Un profumo è in grado di intrigare, affascinare, definire la personalità di chi lo indossa. Claudia Scattolini, classe 1973, è una fragrance designer italiana. Con il suo atelier di profumi ha trasformato la sua passione per il mondo della profumeria nel suo lavoro.
Lei è la prima italiana ad essere stata ammessa al percorso internazionale della celebre ISIPCA di Parigi fondata da Jean Jacques Guerlain, scuola di riferimento mondiale per la profumeria e la cosmesi. Dopo aver studiato con dei guru dell’olimpo olfattivo come Jean Claude Ellena e Jean Jacques Etienne è tornata in Italia.
Nel 2007, ha fondato la sua azienda, inaugurando il ruolo di “fragrance designer” in Italia, specializzandosi nella creazione di profumi su misura e nel design olfattivo. La sua abilità sta nel creare con tanta passione e professionalità fragranze personalizzate e uniche che le hanno permesso di ottenere tanti riconoscimenti a livello internazionale-
Claudia non è solo creatrice di fragranze, ma anche insegnante. La Facoltà di Farmacia di Padova, l’Università di Milano e quella di Siena, lo Ied di Roma, l’Istituto Agrario San Michele dell’Adige e l’Accademia Tecniche Nuove di Milano sono i luoghi del sapere in cui Claudia è chiamata a trasmettere le sue competenze e la sua esperienza.
Del suo lavoro di fragrance designer, di come nascono i loro profumi e cosa significa insegnare quest’arte millenaria ci racconta in questa intervista.
Claudia, come nasce questa tua passione per il mondo delle fragranze che si è tramutato in un vero e proprio lavoro?
La mia passione nasce da lontano, anche se forse in modo inconsapevole. Vengo da una famiglia di farmacisti, quindi fin da piccola ho respirato l’idea di “formulare”. Mi è sempre piaciuto creare su misura, pensare alle composizioni come a qualcosa di unico per ogni persona. Dopo la laurea in farmacia, ho deciso di fare un’esperienza all’estero, un po’ per allontanarmi, un po’ per aprirmi a nuove possibilità. Sono riuscita a entrare nella scuola di Guerlain a Parigi, ed è lì che si è aperto per me il mondo meraviglioso delle fragranze.
Da dove nasce l’ispirazione per le tue fragranze?
L’ispirazione può arrivare da qualsiasi cosa: la vita, le emozioni, un ricordo, un luogo, una sensazione. Quando creo per la mia linea personale, parto sempre da quello che vivo, dalle esperienze e le emozioni che le accompagnano. In altri casi invece, quando si lavora su commissione, si parte da un brief più preciso: un’azienda, una storia, dei valori o una persona da raccontare attraverso le note olfattive, cioè le materie prime della profumeria. È il mio lavoro di fragrance designer, tradurre tutto questo in note olfattive.
Oggi il profumo che ruolo riveste?
Un ruolo centrale. È uno dei pochi sensi che non possiamo “spegnere”: dobbiamo respirare, quindi annusiamo. L’olfatto è ancestrale, va dritto al sistema limbico, il centro delle emozioni, per questo il profumo è potente: comunica, cura, evoca. Oggi lo usiamo nel marketing, nell’aromaterapia, persino nell’arredamento olfattivo. È un linguaggio che parla direttamente all’anima.
Come e in che misura una fragranza è in grado di definire la personalità di chi lo indossa?
Dico sempre: un profumo parla senza parole. È un’estensione della nostra personalità, ma anche un mezzo per raccontare chi vogliamo essere. Un profumo può significare sensualità, eleganza, energia, mistero, e non sempre il messaggio corrisponde all’apparenza: una persona timida può scegliere una fragranza audace, proprio per comunicare qualcosa di diverso.
Quanto è importante la creatività nel tuo lavoro?
Fondamentale, ma sempre insieme alla competenza. La creatività è il cuore, ma ci sono anche la tecnica, la chimica, le normative, l’interazione con le materie prime e i packaging. Il profumiere non è solo un artista, è anche un artigiano e uno scienziato. È importante sapere che si può imparare, con un vero e proprio training olfattivo, e io ne sono una grande sostenitrice.
Molto seguiti e apprezzati sono i tuoi corsi di formazione. Cosa significa per te insegnare quest’arte?
Per me è una missione. Quando ho iniziato, 25 anni fa, in Italia non c’erano scuole: bisognava andare in Francia. Ma gran parte della cultura della profumeria l’abbiamo portata proprio noi italiani in Francia e oggi sento il dovere di restituire, di divulgare. Insegnare significa condividere tutto ciò che ho imparato in questi anni e contribuire a creare una nuova consapevolezza olfattiva.
Un consiglio che daresti a chi vuole regalare una tua fragranza a qualcuno di speciale…
Il regalo perfetto? Una degustazione olfattiva: dare la possibilità alla persona di venire in atelier, provare le fragranze, combinarle tra loro in layering e scoprire quella che più la rappresenta. Per chi vuole qualcosa di ancora più unico, c’è il ritratto olfattivo: un percorso insieme a me in laboratorio per creare un profumo personale, irripetibile. Un piccolo consiglio: se vogliamo essere “universali”: gli agrumi sono sempre una buona idea, piacciono a tutti.
La parte che più ti soddisfa del tuo lavoro…
La soddisfazione delle persone. Sembra una risposta semplice o banale, ma quando un cliente mi dice che si sente bene, rappresentato, valorizzato dal suo profumo… per me è il traguardo più bello.
Cosa ci aspetta tra le tendenze a tema profumi per questa primavera – estate? Ci daresti qualche anticipazione sulla tua nuova collezione?
C’è una grande voglia di note “golose”: fruttate, giocose, gourmand. Dalle più leggere e fresche fino a quelle più sofisticate come il rum o il tabacco o ancora l’effetto “pasticceria” con note tipo macaron. Per la mia nuova collezione invece sto lavorando a qualcosa ispirato ai miei ultimi viaggi in Oriente, tra Cina e Cambogia, alla scoperta di nuove tipologie di oud e osmantus. E ci saranno anche novità sorprendenti… sempre nel solco dell’innovazione olfattiva.
