutori materiali, avvenuto il 30 giugno. Lavitola avrebbe acquistato un biglietto per l’Africa con partenza fissata al 4 luglio.

Il viaggio non sarebbe avvenuto soltanto perché, nel frattempo, gli era stato notificato un decreto di perquisizione. Secondo il gip, la decisione di lasciare l’Italia potrebbe indicare la volontà di sottrarsi a un’eventuale cattura dopo aver appreso degli arresti.

La successiva permanenza di Lavitola in Italia non sarebbe sufficiente a escludere l’attualità del pericolo di fuga. Dalle intercettazioni emergerebbe infatti che l’indagato si aspettava di essere arrestato dopo la convocazione per l’interrogatorio. Il mancato arresto potrebbe averlo convinto che gli elementi raccolti non fossero sufficienti per ottenere una misura cautelare.

Il gip: nessuna seria volontà di collaborare

Lavitola si è presentato davanti agli inquirenti, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha inoltre rilasciato dichiarazioni spontanee che, secondo l’ordinanza, sarebbero risultate irrilevanti o contraddette dagli elementi acquisiti durante le indagini.

Per il giudice, il comportamento dell’indagato non sarebbe quindi espressione di una «seria volontà collaborativa».

Le chat e il progetto politico

Tra gli elementi riportati nell’ordinanza figura una conversazione del 2024 tra Lavitola e Sigfrido Ranucci. «E tra due anni fai il presidente», avrebbe scritto l’imprenditore al giornalista.

La chat riguardava la preoccupazione di un possibile allontanamento dal programma. Lavitola avrebbe sostenuto che, se il giornalista fosse stato allontanato, avrebbe potuto ottenere un vantaggio politico.

Secondo il gip, il sostegno offerto da Lavitola sarebbe collegato a un progetto coltivato almeno dal 2024: proporre la candidatura del giornalista alle successive elezioni politiche, presentandolo come una figura capace di rappresentare una novità e battere gli altri candidati, senza un concreto accordo.

Ranucci, precisa il giudice, non avrebbe mai aderito formalmente al progetto. Dai messaggi sarebbe tuttavia emerso, nel tempo, un atteggiamento di apertura o almeno di curiosità.

Dopo l’atto intimidatorio, Lavitola avrebbe iniziato a trasformare l’idea in un progetto più concreto, arrivando a commissionare un sondaggio e a investire tempo e denaro nell’iniziativa.

«Presidente garantito al centodieci per cento»

In un’intercettazione successiva alle perquisizioni di luglio, Lavitola avrebbe sostenuto che il progetto avrebbe portato Ranucci a diventare presidente del Consiglio.

«Fratello, questa non sarebbe una pre-candidatura: sarebbe presidente garantito al centodieci per cento. Io da solo prenderei il trenta per cento, senza partito, senza nulla», avrebbe detto parlando con un interlocutore.

Nessun elemento su un accordo tra Lavitola e Ranucci

Il gip esclude, allo stato degli atti, l’esistenza di elementi capaci di dimostrare un accordo tra Lavitola e il conduttore di Report.

Lavitola avrebbe più volte commentato l’inchiesta sostenendo che, se fosse stato davvero il mandante, ciò avrebbe significato il coinvolgimento dello stesso Sigfrido. L’ordinanza precisa però che dalle risultanze investigative non emerge alcun elemento a sostegno di questa ricostruzione.

Per il giudice Ranucci sarebbe stato manipolato

Secondo il gip, gli atti raccolti porterebbero invece a considerare Ranucci una vittima della manipolazione di Lavitola. Il comportamento dell’indagato sarebbe stato favorito sia dalla sua «raffinata astuzia» sia dal profondo rapporto personale instaurato con il giornalista.

Questo legame spiegherebbe la reazione di stupore e incredulità manifestata da Ranucci dopo aver appreso dell’incriminazione dell’amico.

Dalle intercettazioni risulterebbe inoltre che Lavitola abbia continuato ad alimentare nel giornalista la convinzione che l’ipotesi formulata dagli investigatori fosse inverosimile. Secondo il giudice, l’indagato riteneva che il sostegno della persona offesa potesse favorire la propria posizione giudiziaria.

Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.