Il 2025 è un anno che offre la possibilità di godersi diversi ponti, ferie e weekend all’insegna del relax e del divertimento. Il modo migliore e privilegiato per gli italiani per trascorrere il tempo libero è viaggiare.
Questo bisogno può generare una sorta di ansia e paura irrazionale quando si è impediti nel programmare un viaggio. Lo chiamano “notriphobia” il malessere tipico che si percepisce quando si teme di perdere l’occasione di viaggiare.
Il termine “notriphobia” deriva dalla fusione della parola inglese “no trip” che significa “niente viaggio” e “phobia” che sta indicare uno stato d’ansia e stress. Questa paura immotivata non riguarda semplicemente il non poter viaggiare, ma il timore di perdere l’unica occasione di socializzazione che si considera, ovvero il viaggio.
Su questa forma di fobia, sulle motivazioni psicologiche che cela alla base e su come contrastarla efficacemente ne facciamo chiarezza con la Dottoressa Martina Migliore, psicoterapeuta e Direttrice Formazione e Sviluppo di Serenis, piattaforma digitale e centro medico autorizzato.
Che cosa si intende per notriphobia?
La notriphobia nasce dalla preoccupazione eccessiva dell’indifferenza degli altri, della mancanza di connessione emotiva e di empatia con un gruppo sociale. Il termine viene utilizzato per indicare una paura marcata e persistente di non riuscire a prenotare un viaggio. È importante considerare che non stiamo parlando di alcuna diagnosi certificata dal DSM, ad esempio non è un disturbo certificabile a sé come ad esempio il disturbo ossessivo compulsivo, possiamo parlarne come di paura immotivata in generale, e dei suoi risvolti simili alla fobia sociale.
Quali sono i soggetti più a rischio?
È più probabile si manifesti in persone con bassa autostima e soggette a motivazione estrinseca, per la quale c’è un grande bisogno di input esterni e approvazione sociale. Ovviamente vivendo in un mondo con un altissimo confronto sociale attraverso i social, è molto più facile avere una sovrastimolazione di feedback in questo senso: il punto è la mancanza di adeguato senso critico che induca a riconoscere le rappresentazioni fittizie della vita reale. Se il viaggio diventa l’unico strumento di socializzazione e un vero e proprio status sociale, in queste persone si attiva una grande ansia nel momento in cui per qualche ragione non è possibile programmarlo.
Come si manifesta? Come riconoscerla?
Questa paura può esprimersi in diversi modi, tra cui:
- Ansia e stress quando si pensa alla mancanza di viaggi futuri.
- Sensazione di frustrazione o tristezza quando non si riesce a organizzare una vacanza.
- Invidia e confronto negativo con chi riesce a viaggiare spesso.
- Irritabilità e malumore legati alla percezione di monotonia della propria vita.
- Compensazione con altre attività compulsive (spese impulsive, eccessivo utilizzo dei social, ecc.).
Perché e in che misura intacca la propria autostima?
Se consideriamo l’autostima come la valutazione complessiva che una persona ha di sé stessa, il senso di valore personale e la fiducia nelle proprie capacità, la notriphobia attraverso la sua valenza fortemente sociale, può implicare una mancanza di status riconosciuto rispetto alle proprie capacità di socializzare. Se non sono in grado di concedermi un viaggio in una località famosa, ad esempio, la mia rappresentazione sui social ne risentirà e mi sentirò “inferiore” al gruppo di riferimento.
Quanto l’influenza dei social nella nostra quotidianità sta aumentando la sua diffusione?
Come dicevamo, la grandissima esposizione sociale su larga scala dei social amplifica all’infinito anche le occasioni di confronto con gli altri, subendo l’influsso di una “realtà fittizia” nella quale non si osserva davvero ciò che accade nel quotidiano, ma solo ciò che si sceglie di mostrare. Basta fare un esperimento con Instagram durante le feste: aprendo i vari profili si vede una lunga lista di foto di momenti esaltanti, bellissimi panorami, viaggi esotici e compagnie di amici festanti. Si ha l’impressione che tutti stiano facendo qualcosa di meraviglioso e ci si può sentire in dovere di contribuire con qualcosa di altrettanto esaltante.
Cosa succederebbe se per vari motivi non fossimo in grado di farlo, perché magari stiamo attraversando un momento di difficoltà e ci trovassimo soli?
Che valore dovrebbe avere il viaggio per la propria crescita personale?
Dovremmo ricordarci che quando parliamo di viaggio non intendiamo solo uno spostamento fisico che implica migliaia di chilometri. Viaggiare significa arricchirsi di esperienze, cambiare prospettiva e acquisire nuovi significati per interpretare il proprio mondo. Alla luce di questo ciò che va cercato è il contatto con la realtà quotidiana: ogni giorno viviamo parti della nostra vita con il “pilota automatico”, e se da una parte è del tutto normale, in una società che gira veloce come quella di oggi rischiamo di perderci piccoli scorci preziosi mai scoperti: una nuova caffetteria nella quale godersi un momento con un/una collega fuori dall’ufficio, un gelato gustato lungo una camminata su un fiume, un museo della zona mai visitato. Tutto può costituire un momento di scoperta di attimi preziosi e soprattutto reali collegati al quotidiano…anche restando nella propria città.
Un consiglio per affrontare al meglio questa forma di ansia…
Intanto andrebbero comprese le cause reali che portano a questa pressione. Come dicevamo, la notriphobia nasconde un malessere legato al pensiero che l’unica strada per socializzare e relazionarsi con gli altri, venga da un viaggio. Il primo passo è riconoscere che il viaggio è solo uno degli strumenti di socializzazione, non l’unico. È utile concentrarsi su ciò che si può fare nel presente: promuovere la conoscenza con nuovi gruppi di persone dagli interessi comuni, partecipare a gruppi di interesse online per mete specifiche e in generale ogni attività che possa arricchirci socialmente. Inoltre, imparare a tollerare l’incertezza e a progettare con flessibilità aiuta a ridurre lo stress legato alla paura di non poter viaggiare.
Quando è opportuno chiedere aiuto ad un psicoterapeuta?
Come per ogni fonte di disagio profondo, nel momento in cui la paura di non poter viaggiare, interferisce pesantemente nel nostro stile di vita e ci impedisce di vivere una vita ricca e significativa nonostante le difficoltà è ora di chiedere aiuto ad un professionista. Viviamo in un’epoca dove il “tutto e subito” prevale sull’attesa e la progettazione: in un contesto simile è molto facile imbattersi in emozioni potenti e sconvolgenti che ci travolgono sul momento. Quando il disagio persiste per più giorni e non siamo più in grado di capire ciò che è realmente importante per noi e i nostri cari, vuol dire che qualcosa non sta funzionando e abbiamo bisogno di un punto di vista esterno professionale.

