Il DDL Caccia tra politica, territorio e biodiversità: una battaglia che ora passa alla Camera

Cacciatore al tramonto con documenti

Con 80 voti favorevoli e 56 contrari, il Senato ha approvato il DDL Caccia, un provvedimento che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico e ha polarizzato le posizioni tra associazioni ambientaliste, mondo venatorio e opinione pubblica.

Secondo le principali organizzazioni animaliste, si tratta del più duro attacco alla fauna selvatica degli ultimi decenni, perché amplia gli spazi e le opportunità di intervento venatorio, riduce le tutele per diverse specie e introduce una nuova cornice normativa che potrebbe modificare in profondità il rapporto tra conservazione, sicurezza e gestione del territorio.

La discussione nasce da un contesto già complesso: negli ultimi anni la presenza di animali selvatici in aree urbane e periurbane è aumentata, generando tensioni, incidenti e richieste di intervento. Il DDL si propone di rispondere a queste criticità, ma secondo le associazioni ambientaliste lo fa privilegiando una logica emergenziale e interventista, che rischia di trasformare la gestione faunistica in una pratica ordinaria. La riduzione delle tutele, la maggiore discrezionalità concessa alle Regioni e la possibilità di operare anche in zone frequentate dalla popolazione sono i punti più contestati, perché potrebbero esporre milioni di animali selvatici a un prelievo più ampio e meno controllato.

Il provvedimento, inoltre, apre un dibattito più ampio sul ruolo della biodiversità in Italia, uno dei Paesi europei con la maggiore ricchezza faunistica ma anche uno dei più esposti alla perdita di habitat. Le associazioni sottolineano che la conservazione dovrebbe restare la priorità, mentre il DDL rischia di indebolire strategie di lungo periodo, sostituendole con soluzioni immediate che potrebbero rivelarsi poco sostenibili. La questione della sicurezza pubblica, spesso evocata per giustificare interventi più incisivi, viene interpretata dagli ambientalisti come un tema reale ma non risolvibile attraverso un ampliamento della caccia.

Ora la partita si sposta alla Camera dei Deputati, ultimo passaggio parlamentare prima dell’eventuale via libera definitivo. Montecitorio avrà il compito di valutare se confermare il testo, modificarlo o respingerlo, riaprendo un confronto politico che si preannuncia acceso. Il futuro del DDL Caccia, e con esso quello di milioni di animali selvatici, si gioca dunque in una fase decisiva del percorso legislativo, mentre il Paese continua a interrogarsi su come conciliare tutela ambientale, sicurezza e gestione del territorio.