Anno III • Numero 245
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L’alga tossica minaccia l’Adriatico: “Invisibile a occhio nudo, ecco come riconoscerla”



L’Adriatico, e con esso le coste italiane, si trovano ad affrontare una minaccia insidiosa e crescente: la proliferazione di un’alga tossica che, per le sue caratteristiche, risulta difficilmente individuabile a occhio nudo.



La sua espansione è strettamente correlata all’innalzamento delle temperature marine, un fenomeno sempre più evidente e preoccupante che favorisce la crescita di specie aliene o la riproduzione incontrollata di quelle già presenti, ma in quantità innocue.


L’alga in questione è la Ostreopsis ovata, una microalga bentonica, ovvero che vive attaccata ai fondali rocciosi e alle macroalghe. La sua pericolosità risiede nella produzione di tossine, le palitossine e le ovatossine, che possono causare disturbi a chi vi entra in contatto, sia per inalazione che per ingestione di acqua contaminata o frutti di mare.


“Invisibile a occhio nudo” è l’allarme che lanciano esperti e ambientalisti, poiché la Ostreopsis ovata non forma quelle vistose fioriture di colore verde o rosso che caratterizzano altre alghe. La sua presenza si manifesta piuttosto con una sorta di patina brunastra o gelatinosa sulle rocce sommerse, spesso non immediatamente riconoscibile dai bagnanti. In caso di fioritura massiva, l’acqua può assumere una colorazione leggermente torbida o bruno-rossastra, e si può avvertire un odore anomalo, simile a quello di cloro o di detersivo.


I sintomi e i rischi per la salute
I sintomi legati all’esposizione a questa alga sono vari e possono manifestarsi con diversa intensità a seconda della quantità di tossine inalate o ingerite e della sensibilità individuale. I più comuni includono:
Sintomi respiratori: tosse, raffreddore, starnuti, difficoltà respiratorie, asma.
Irritazioni: congiuntiviti, lacrimazione, irritazione delle vie aeree superiori.


Sintomi cutanei: irritazioni, eritemi, prurito.
Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea (raramente e in casi di ingestione).
È fondamentale sottolineare che i sintomi tendono a scomparire nel giro di poche ore o giorni una volta cessato il contatto con l’alga.


Tuttavia, per soggetti particolarmente sensibili, bambini e anziani, i rischi possono essere maggiori. Preoccupazione desta anche la possibile bioaccumulazione delle tossine in alcune specie di molluschi bivalvi, come cozze e vongole, rendendone pericoloso il consumo.


Tracce in Puglia e Liguria: i monitoraggi sono avviati
Le prime segnalazioni significative di Ostreopsis ovata in Italia risalgono ormai a diversi anni fa, ma negli ultimi tempi la sua presenza è diventata più diffusa e preoccupante.


Tracce consistenti di questa alga sono state rilevate in diverse aree costiere, con particolare attenzione alle regioni che si affacciano sull’Adriatico. Sebbene l’articolo menzioni specificamente Puglia, anche altre regioni come la Liguria hanno registrato presenze significative, evidenziando come il problema non sia circoscritto a una singola area geografica ma riguardi l’intero ecosistema marino costiero.


Le autorità regionali e gli enti di ricerca hanno avviato specifici programmi di monitoraggio per tenere sotto controllo la proliferazione dell’alga e valutarne l’impatto. Campionamenti regolari dell’acqua e dei sedimenti vengono effettuati per rilevare la presenza e la concentrazione della Ostreopsis ovata, al fine di prevenire e gestire eventuali situazioni di emergenza.


Cosa fare per riconoscere e prevenire
Data la difficoltà nel riconoscere a occhio nudo la Ostreopsis ovata, è fondamentale adottare alcune precauzioni e affidarsi alle informazioni fornite dalle autorità competenti:


Attenzione ai segnali: Se l’acqua appare insolitamente torbida o con sfumature bruno-rossastre, o se si avverte un odore strano, è consigliabile evitare il bagno.


Informarsi: Prima di recarsi in spiaggia, verificare eventuali avvisi o divieti di balneazione emessi dalle autorità locali o dalle ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente), che solitamente pubblicano bollettini sulla qualità delle acque.


Evitare zone sospette: Se si notano patine gelatinose o brunastre sulle rocce sommerse, è preferibile non bagnarsi in quelle zone.


In caso di sintomi: Se dopo un bagno si manifestano sintomi respiratori o irritazioni, è bene consultare il proprio medico e segnalare l’accaduto alle autorità sanitarie.


No ai frutti di mare “fai da te”: Evitare di raccogliere e consumare molluschi bivalvi provenienti da aree non controllate o non certificate.
La lotta contro l’alga tossica è una sfida complessa che richiede la collaborazione tra istituzioni, ricercatori e cittadini.


Solo attraverso un monitoraggio costante, una corretta informazione e l’adozione di comportamenti responsabili sarà possibile mitigare i rischi e preservare la salute del nostro mare e di chi lo frequenta.