“Se è onesto con sé stesso, dovrà ammettere di avere perso. Tutto quello per cui ha lavorato, sta crollando davanti ai suoi occhi”. Lo dice al Wall Street Journal Afshon Ostovar, professore associato alla Naval Post graduate School di Monterey, in California, parlando dell’ayatollah Ali Khamenei. “La nave” che la guida spirituale ha comandato in questi anni “si è arenata”. Architetto dell’espansione della potenza politica e militare della Repubblica islamica in Medio Oriente, la cosiddetta ‘rivincita sciita’, l’ultraottantenne Khamenei dovrà “passare l’autunno della sua vita combattendo non per allargare ma per salvare” l’Iran. Sottolinea il quotidiano americano, convinto che davanti a sé abbia solo “scelte ardue e nessuna buona opzione”.
Il conflitto con Israele ha indebolito le Forze armate di Teheran. Ulteriori ritorsioni rischiano di essere insufficienti a scoraggiare futuri attacchi, è l’analisi del quotidiano americano. Secondo loro, attacchi a navi nel Mar Rosso o ad altri interessi o personale statunitense attireranno probabilmente una risposta americana. Cosa che Khamenei ha storicamente cercato di evitare. Cedere alle pressioni e concludere un accordo nucleare con gli Stati Uniti che limiti fortemente la capacità di arricchimento dell’Iran sarà invece visto dai sostenitori della linea dura come una capitolazione inaccettabile.

