Mare Jonio, processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Maersk mare Jonio immigrazione clandestina

125.000 euro per un “salvataggio”? Il caso che scuote le ONG e solleva dubbi sulla legalità delle operazioni in mare

Il prossimo 21 ottobre 2025, davanti al Tribunale di Ragusa, prenderà il via un processo destinato a far discutere: alla sbarra ci sarà l’equipaggio della Mare Jonio, nave battente bandiera italiana utilizzata dalla ONG Mediterranea Saving Humans per operazioni di “soccorso” nel Mediterraneo.

L’accusa, mossa dalla Procura di Ragusa, è grave: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’aggravante dell’interesse economico. Un capo d’imputazione che non può essere liquidato come “processo alla solidarietà”, come ha già provato a fare l’ex no-global Luca Casarini, coinvolto nel caso come amministratore di fatto della società armatrice Idra Social Shipping.

I fatti al centro del processo

Nel settembre 2020, la petroliera Etienne Maersk, battente bandiera danese, aveva soccorso 27 migranti al largo di Malta. Dopo 38 giorni di stallo in mare, senza autorizzazione allo sbarco, è intervenuta la Mare Jonio. I migranti sono stati trasbordati e successivamente sbarcati a Pozzallo.

Qualche mese dopo, emerge un dettaglio inquietante: una fattura da 125.000 euro emessa da Idra Social Shipping e saldata dalla Maersk, con causale “servizi in acque internazionali”. Secondo l’accusa, si tratterebbe della prova di un’operazione commerciale mascherata da salvataggio umanitario.

Gli imputati

Sono stati rinviati a giudizio:

  • Pietro Marrone, comandante della Mare Jonio
  • Alessandro Metz, rappresentante legale della Idra
  • Giuseppe Caccia, vicepresidente del CdA di Idra e capo missione
  • Luca Casarini, dipendente ma ritenuto dagli inquirenti amministratore di fatto
  • Agnese Colpani e Fabrizio Gatti, medico e soccorritore a bordo

La posizione di un settimo imputato, Georgios Apostolopoulos, tecnico greco, è stata temporaneamente stralciata per mancanza di notifica.

Il nodo del pagamento e l’intervento della Maersk

Secondo la difesa, il pagamento sarebbe stato una donazione volontaria, effettuata ex post. Ma la tempistica e la causale del versamento alimentano il sospetto che l’operazione fosse stata pianificata, con finalità tutt’altro che disinteressate.

La Maersk, interrogata, ha smentito l’esistenza di un accordo economico. Tuttavia, i documenti fiscali e le testimonianze acquisite indicano l’esistenza di rapporti formali con l’armatore italiano. La difesa ha citato anche messaggi dell’Ambasciata italiana a Copenaghen che segnalavano l’urgenza della situazione a bordo. Ma per la Procura non basta a giustificare un compenso di quella entità.

Una ONG sotto accusa

La nave Mare Jonio è gestita dalla Idra Social Shipping ma utilizzata in modo stabile da Mediterranea Saving Humans, ONG che negli anni ha ricevuto ampio sostegno da ambienti della sinistra radicale, con toni spesso militanti. In questo processo, però, non sarà la morale a essere giudicata: saranno i fatti e la legge.

Un precedente pericoloso?

Se le accuse fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un precedente gravissimo: ONG italiane che agiscono come operatori marittimi a pagamento, intervenendo non per dovere umanitario, ma per convenienza economica. Una pratica che, se legittimata, rischierebbe di trasformare il Mediterraneo in un mercato opaco di vite umane, con la solidarietà come copertura per transazioni finanziarie.

Il contesto europeo

In parallelo, è attesa una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea su un caso analogo, riguardante i limiti della “scriminante umanitaria” e l’equilibrio tra obblighi di salvataggio e contrasto ai traffici illeciti.

Questo articolo è stato redatto sulla base di documenti ufficiali, atti giudiziari e fonti istituzionali. Ogni affermazione giudiziaria è da intendersi nei limiti del principio costituzionale di presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva.