L’Ungheria approva un emendamento costituzionale che vieta il Pride LGBTQ+


Il Parlamento ungherese ha approvato a larga maggioranza un controverso emendamento costituzionale che introduce nuove restrizion confronti della comunità LGBTQ+, vietando esplicitamente lo svolgimento di manifestazioni pubbliche come la storica Budapest Pride.

La misura, fortemente voluta dal partito di governo Fidesz, guidato dal premier Viktor Orbán, è stata approvata con il sostegno di oltre due terzi dell’Assemblea, rafforzando ulteriormente l’indirizzo conservatore dell’esecutivo.

Il provvedimento ridefinisce in senso binario il concetto di genere, riconoscendo unicamente le categorie “maschile” e “femminile” come legittime ai fini legali, escludendo così ogni forma di riconoscimento per le persone transgender e intersessuali. Inoltre, l’emendamento vieta espressamente qualunque evento pubblico che possa “promuovere o rappresentare l’omosessualità” in presenza di minori, motivando tale scelta con l’obiettivo di “tutelare lo sviluppo morale dell’infanzia”.

Particolarmente allarmante è la previsione che consente alle autorità l’utilizzo di tecnologie di riconoscimento facciale per identificare i partecipanti a manifestazioni non autorizzate, prevedendo sanzioni amministrative fino a 200.000 fiorini (circa 500 euro).

L’emendamento ha suscitato immediate e dure reazioni sia all’interno del Paese che a livello internazionale. Amnesty International ha denunciato la norma come “un attacco frontale alla comunità LGBTI” e una violazione dei principi fondamentali sanciti dal diritto internazionale in materia di non discriminazione, libertà di espressione e diritto di riunione pacifica.

Anche la Commissione Europea ha espresso seria preoccupazione, sollevando dubbi sulla compatibilità della nuova normativa con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Bruxelles ha inoltre ricordato che alcuni fondi europei destinati all’Ungheria risultano tuttora congelati proprio in ragione di presunti mancati adeguamenti agli standard comunitari in tema di stato di diritto.

Questa nuova modifica costituzionale si aggiunge alle quattordici già apportate dalla riscrittura della Carta fondamentale ungherese del 2011, firmata sotto l’egida del governo Orbán. Secondo diversi analisti, il ricorso sistematico a emendamenti costituzionali rappresenta una precisa strategia politica per consolidare il controllo del governo, galvanizzare l’elettorato conservatore e deviare l’attenzione pubblica da problematiche strutturali come la corruzione, la stagnazione economica e la crescente emigrazione giovanile.

Nonostante il divieto, migliaia di cittadini sono scesi in piazza a Budapest per manifestare il proprio dissenso, in una delle più imponenti mobilitazioni dell’anno. Anche alcuni parlamentari dell’opposizione hanno espresso platealmente il proprio disaccordo durante la seduta, accendendo fumogeni colorati all’interno dell’aula. Gli organizzatori del Budapest Pride hanno già annunciato l’intenzione di procedere comunque con l’edizione 2025 della marcia, prevista per il 28 giugno.

L’approvazione di questo emendamento rappresenta un ulteriore segnale dell’erosione delle libertà civili in Ungheria e dell’allontanamento del Paese dagli standard democratici europei. Mentre il governo continua a perseguire una linea ideologica sempre più rigida, cresce la pressione da parte di istituzioni sovranazionali e organizzazioni per i diritti umani per garantire la tutela della dignità e delle libertà individuali di tutte le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere.