Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha sollevato un dibattito acceso e di fondamentale importanza riguardo le pratiche investigative, definendo il sequestro generalizzato dei telefoni cellulari per indagini come una “perversione”.
Le sue dichiarazioni, che arrivano in un momento di crescente attenzione sulla protezione dei dati personali e della privacy, sottolineano la necessità di un approccio più mirato e garantista nelle procedure giudiziarie.
Nordio ha espresso chiaramente la sua posizione, affermando che il sequestro dei dispositivi mobili, spesso contenenti l’intera vita digitale di un individuo – dalle conversazioni private ai dati bancari, dalle fotografie ai documenti sensibili – dovrebbe avvenire solo in casi strettamente necessari e con precise motivazioni.
L’attuale prassi, a suo dire, si spinge troppo spesso oltre il limite della proporzionalità, trasformando uno strumento investigativo in una potenziale violazione massiva della sfera privata.
“Il sequestro del cellulare per indagini è una perversione”, ha dichiarato il Ministro, sottolineando come tale pratica possa equivalere a una “radiografia completa della vita di una persona”, ben oltre l’ambito specifico dell’indagine.
Questo approccio, secondo Nordio, non solo è invasivo, ma rischia anche di essere controproducente, generando un’enorme mole di dati irrilevanti e rallentando di fatto le stesse indagini.
Le parole di Nordio non risuonano solo a livello nazionale. Il Ministro ha infatti rivelato che esiste una “consonanza di vedute” su questo tema anche a livello europeo. Ciò suggerisce che la preoccupazione per le garanzie individuali e la necessità di riformare le procedure di sequestro dei dispositivi digitali è un sentire comune tra i paesi membri dell’Unione Europea.
“Lavoreremo per evitarlo”, ha aggiunto, indicando l’intenzione di promuovere iniziative legislative o protocolli condivisi che limitino l’uso indiscriminato di tale misura.
La questione sollevata da Nordio è particolarmente rilevante nell’era digitale, dove il telefono cellulare è diventato un’estensione della persona. La sfida è trovare un equilibrio tra l’efficacia delle indagini e la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
L’obiettivo, come emerge dalle parole del Ministro, è assicurare che gli strumenti investigativi siano utilizzati con prudenza, rispettando i principi di necessità, proporzionalità e specificità, garantendo così che la ricerca della giustizia non si tramuti in una violazione ingiustificata della privacy.
Le prossime discussioni in sede europea e le eventuali proposte legislative in Italia saranno cruciali per definire i nuovi confini di questa delicata materia, cercando di conciliare le esigenze di sicurezza con le libertà individuali.
