L’Italia vittima della “sindrome del sufficiente” secondo l’indagine di Doctolib. Intervista alla Dottoressa Angela Persico

La Giornata Mondiale della Salute che si celebra il 7 Aprile si sta sempre più avvicinando.

In occasione di essa Doctolib ha condotto un’indagine sullo stato di salute degli italiani rivelando quanto lo standard minino si sia abbassato notevolmente

I dati raccolti fanno emergere che solo il 4% dei nostri connazionali definisce “ottima” la propria salute, mentre l’84% si divide tra “buona” (40%) e un più rassegnato “discreta” (44%).  Questa indagine fotografa un Paese nel quale stanchezza, stress e malessere diffuso sono diventati la nuova normalità.

Dalla survey  in questione scopriamo anche che il 28% degli italiani dorme poco e male e quasi il 10% combatte con l’insonnia, che il 45% soffre spesso di ansia e il 23% trascura l’alimentazione. E se le donne pagano il prezzo più alto in termini di stress, soffrendo di più di insonnia e ansia (solo il 9% dichiara di non sentirsi mai sopraffatta, contro il 25% degli uomini), gli under 35 sono i più colpiti dal disagio psicologico: il 27% si sente sopraffatto ogni singolo giorno.

Per il 60% dei partecipanti all’indagine equivale a “non avere malattie o dolori fisici”, per il 54% a “sentirsi bene emotivamente e mentalmente”, per il 34% ad “avere energia per affrontare la giornata” e per il 3%, a pari merito, ad “avere buone relazioni sociali” e “avere un aspetto fisico piacevole”.

Commentiamo questi dati con la dottoressa Angela Persico di Doctolib, psicologa clinica esperta in psicologia della salute.

Dottoressa Persico alla luce dei dati raccolti dalla survey di Doctolib come possiamo definire lo stato di salute dei nostri connazionali?

Viviamo quella che possiamo definire come la <sindrome del sufficiente. Ci siamo talmente abituati a funzionare in modalità ‘sopravvivenza’ che non riconosciamo più quando potremmo stare davvero bene. Accontentarsi di non stare male è diventato il nuovo standard. Sentirsi solo ‘discreti’ è spesso il sintomo di un carico allostatico elevato, cioè il costo cumulativo dello stress cronico sul corpo ma la salute, nella sua definizione più autentica, quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è assenza di malattia, è completo benessere fisico, mentale e sociale. Il fatto che solo il 4% si senta in forma ottima ci dice che abbiamo normalizzato una condizione di affaticamento cronico, di stanchezza di fondo, di vitalità spenta. La normalizzazione del malessere è diventata un fenomeno culturale: quando tutti intorno a noi sono stanchi, la stanchezza smette di essere un sintomo e diventa la normalità. La vera domanda è: abbiamo dimenticato cosa si prova a sentirsi pieni di energia? Forse sì e questo è il primo campanello d’allarme”.

A soffrire di più di questa emergenza salute pubblica sono le donne. Perché succede questo?

 Le donne, in particolare, vivono un carico mentale e fisico insostenibile: la doppia presenza di lavoro e cura familiare, la pressione estetica, la violenza psicologica sottile ma costante e una società che chiede loro di essere tutto per tutti. Il risultato è un sistema nervoso in perenne stato di allerta, che nel lungo termine si traduce in malattie cardiovascolari, disturbi del sonno, depressione, burnout.


Ma cosa significa principalmente per gli italiani “essere in salute”?

Questo dato rappresenta una svolta culturale epocale. Per decenni abbiamo vissuto con una separazione artificiosa, da una parte il corpo e dall’altra la mente, come se fossero due compartimenti stagni. Oggi, finalmente, la scienza e la percezione delle persone si incontrano: la salute è una ed è psicofisica. Nella mia pratica clinica vedo ogni giorno quanto un’emozione non elaborata si trasformi in tensione muscolare cronica, quanto l’ansia diventi tachicardia o porti a problemi gastrointestinali, quanto la tristezza inespressa si traduca in stanchezza immotivata. La PNEI, cioè la psiconeuroendocrinoimmunologia, ce lo dimostra: emozioni, stress e pensieri influenzano direttamente i sistemi nervoso, endocrino e immunitario.

Molti italiani sono consapevoli del proprio malessere a livello psicologico ma non fanno nulla per migliorare e raggiungere un certo livello di benessere. Perché ancora poca considerazione nei confronti delal salute mentale?

Questo è il paradosso del nostro tempo: sappiamo tutto ma non riusciamo a metterlo in pratica. Siamo consapevoli dell’importanza della salute mentale, eppure lo stress ci schiaccia. Non è ipocrisia, è impotenza, siamo così sovraccarichi che aggiungere il ‘prendersi cura di sé’ diventa un altro compito, un altro dovere, un altro fallimento. Allora io, come specialista in mindfulness, consiglio sempre di iniziare da un respiro, letteralmente. Non serve prenotare una terapia subito, anche se a volte può essere utile.

Qualche consiglio per apportare maggiore benessere nella propria quotidianità….

 È importante fermarsi almeno 3 volte al giorno e fare 3 respiri consapevoli: inspirare sentendo l’aria entrare, espirare sentendo il corpo che si rilassa e ‘che rilascia’. Possono bastare anche 30  secondi, questo è il primo passo. Perché la cura di sé non è un traguardo lontano, è una pratica quotidiana di piccoli gesti, è dire ‘io esisto, io conto, io merito questo momento’. Il primo piccolo passo è riappropriarsi del diritto alla pausa, al riposo, senza sensi di colpa, senza doverlo prima meritare. La salute mentale inizia lì, nel darsi il permesso di fermarsi.