Sondaggi Ipsos, centrodestra in frenata: Meloni resiste, Salvini soffre e Vannacci diventa decisivo

Risultati sondaggi politici in Italia

Il sondaggio Ipsos cambia gli equilibri: centrodestra in affanno, ma Meloni resta forte

L’ultimo sondaggio Ipsos Doxa illustrato da Nando Pagnoncelli fotografa una fase politica tutt’altro che statica. Il centrodestra rallenta, la Lega continua a perdere terreno e Roberto Vannacci diventa sempre più un fattore ingombrante per gli equilibri della coalizione. Ma dentro questo quadro complesso c’è anche un dato che sorride a Giorgia Meloni: il gradimento personale della presidente del Consiglio cresce, mentre Fratelli d’Italia arretra leggermente.

Il messaggio politico è chiaro: la maggioranza non crolla, ma non corre più come prima. E soprattutto non può più permettersi di ignorare ciò che accade alla sua destra. Il nuovo soggetto politico legato a Vannacci non è più una semplice ipotesi mediatica. Nei numeri pesa, condiziona e può diventare decisivo.

Secondo la rilevazione, il centrodestra tradizionale composto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati si ferma al 41,7%. Un dato che segnala una frenata rispetto ai cicli precedenti e che apre una riflessione seria sulla tenuta complessiva della coalizione di governo.

Fratelli d’Italia cala, ma Giorgia Meloni tiene nel gradimento

Fratelli d’Italia resta il primo partito italiano, ma registra una flessione. Il partito di Giorgia Meloni si attesta al 27%, confermandosi forza centrale della maggioranza, ma mostrando un arretramento rispetto alla precedente rilevazione.

Il punto politico più interessante, però, non è solo il dato del partito. È il rapporto tra il calo di FdI e la tenuta personale della premier. Mentre la sigla perde qualche decimale, Giorgia Meloni cresce nel gradimento. Il suo indice personale sale a 44 su 100, un dato che conferma una capacità di leadership ancora solida.

Questo significa che una parte dell’elettorato può essere più critica verso la coalizione o verso la fase politica del governo, ma continua a riconoscere a Meloni autorevolezza e centralità. È una differenza importante. Il consenso verso un partito può oscillare più rapidamente, mentre la fiducia personale verso un leader tende a essere più resistente.

Per Palazzo Chigi, quindi, il sondaggio contiene una doppia lettura: attenzione alla frenata del centrodestra, ma nessun segnale di cedimento della figura della premier.

La Lega scivola: Salvini sotto pressione

Le notizie più pesanti arrivano dalla Lega. Il partito guidato da Matteo Salvini scende al 5,6%, un livello politicamente delicato. Non si tratta solo di una perdita numerica. Il problema è simbolico: la Lega viene superata sia da Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,2%, sia da Futuro nazionale di Roberto Vannacci, al 6%.

Per Salvini è un campanello d’allarme evidente. Il Carroccio non è più soltanto lontano dai risultati degli anni d’oro, ma rischia di perdere centralità anche dentro il campo del centrodestra. Il dato diventa ancora più pesante perché Vannacci intercetta proprio un’area elettorale che in passato guardava con convinzione alla Lega.

Il cosiddetto “fattore Vannacci” non può più essere trattato come una parentesi. Il generale, con Futuro nazionale, sembra parlare a un elettorato identitario, radicale e insofferente verso i compromessi della politica tradizionale. Una parte di quel mondo un tempo vedeva in Salvini il proprio riferimento naturale. Oggi, invece, guarda altrove.

Avs cresce e supera la Lega: la sinistra radicale trova spazio

Un altro dato significativo riguarda Alleanza Verdi e Sinistra. Avs si posiziona al 6,2% e supera la Lega. È un risultato politicamente forte, perché segnala la crescita di un’area progressista più netta, più identitaria e meno centrista.

Avs appare oggi come uno dei soggetti più dinamici dell’opposizione. La sua crescita non va letta solo come un aumento percentuale. Va interpretata come il segnale di una domanda politica precisa: una parte dell’elettorato di centrosinistra chiede posizioni più marcate su ambiente, diritti, lavoro e opposizione al governo.

