Iran incassa primi pedaggi su Hormuz

L’Iran ha annunciato di aver ricevuto i primi introiti derivanti dai pedaggi imposti alle navi in transito nello Stretto di Hormuz.

La notizia, che conferma la volontà della Repubblica Islamica di monetizzare il controllo su uno dei corridoi marittimi più critici del pianeta, è stata ufficializzata dal vicepresidente del Parlamento, Hamidreza Hajibabaei.

Secondo quanto riportato dai media locali, Hajibabaei ha dichiarato che le somme riscosse sono già state depositate in un conto dedicato presso la Banca Centrale dell’Iran.

Sebbene non siano state rese note le cifre esatte della prima tranche, l’annuncio rappresenta la formalizzazione di una politica di “sovranità marittima” che Teheran sta attuando in risposta alle crescenti tensioni internazionali.

“I primi proventi derivanti dai pedaggi dello Stretto di Hormuz sono stati accreditati sul conto della Banca Centrale”, ha affermato Hajibabaei, senza fornire ulteriori dettagli tecnici sulle modalità di riscossione o sul numero di navi coinvolte.

L’imposizione dei pedaggi non è solo una mossa economica, ma un atto di controllo militare e politico.

Le navi che intendono attraversare lo stretto sono ora obbligate a fornire informazioni dettagliate sul carico, la proprietà e la destinazione, seguendo corridoi specifici controllati dalle autorità iraniane e, in alcuni casi, accettando un servizio di scorta armata.

Secondo fonti del settore logistico, i costi per il transito sono esorbitanti: le tariffe possono toccare cifre fino a 2 milioni di dollari per le grandi petroliere, basate su un calcolo proporzionale al volume di greggio trasportato. I pagamenti verrebbero accettati prevalentemente in valute alternative al dollaro, come lo yuan cinese.

La mossa di Teheran ha sollevato un coro di proteste da parte dei giganti dello shipping e delle potenze occidentali. Molti analisti avvertono che questo “precedente pericoloso” mina il principio della libera navigazione in acque internazionali, trasformando un passaggio vitale in una proprietà privata protetta militarmente.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha già espresso forte disappunto, definendo la manovra inaccettabile, mentre le cancellerie europee valutano la possibilità di scorte multinazionali per proteggere i mercantili. Tuttavia, la realtà sul campo vede un traffico marittimo già pesantemente influenzato dai nuovi costi e dai rischi di sequestro.

Con circa un quinto del petrolio e del gas mondiale che transita per Hormuz, l’incertezza e i costi dei pedaggi spingono i prezzi energetici verso l’alto.

Se questo sistema diventasse la norma, l’Iran potrebbe generare introiti annuali per decine di miliardi di dollari, rendendo di fatto inefficaci gran parte delle sanzioni economiche internazionali.

Mentre la diplomazia cerca una via d’uscita, lo Stretto di Hormuz smette di essere un bene comune per diventare il “casello” più caro e sorvegliato del mondo.