Il nuovo principio sostituisce IAS 1 e modifica il modo di rappresentare la performance economica. Banca d’Italia adegua la disciplina dei bilanci, mentre l’EBA prepara il nuovo FINREP. Per le banche la sfida non sarà soltanto contabile: coinvolgerà sistemi informativi, controllo di gestione, vigilanza e comunicazione al mercato.
Il 31 dicembre 2027 può sembrare ancora lontano. Per il sistema bancario italiano, però, il lavoro è già iniziato.
L’introduzione dell’IFRS 18 – Presentation and Disclosure in Financial Statements rappresenta infatti uno degli interventi più significativi degli ultimi anni sulla rappresentazione del risultato economico delle imprese che adottano i principi contabili internazionali.
Il nuovo standard, emanato dallo IASB nell’aprile 2024 e successivamente recepito nell’ordinamento europeo, sostituisce lo IAS 1 – Presentation of Financial Statements ed è applicabile agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, con possibilità di applicazione anticipata. La novità interessa naturalmente anche gli intermediari bancari.
Ed è proprio sul settore bancario che il cambiamento assume caratteristiche particolari.
Banche e intermediari non devono infatti confrontarsi soltanto con i principi IFRS. Alla disciplina contabile si sovrappongono gli schemi previsti dalla vigilanza nazionale e il sistema europeo di supervisory reporting. L’introduzione dell’IFRS 18 mette quindi in movimento contemporaneamente bilancio, segnalazioni FINREP, sistemi informativi e reporting gestionale.
Non siamo, in altri termini, davanti a una semplice modifica della forma del conto economico.
Perché nasce IFRS 18
Per comprendere la portata della riforma occorre partire da un problema che da tempo accompagna l’analisi dei bilanci.
Due imprese economicamente simili possono presentare la propria performance utilizzando strutture e indicatori differenti. Accanto alle grandezze definite dai principi contabili si sono inoltre progressivamente moltiplicati indicatori elaborati autonomamente dal management: adjusted operating profit, adjusted EBITDA, risultati normalizzati e altre misure utilizzate nella comunicazione finanziaria.
Indicatori spesso utilissimi, ma non sempre immediatamente confrontabili.
L’IFRS 18 cerca di intervenire proprio su questa distanza tra rappresentazione contabile e rappresentazione manageriale della performance.
Lo IASB individua tre grandi aree di intervento: una struttura più definita del conto economico; una maggiore trasparenza sulle Management-defined Performance Measures (MPM); principi più rigorosi nell’aggregazione e disaggregazione delle informazioni.
Il risultato atteso è un’informazione finanziaria maggiormente confrontabile e comprensibile per investitori, analisti e altri utilizzatori del bilancio.
Un nuovo modo di leggere il conto economico
Una delle innovazioni maggiormente visibili riguarda proprio la struttura del prospetto economico.
IFRS 18 introduce categorie definite per classificare ricavi e costi e richiede nuovi subtotali obbligatori, tra cui il risultato operativo – operating profit – e il risultato prima del finanziamento e delle imposte sul reddito.
Non si tratta soltanto di aggiungere qualche riga al prospetto.
Il principio tenta di creare una struttura più uniforme attraverso la quale leggere la formazione del risultato economico, riducendo almeno in parte le differenze nella rappresentazione utilizzata dalle diverse imprese.
Per le banche il problema presenta tuttavia caratteristiche peculiari.
L’attività finanziaria, che per molte imprese industriali rappresenta una componente distinta rispetto alla gestione operativa, costituisce infatti il cuore stesso del modello di business bancario.
Interessi attivi e passivi, commissioni, attività di negoziazione, valutazione degli strumenti finanziari e costo del rischio non possono essere interpretati applicando meccanicamente la stessa logica utilizzata per un’impresa manifatturiera.
Ed è proprio qui che l’applicazione dell’IFRS 18 al settore bancario diventa particolarmente interessante.
