18 May 2022

Si avvia alla conclusione una Serie A nel segno del livellamento

Il campionato di Serie A si avvicina alla fine, e a due giornate dal termine possiamo sviluppare alcune considerazioni senza rischiare di venire confutati.

Dal Milan al Venezia

Innanzitutto è risaltato davanti ai nostri occhi di spettatori pallonari il livellamento su cui le tante squadre si assestano. La vittoriosa recente del Genoa sulla Juventus ne è un esempio, ma sono state molte le partite in cui le cosiddette prime della classe non l’hanno spuntata contro le piccole. Tanto per rimanere all’ultima di campionato prima di vincerla, l’Inter ne aveva presi due dall’Empoli. 

Non è un caso che quando manca soltanto poco così alla chiusura dei giochi, non ci sia ancora un verdetto ufficiale nella competizione per il titolo e in quella per la salvezza. Certo, Napoli e Juventus sono rimaste tagliate fuori dalla lotta scudetto con evidenza insindacabile, ma Milan e Inter suderanno magliette fino all’ultimo minuto, e le avversarie non regaleranno punti, fidatevi. In fondo alla classifica invece Cagliari, Genoa e Venezia (ultime) sono piuttosto vicine alle squadre che le precedono, prima di tutto la Salernitana, e stanno sfilando dal cilindro magico prestazioni arrabbiate, segno che non hanno alcuna voglia di retrocedere.

Gli arbitri

La seconda considerazione riguarda arbitri e arbitraggi. Era più che plausibile che il celebrato tecnico romanista Mourinho fosse contrariato dopo la sconfitta contro la Fiorentina, e dopo il generoso rigore assegnato in favore dei viola. Molte sviste clamorose hanno contrassegnato questo campionato, spostando forse un po’ gli equilibri. È possibile che gli arbitri italiani siano tanto scarsi? E come fanno dalle sale VAR a sbagliare clamorosamente nonostante l’ausilio dei monitor? Misteri che soltanto i complottisti della prima repubblica pallonara possono spiegare.

Ibrahimovic

Intervistato da una radio napoletana, la scorsa settimana il giornalista Carlo Pellegatti ha dichiarato al collega Walter De Maggio che l’arrivo di Ibra al Milan è stato fondamentate per la crescita della squadra. Secondo Pellegatti i calciatori milanisti sono cresciuti, grazie alla presenza dello svedese, tanto da non avere più bisogno di lui. È sufficiente osservare con quanta tenacia giochi Rafael Leao, quanto abbia imparato a sfruttare le proprie caratteristiche, per rendersi conto dell’utilità di grande campione in un gruppo in via di formazione.