La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a rassicurare sull’andamento delle relazioni economiche transatlantiche, mostrando un cauto ottimismo riguardo all’imposizione di dazi del 10% da parte degli Stati Uniti.
Dopo un incontro con il Presidente Donald Trump – rieletto nel 2024 e attualmente in carica – Meloni ha dichiarato che una misura di questo tipo sarebbe “sostenibile” per l’Italia, esprimendo fiducia nella possibilità di raggiungere un accordo che tuteli gli interessi nazionali.
“Ho parlato con il Presidente Trump e sono ottimista”, ha affermato Meloni a margine del vertice NATO. “Un’imposizione di dazi al 10% non sarebbe per noi particolarmente impattante e ci consentirebbe di continuare a lavorare su questioni che ci stanno a cuore.
NATO, Meloni non arretra: “Risoluzione firmata dalla maggioranza, anche Giorgetti è d’accordo”
Sul fronte interno, la Presidente del Consiglio non ha risparmiato una stoccata alla Lega in merito alla risoluzione sulla spesa per la difesa
NATO. La questione, che ha animato il dibattito politico in Italia, riguarda l’impegno preso dagli alleati di raggiungere il 5% del PIL nella spesa militare.
“La risoluzione è stata firmata dalla maggioranza”, ha ribadito Meloni con fermezza, rispondendo alle perplessità sollevate da alcuni esponenti leghisti.
“Anche il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è d’accordo con questa posizione. Non leveremo un solo euro agli italiani, queste risorse servono per rafforzare la nostra difesa e la nostra sicurezza, e una parte importante di esse, se saremo bravi, potrà anche rafforzare le imprese italiane.”
La premier ha così respinto l’idea che l’aumento della spesa militare possa gravare sulle tasche dei cittadini, inquadrandola invece come un investimento strategico che, oltre a garantire la sicurezza nazionale, può generare ricadute positive sull’economia del Paese attraverso l’industria della difesa.
La posizione di Meloni evidenzia la linea unitaria che il governo intende mantenere sulle questioni di politica estera e di difesa, anche di fronte a eventuali fibrillazioni interne alla maggioranza.
