Secondo Axios il presidente americano sarebbe pronto a colpire infrastrutture strategiche iraniane mentre mediatori internazionali tentano l’ultima mediazione.
La tensione tra Stati Uniti e Iran è arrivata a un punto critico. Secondo quanto riportato dal sito americano Axios, nelle prossime ore potrebbe concretizzarsi una decisione destinata a cambiare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe infatti valutando se dare seguito alla minaccia di colpire duramente l’Iran oppure concedere ancora spazio ai negoziati diplomatici attualmente in corso attraverso diversi mediatori internazionali.
Il conto alla rovescia è già iniziato. Secondo fonti dell’amministrazione americana citate da Axios, la decisione finale potrebbe arrivare entro le 20:00 ora di Washington, che corrispondono alle 2:00 del mattino in Italia. In quel momento si capirà se la Casa Bianca sceglierà la via militare o se continuerà a puntare sulla diplomazia.
Il piano militare già pronto
Sempre secondo le informazioni diffuse dal sito statunitense, all’interno del Pentagono sarebbe già stato preparato un piano operativo dettagliato che prevederebbe attacchi mirati contro infrastrutture strategiche iraniane. Tra gli obiettivi indicati figurerebbero ponti, centrali elettriche e altre strutture fondamentali per il funzionamento del Paese.
Trump avrebbe descritto questo possibile intervento come un’operazione capace di “cancellare in una notte un intero Paese”, una dichiarazione che ha immediatamente sollevato preoccupazioni a livello internazionale per le possibili conseguenze sulla popolazione civile e per il rischio di una vasta escalation militare nella regione.
Secondo alcune fonti interne all’amministrazione americana, il presidente avrebbe persino iniziato a sondare consiglieri e alleati sull’ipotesi di un attacco coordinato, arrivando a definire l’operazione con un nome simbolico: “Infrastructure Day”, un piano che punterebbe a colpire direttamente il sistema energetico e logistico iraniano.
Trump “il più assetato di sangue”
Axios riferisce anche dichiarazioni molto dure provenienti da alcune fonti dell’amministrazione statunitense. Un funzionario avrebbe descritto il presidente americano come “il più assetato di sangue”, paragonandolo addirittura a “un cane rabbioso”.
Questa descrizione contrasta con la percezione che spesso attribuisce ai vertici militari e diplomatici americani il ruolo di promotori delle operazioni militari. Secondo la stessa fonte, infatti, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio sarebbero addirittura più moderati rispetto allo stesso Trump, definiti “due colombe in confronto al presidente”.
Il fronte dei negoziati
Non tutti all’interno della Casa Bianca sarebbero però favorevoli alla linea dura. Un gruppo di consiglieri e negoziatori starebbe lavorando per mantenere aperta la strada della diplomazia.
Tra i principali sostenitori dei negoziati figurano:
- il vicepresidente JD Vance
- il diplomatico Steve Witkoff
- l’ex consigliere presidenziale Jared Kushner
Questo team ritiene che sia necessario tentare fino all’ultimo un accordo con Teheran, evitando una crisi militare che potrebbe avere conseguenze imprevedibili per l’intera regione.
I mediatori internazionali
Parallelamente agli sforzi americani, diversi Paesi stanno cercando di facilitare un dialogo tra Washington e Teheran. Tra i mediatori coinvolti figurano:
- Pakistan
- Egitto
- Turchia
Secondo fonti diplomatiche, questi Paesi stanno lavorando da giorni per evitare un’escalation militare e per convincere entrambe le parti a proseguire nel percorso negoziale.
I mediatori avrebbero inoltre segnalato alla Casa Bianca che la lentezza decisionale dell’Iran potrebbe richiedere più tempo per raggiungere un accordo, invitando quindi Washington a non chiudere definitivamente la porta al dialogo.
La risposta iraniana
Nel frattempo, Teheran avrebbe presentato una proposta articolata in dieci punti nel tentativo di avviare un compromesso diplomatico. Secondo le fonti citate da Axios, questa proposta sarebbe stata giudicata “massimalista” da alcuni funzionari americani, ma non interpretata come una chiusura definitiva.
La Casa Bianca starebbe quindi aspettando segnali più concreti prima di decidere se concedere un’ulteriore proroga ai negoziati.
Il rischio di una guerra regionale
Sul tavolo resterebbe comunque un piano militare congiunto tra Stati Uniti e Israele, che secondo alcune fonti sarebbe già pronto all’esecuzione nel caso in cui la diplomazia dovesse fallire.
In uno scenario già segnato da conflitti e tensioni in Medio Oriente, un eventuale attacco contro l’Iran potrebbe infatti provocare ritorsioni su vasta scala, coinvolgendo altri attori regionali e aumentando il rischio di una guerra più ampia.
Per il momento, tuttavia, la situazione resta estremamente fluida. Come ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione americana citato da Axios:
“Se il presidente vedrà che si sta concretizzando un accordo, probabilmente deciderà di aspettare. Ma solo lui prenderà questa decisione”.
Fino alla scadenza fissata nelle prossime ore, dunque, tutto può ancora succedere.

