Oltre la logica



L’amore, un enigma millenario che continua a sfuggire a definizioni precise, spesso ci porta a interrogarci sulla sua eternità. È forse un concetto confinato alle pagine dei romanzi e alle tragedie shakespeariane, dove amanti strappati alla vita in gioventù, magari dalla peste a soli 35 anni, hanno lasciato dietro di sé il mito di passioni indissolubili?

Oppure, al di là di questa narrazione romantica e un po’ anacronistica, esiste davvero quel “mix straordinario” che chiamiamo vero amore, capace di sfidare le logiche del tempo e della convenienza, e raggiungere l’Eternità?


La letteratura è piena di esempi di amori resi eterni dalla tragedia, dal “mai più” forzato. Giulietta e Romeo, Paolo e Francesca: figure che cristallizzano l’idea che solo la morte prematura possa sigillare un legame in un’aura di perpetua perfezione.

Ma questa visione, per quanto affascinante, rischia di sminuire la complessità dell’amore vissuto, quello che respira, invecchia, e talvolta, sorprendentemente, ritorna.
Il Paradosso del Ritorno
E qui si inserisce una delle domande più intriganti: perché quando non ci conviene si torna sempre?

Non è forse un paradosso, in un mondo che ci spinge alla razionalità, all’ottimizzazione, a scegliere ciò che è “meglio” per noi? Eppure, quante volte abbiamo assistito o vissuto quel ritorno inatteso, quella mano tesa verso un passato che credevamo sepolto, in barba a ogni calcolo di opportunità?


Forse la risposta risiede proprio nella natura intrinseca dell’amore, che spesso bypassa le sinapsi della logica e si avventura nei territori dell’irrazionale. A rendere eterno un amore, infatti, non è la convenienza, né il giudizio di ciò che è “giusto” o “migliore”. È l’amore stesso, nella sua forma più pura e disarmante: la follia del salto.

( Foto di Gaetano Del Mauro, rip)

Pensate alla fede, non solo quella religiosa, ma quella fede cieca che ci spinge a credere in qualcosa – o qualcuno – anche quando non ci sono requisiti oggettivi, quando le prove scarseggiano e i dubbi si affollano. È la stessa fede che ci fa tornare, nonostante le cicatrici, nonostante il “dovremmo andare avanti”. Si torna. E, a volte, si resta.


L’eternità dell’amore, quindi, non è necessariamente legata a una fine prematura che lo congela nella perfezione. Piuttosto, potrebbe risiedere nella capacità di resistere all’imperfezione, di accettare le crepe, le pause, i ritorni. È la scelta, consapevole o meno, di dare un’altra possibilità, di fidarsi di un istinto profondo che supera il calcolo del “mi conviene”.


Un grande amore non è solo un fuoco che brucia intensamente per un breve periodo, ma piuttosto una brace che, anche quando sembra spenta, può riaccendersi con una scintilla inaspettata.

È la consapevolezza che, nonostante tutto, c’è un filo invisibile che lega, una risonanza che nessuna distanza o tempo può cancellare del tutto.
In un mondo che valuta il successo in base a grafici e previsioni, l’amore eterno si manifesta spesso come un atto di ribellione.

Non è una questione di logica, ma di istinto. Non è una questione di convenienza, ma di cuore. Ed è proprio in questa irrazionale persistenza, in questo ostinato ritorno e nel coraggio di restare, che l’amore rivela la sua vera, inspiegabile, e forse sì, eterna natura.