The Handmaid’s Tale sta per tornare con la stagione 6. Ecco perché è una serie tv da non perdere

Ispirato all’omonimo romanzo (straordinario) di Margaret Atwood, The Handmaid’s Tale è una tra le produzioni televisive più accattivanti degli ultimi anni. In bilico tra distopia e dramma al femminile, la serie riflette sulla figura stessa della donna in un mondo popolato dal potere del maschio alpha. Le prime 5 stagioni sono in Italia su Amazon Prime Video.

Solo qualche giorno fa è stato diffuso in rete il trailer della sesta e ultima stagione di The Handmaid’s Tale. La serie americana di grande successo e apprezzata dalla critica tornerà in tv dal prossimo 8 aprile e, fin da ora, cresce l’attesa per conoscere quale sarà il destino finale della ribelle June e di quel mondo sull’orlo del baratro, dilaniato da guerre e rivolte sociali. Un successo che è andato ben oltre il territorio americano dato che, in Italia, la serie è molto conosciuta e apprezzata grazie al suo passaggio su Amazon Prime Video. Resta una tra le produzioni televisive più intelligenti degli ultimi anni, una delle poche ad aver unito satira sociale a un racconto sulla forza delle donne in un mondo di uomini. Sì, idee e temi già abusati ma, diversamente dagli altri, in The Handmaid’s Tale si approfondiscono i concetti senza mai patteggiare per nessuno, delineando un contesto in continuo movimento e dove una (becera) politica è la causa del suo stesso male. La serie, infatti, riflette su una serie di aspetti che riguardano il mondo in cui viviamo e non lo fa con un occhio critico o disamorato, ma evidenzia tutte le nostre contraddizioni più particolari, facendo intuire quanto sia pericoloso lasciare in mondo nelle mani di uomini (e donne) che pensano solo al loro benessere. Una realtà che, sotto certi punti di vista, racconta ciò che stiamo vivendo e la serie, pur con le attenuanti del caso, vuole mettere in guardia tutti noi dai rischi che stiamo correndo. Ecco perché The Handmaid’s tale è una serie che meriterebbe di essere vista senza se e senza ma.

Le ancelle e il loro canto di emancipazione

Immaginate un mondo un in cui la natura si rivolta contro l’uomo e dove, a causa dell’inquinamento atmosferico, le donne hanno smesso di essere fertili. E immaginate di un nuovo ordine mondiale che nasce in America, chiamato Gilead, che sotto il segno di una società autarchica e oppressiva, rapisce le ultime donne fertili e le trasforma in ancella e in genitrici senza il loro volere. E immaginate che questa nuova realtà politica, con le sue regole e i suoi riti religiosi, sia sorretta da donne e uomini senza scrupoli, accecati solo dai loro stessi vaneggiamenti e che sognano di conquistare e imporre il volere nel resto degli Stati Uniti. June è una di queste ancelle. L’unica che ancora non ha perso la ragione e l’unica che non riesce di certo a dimenticare i soprusi subiti. Lei che è sotto scacco presso la casata D-Fred, si trova costretta a scendere a patti con se stessa e a fronteggiare le macchinazioni di Serena pur di fuggire da Gilead. L’unica cosa plausibile, però, è sconfiggere l’autocrazia dall’interno e per farlo June troverà in altre ancelle come lei un esercito di donne pronte a tutto.

Una distopia dai toni cupi e melanconici

Una serie di rara bellezza e di rara profondità, per nulla edulcorata e che non patteggia per nessuno: né per i buoni e né per i cattivi. Una serie dai contorni oscuri, tetri, rarefatti e melanconici che si getta in una rilettura essenziale ma di grande impatto di un mondo popolato da ignoranza e da violenza e che pensa solo al proprio tornaconto. The Handamaid’s Tale è un canto di rivolta contro le oppressioni, una critica brutale al mondo degli uomini e al mondo delle donne, pur trattandosi di una serie molto femminista. È una fotografia senza sconti di un mondo in cui vive la legge del più forte, il fanatismo religioso e l’oppressione dei più deboli. Una serie che delinea un contesto fuori ogni regola ma, allo stesso tempo, è un monito per le generazioni future a non cadere negli errori del passato e a intuire come la guerra, l’odio e la repressione non porta che a sangue, morte e distruzione.

Il romanzo che è stato scritto a Berlino Ovest nel 1984

Margaret Atwood ha iniziato a scrivere il romanzo nella primavera del 1984, durante il suo soggiorno a Berlino Ovest. Benché il filo conduttore dell’opera sia quello del “cosa accadrebbe se...”, la scrittrice non ha voluto inserire nel romanzo invenzioni fantasiose o eventi irreali, limitandosi a concatenare tra di loro fatti già avvenuti e comportamenti umani già messi in pratica in altre epoche o paesi, prendendo ispirazione da libri quali 1984 di George Orwell, Il mondo nuovo di Aldous Huxley e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Un libro che è stato riscoperto in tempi recenti, nonostante il suo successo, e che per lungo tempo è stato messo al bando solo perché ha osato criticare sia il mondo degli uomini che quello delle donne.