Da Sinistra: Cosa non ha funzionato e la difficile strada del ritorno ai valori fondativi




La sinistra italiana si trova, ancora una volta, a interrogarsi sulle ragioni di una mobilitazione spesso insufficiente e su una difficoltà cronica a tradurre il dissenso in consenso elettorale.

Mentre il centrodestra, guidato da Giorgia Meloni, consolida la sua posizione, la sinistra appare frammentata e in affanno nel riconnettersi con il proprio elettorato tradizionale.


Il miraggio del “campo largo” e la fisiologica alternanza


Uno degli elementi più dibattuti è l’illusione che il successo di un “campo largo” sia la panacea per tutti i mali, come a volte interpretato per recenti vittorie locali, ad esempio a Genova. Se è vero che l’unione fa la forza e che il “campo largo” ha dimostrato di poter essere competitivo in alcune realtà, si rischia di confondere un risultato contingente, magari frutto di un candidato forte o di una specifica congiuntura, con una strategia riproponibile su scala nazionale.

Spesso, infatti, si assiste a una fisiologica alternanza tra destra e sinistra al potere, legata più a dinamiche di usura del governo in carica e a un desiderio di cambiamento nell’elettorato, che a un’effettiva capacità della sinistra di motivare e attrarre nuovi consensi sulla base di una proposta politica solida e coerente.


Il pericolo è che il “campo largo” diventi un mero aggregato tattico, privo di una visione strategica e di un’identità chiara, incapace di offrire una prospettiva convincente ai cittadini. La vittoria in un singolo comune non è automaticamente replicabile su scala nazionale, dove le complessità e le aspettative dell’elettorato sono molto diverse.


La disconnessione con l’elettorato: dove sta l’errore?


La vera sfida per la sinistra italiana è riportare i suoi votanti alle urne, motivarli fortemente e riconnettersi con le radici più profonde della sua storia e dei suoi valori. Cosa non ha funzionato e non funziona nella mobilitazione?


Mancanza di una visione chiara e propositiva: Spesso la sinistra appare più concentrata sul contrasto al governo in carica che sulla costruzione di un’alternativa credibile e comprensibile.

Enunciare e ripetere i pericoli

rappresentati dalla Meloni è un aspetto della critica politica, ma non è sufficiente a generare entusiasmo e partecipazione. Serve una narrazione del futuro che ispiri, che offra soluzioni concrete ai problemi reali delle persone e che non si limiti a un’opposizione reattiva.


Perdita di contatto con le periferie e il mondo del lavoro: Storicamente, la sinistra ha fondato la sua forza sul legame con i ceti popolari e il mondo del lavoro. Oggi, questo legame appare affievolito. Molti ex votanti di sinistra si sentono abbandonati, non rappresentati dalle proposte e dai linguaggi del ceto politico. Le vertenze sindacali, pur importanti, non riescono da sole a generare la spinta politica necessaria.

Linguaggio e comunicazione: Il linguaggio della sinistra è percepito, a volte, come troppo elitario, autoreferenziale, distante dalla quotidianità dei cittadini. La capacità di comunicazione emotiva, di connettersi con le paure, le speranze e le aspirazioni delle persone, sembra mancare.


Ritorno ai valori fondativi: Gramsci e Berlinguer: È fondamentale per la sinistra italiana riappropriarsi e attualizzare i valori che hanno costituito la sua ossatura intellettuale e morale. Figure come Antonio Gramsci e Enrico Berlinguer rappresentano pilastri di un pensiero politico basato sull’etica, sulla centralità del lavoro, sulla questione morale, sulla giustizia sociale, sull’autonomia di giudizio e sulla partecipazione popolare.


Gramsci insegnava l’importanza dell’egemonia culturale, della costruzione di un consenso basato sulla condivisione di valori e di una visione del mondo, non solo sulla conquista del potere. La sinistra dovrebbe tornare a “educare”, a stimolare il pensiero critico e a proporre un’alternativa culturale.

Berlinguer incarnava la “questione morale”, l’integrità, la sobrietà e un profondo senso di responsabilità verso il Paese. I suoi valori di moralità pubblica e di vicinanza ai bisogni dei più deboli sono quanto mai attuali in un contesto di disillusione verso la politica.


A questo riguardo, sorge la domanda fondamentale sull’adeguatezza della leadership di Elly Schlein. È sufficientemente empatica? La sua capacità di enunciare e ripetere i pericoli della destra al potere è innegabile, ma riesce a tradurre questa analisi in una motivazione profonda per l’elettorato?

L’empatia non è solo comprendere i problemi, ma è saperli comunicare in modo che le persone si sentano capite, rappresentate e parte di una soluzione. Significa toccare le corde emotive, non solo razionali. La leader del Partito Democratico ha la sfida di costruire una narrazione che vada oltre la semplice contrapposizione, che offra speranza e un senso di appartenenza.


Ripartire da qui: ascolto e ricostruzione
Per la sinistra italiana, il punto di partenza non può che essere un’analisi profonda e onesta di ciò che non ha funzionato. Non si tratta di cercare colpevoli, ma di comprendere le dinamiche che hanno allontanato i propri votanti.


È necessario un lavoro di ascolto autentico del Paese reale, delle sue ansie, delle sue difficoltà, delle sue aspirazioni. Questo ascolto deve tradursi in proposte concrete, lontane da tecnicismi e gergo politico, che parlino direttamente alla vita delle persone.


Riportare la sinistra ai valori di Gramsci e Berlinguer significa ricostruire un forte legame etico e politico con la società, promuovendo partecipazione, giustizia e un senso di comunità.


Solo così la sinistra potrà aspirare non solo a vincere qualche elezione locale, ma a ridiventare una forza propulsiva e rilevante per il futuro dell’Italia.