Banca d’Italia e la Circolare 262
Il bilancio delle banche italiane è disciplinato anche dalle disposizioni della Banca d’Italia, in particolare attraverso la Circolare n. 262, che definisce forme tecniche e regole per la redazione dei bilanci bancari.
L’arrivo dell’IFRS 18 rende inevitabile l’adeguamento di questa architettura.
Il punto centrale non consiste semplicemente nel recepire formalmente il nuovo principio internazionale, ma nel raccordarlo con un sistema di rappresentazione contabile che deve contemporaneamente soddisfare le esigenze degli investitori, del mercato e della vigilanza.
Da qui nasce un passaggio che potrebbe sembrare puramente tecnico ma che in realtà è fondamentale: allineare il nuovo bilancio IFRS con l’intero sistema informativo utilizzato dalla banca.
Ed è qui che entra in gioco anche l’EBA.
Il problema FINREP
Le banche europee trasmettono alle autorità di vigilanza un articolato insieme di informazioni attraverso il FINREP – Financial Reporting Framework.
Con l’arrivo dell’IFRS 18 si è prodotto però un disallineamento temporale.
Le banche applicheranno IFRS 18 ai bilanci relativi agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, mentre l’applicazione obbligatoria delle modifiche agli ITS FINREP che incorporano IFRS 18 è prevista successivamente.
L’EBA è intervenuta l’8 luglio 2026 proprio per affrontare questa fase transitoria, con l’obiettivo dichiarato di evitare che gli intermediari siano costretti a mantenere contemporaneamente due differenti formati di conto economico.
Nel periodo transitorio l’Autorità raccomanda quindi alle autorità competenti di consentire alle banche interessate di utilizzare volontariamente template FINREP già allineati all’IFRS 18.
È un particolare tecnico che rivela però la dimensione concreta del problema.
Cambiare il bilancio significa cambiare anche i flussi informativi che alimentano il bilancio.
Il reporting framework 4.4
Il percorso è già entrato nella fase operativa.
Il 24 luglio 2026 l’EBA ha pubblicato il draft technical package relativo al Reporting Framework 4.4, comprendente Data Point Model, regole di validazione e tassonomie XBRL e includendo i nuovi template FINREP allineati all’IFRS 18.
L’implementazione viene articolata in fasi, proprio per consentire al sistema bancario di gestire la transizione.
Ciò significa che il progetto IFRS 18 non riguarda soltanto le funzioni amministrazione e bilancio.
Coinvolge inevitabilmente IT, controllo di gestione, regulatory reporting, pianificazione, investor relations, internal audit e governance.
Ogni grandezza presentata all’esterno deve infatti poter essere ricostruita partendo dai dati elementari presenti nei sistemi della banca.
Ed è forse questo uno degli aspetti meno visibili, ma più importanti, della riforma.
Le Management-defined Performance Measures
Un secondo cambiamento particolarmente rilevante riguarda le cosiddette MPM – Management-defined Performance Measures.
Sono misure della performance definite dal management e utilizzate nelle comunicazioni pubbliche per rappresentare la propria interpretazione dell’andamento economico dell’impresa.
IFRS 18 introduce specifici obblighi informativi proprio per rendere più trasparente il rapporto tra queste misure e i risultati derivanti dai principi contabili.
La questione va ben oltre la terminologia.
Da anni investitori e analisti utilizzano indicatori alternativi rispetto alle grandezze strettamente contabili per comprendere meglio l’andamento delle imprese.
Nel settore bancario il fenomeno è particolarmente evidente.
Cost/income ratio, margine di interesse, commissioni nette, risultato operativo, costo del rischio, risultato adjusted e altre grandezze gestionali contribuiscono alla rappresentazione della performance della banca.
IFRS 18 non elimina questo linguaggio.
Cerca piuttosto di renderlo più trasparente e riconciliabile con il bilancio.
È una differenza fondamentale.
