Rosy Bindi interviene nel dibattito politico sulle primarie

Rosy Bindi scuote il campo largo: “Senza un tavolo comune, la vittoria è un miraggio”

L’affondo di Rosy Bindi arriva nitido dagli schermi di La7, durante l’ultima puntata di Otto e mezzo. L’ex presidente del PD non usa giri di parole per descrivere lo stato attuale dell’opposizione: una coalizione che fatica a trovare un baricentro e che sembra smarrita tra veti incrociati e tatticismi di partito.
Il richiamo alla realtà: “Da soli non ce la fate”

Il messaggio rivolto a Giuseppe Conte e Elly Schlein è una doccia fredda: la convinzione di poter scalzare l’attuale governo procedendo per compartimenti stagni è, secondo Bindi, un errore di calcolo politico.

Per Bindi, lo strumento delle primarie non può essere la panacea di tutti i mali. Se non c’è una visione condivisa a monte, le consultazioni rischiano di diventare una conta interna che divide anziché unire.

L’ex ministra Bindi sottolinea come né il Movimento 5 Stelle né il Partito Democratico abbiano i numeri per rappresentare un’alternativa solida se continuano a parlarsi a distanza.

La parte più politica dell’intervento riguarda la gestione della coalizione. Bindi evoca la necessità di una figura o di un metodo che costringa i leader a sedersi e, soprattutto, a restare allo stesso tavolo.

“Serve qualcuno che vi metta intorno a un tavolo e vi impedisca di alzarvi finché non c’è un progetto.”

Questa analisi mette a nudo la mancanza di una regìa politica capace di mediare tra le ambizioni personali di Conte e la necessità di Schlein di consolidare il nuovo corso del PD. Senza un “arbitro” o un garante della coalizione, il rischio è che il cosiddetto “campo largo” resti un cantiere perennemente aperto.

L’intervento di Rosy Bindi riaccende il dibattito sulla costruzione dell’alternativa.