Questo crea un vantaggio e un problema per il campo progressista. Il vantaggio è che l’area di opposizione si allarga. Il problema è che più cresce la componente radicale, più diventa complesso costruire una coalizione ampia, credibile e governabile.

Campo progressista davanti al centrodestra tradizionale

La fotografia dei blocchi è ancora più interessante. Se si considera un campo progressista formato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Italia Viva, la somma arriva al 44,5%.

Questo dato supera il centrodestra tradizionale, fermo al 41,7%. Sulla carta, dunque, un’alleanza larga delle opposizioni sarebbe oggi davanti alla maggioranza di governo senza Futuro nazionale.

Ma il punto è proprio questo: “sulla carta”. Perché un conto è sommare i numeri, un altro è trasformarli in una coalizione politica stabile. Il campo progressista resta attraversato da differenze profonde su politica estera, economia, lavoro, diritti e alleanze. La matematica elettorale aiuta, ma non basta a costruire una proposta di governo.

Con Vannacci il centrodestra torna avanti

Il vero nodo del sondaggio è il ruolo di Futuro nazionale. Se il movimento di Roberto Vannacci venisse incluso nel perimetro del centrodestra, la coalizione salirebbe al 47,7%. A quel punto il vantaggio del campo progressista verrebbe non solo cancellato, ma ribaltato.

Questo rende Vannacci un attore potenzialmente decisivo. Senza di lui, il centrodestra tradizionale appare in difficoltà. Con lui, la coalizione torna nettamente competitiva e si colloca davanti al fronte progressista.

Per Giorgia Meloni, però, la questione non è semplice. Integrare un soggetto politico più radicale potrebbe rafforzare i numeri, ma creare tensioni con l’elettorato moderato, con Forza Italia e con il profilo istituzionale che la premier ha costruito negli ultimi anni.

Per Salvini, invece, il problema è ancora più diretto: Vannacci non è soltanto un possibile alleato. È anche un concorrente sullo stesso terreno politico.

Il dato politico: la partita delle coalizioni è appena iniziata

Il sondaggio Ipsos racconta un’Italia politica mobile, dove nessun blocco può considerarsi davvero al sicuro. Meloni resta il perno del centrodestra, ma la coalizione rallenta. Salvini soffre una crisi di spazio politico. Avs cresce e porta energia nel campo progressista. Vannacci si conferma un fattore capace di cambiare i rapporti di forza.

Il punto centrale è che le prossime elezioni non si giocheranno solo sulla forza dei singoli partiti, ma sulla capacità di costruire alleanze credibili. Il centrodestra dovrà decidere se allargarsi verso Futuro nazionale o difendere un profilo più istituzionale. Il centrosinistra dovrà capire se il campo largo può diventare davvero una proposta di governo e non solo una somma di percentuali.

Per ora, il messaggio è netto: il centrodestra rallenta, Meloni tiene, la Lega perde terreno e Vannacci diventa l’uomo che può spostare la partita.

FAQ

Cosa dice l’ultimo sondaggio Ipsos sul centrodestra?

Il sondaggio segnala una frenata del centrodestra tradizionale, che si ferma al 41,7%. Con l’inclusione di Futuro nazionale di Roberto Vannacci, però, la coalizione salirebbe al 47,7%.

Giorgia Meloni è in calo nei sondaggi?

Fratelli d’Italia registra una lieve flessione, ma il gradimento personale di Giorgia Meloni cresce. La premier mantiene quindi una forte centralità politica.

La Lega è stata superata da Avs?

Sì. Nel sondaggio Ipsos, la Lega si ferma al 5,6%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra arriva al 6,2%.

Quanto vale Futuro nazionale di Roberto Vannacci?

Futuro nazionale viene stimato al 6%, superando la Lega e diventando potenzialmente decisivo per gli equilibri del centrodestra.

Il centrosinistra supera il centrodestra?

Il campo progressista largo viene stimato al 44,5%, sopra il centrodestra tradizionale al 41,7%. Tuttavia, se il centrodestra include Futuro nazionale, sale al 47,7%.