La performance manageriale continuerà a esistere, ma dovrà essere sempre più chiaramente collegata alla performance contabile.
Dal dato all’informazione
Questo porta a una considerazione più generale.
Un bilancio non diventa necessariamente più informativo perché contiene più dati.
L’informazione nasce dalla capacità di organizzare quei dati in una struttura che consenta di comprendere come si forma il risultato, quali componenti sono ricorrenti, quali sono straordinarie e quali dipendono dalle scelte gestionali.
In questo senso IFRS 18 si inserisce in una trasformazione più ampia della comunicazione economico-finanziaria.
Potremmo sintetizzarla così:
Informazione ≠ somma dei dati
ma piuttosto:
Informazione = dati + relazioni + trend + contesto
È la stessa logica che vale nell’analisi aziendale.
Un KPI isolato dice relativamente poco. Diventa informazione quando viene confrontato nel tempo, messo in relazione con altre grandezze e interpretato alla luce del modello di business.
Una sfida tecnologica prima ancora che contabile
C’è quindi un altro aspetto da non sottovalutare.
L’introduzione dell’IFRS 18 richiederà alle banche di verificare se i propri sistemi siano in grado di produrre, classificare e riconciliare correttamente le nuove informazioni.
Il problema diventa quello della data lineage: poter seguire il dato dal momento in cui nasce nell’operazione bancaria fino alla sua rappresentazione nel bilancio, nel FINREP e nel reporting gestionale.
Un cambiamento apparentemente contabile finisce così per interessare l’intera architettura informativa dell’intermediario.
Ed è per questo che aspettare il 2027 sarebbe probabilmente un errore.
La transizione richiede mapping delle voci, revisione dei sistemi, test, riconciliazioni, formazione del personale e verifica della coerenza tra reporting interno ed esterno.
E per le imprese clienti delle banche?
Esiste infine una conseguenza indiretta che merita attenzione.
Le banche non sono soltanto soggetti che producono bilanci. Sono anche grandi utilizzatori dei bilanci delle imprese.
Li utilizzano nell’istruttoria del credito, nel rating, nel monitoraggio delle esposizioni, nella valutazione prospettica e nell’individuazione dei segnali di deterioramento.
IFRS 18 potrebbe quindi contribuire progressivamente anche a modificare il modo nel quale l’informazione economica delle imprese viene letta dagli intermediari.
Una maggiore standardizzazione nella rappresentazione della performance può migliorare la comparabilità, ma non elimina la necessità dell’analisi.
Anzi, potrebbe renderla ancora più importante.
Per comprendere realmente un’impresa continuerà infatti a essere necessario andare oltre il singolo risultato economico e collegare redditività, generazione di cassa, struttura finanziaria, sostenibilità del debito e prospettive del modello di business.
Ed è precisamente questo il terreno sul quale si incontrano contabilità, finanza d’impresa e valutazione bancaria.
Dal bilancio alla capacità di interpretare l’impresa
IFRS 18 non renderà automaticamente migliori i bilanci.
Può però rendere più chiaro il linguaggio attraverso il quale viene raccontata la performance.
Per le banche la sfida sarà particolarmente complessa perché il nuovo standard dovrà convivere con la regolamentazione prudenziale, il FINREP, il controllo di gestione e una struttura informativa già estremamente articolata.
Il 31 dicembre 2027 rappresenta quindi una data importante, ma rischia di essere interpretata nel modo sbagliato.
Non è il momento nel quale comincerà il lavoro.
È il momento nel quale il lavoro svolto negli anni precedenti dovrà essere ormai pienamente visibile nei numeri.
Ed è probabilmente questa la lezione più interessante dell’IFRS 18.
Dietro una riforma apparentemente dedicata agli schemi di bilancio emerge una trasformazione più profonda: non basta più produrre dati corretti. Occorre essere in grado di spiegare come quei dati diventano performance, come la performance diventa informazione e come quell’informazione consente di comprendere realmente l’impresa.