Alla scoperta di un artista italiano fine e attento. Simone Pittarello con “Saran Campi Verdi da dimenticare” torna con un nuovo singolo e un nuovo video – che mostriamo in fondo alla notizia -. Un brano che racconta il senso stesso della parola “perdita” con toni malinconici e un pizzico di ironia
La musica italiana non è solo quei dei grandi big, delle hit che passano in radio e che macinano numeri sulle varie piattaforme streaming. La musica del nostro paese è anche quella sperimentale e quella fatta (e cantata) da artisti che sono un pò fuori dalle logiche di spettacolo, ma ciò non toglie nulle alla potenza delle loro canzoni. Perché è qui che si trova la vera essenza della musica e il potere salvifico delle sue parole. Come quelle di Simone Pittarello. Artista nato a Padova che si definisce “allegro, a volte triste“, torna con un nuovo singolo e un nuovo video musicale (che presentiamo in fondo al post) dal titolo “Saran campi verdi da dimenticare“.
Un brano intenso, dalle mille sfaccettature e dalle tante chiavi di lettura, che conferma il talento di un artista italiano fine e attento, capace di descrivere a fondo le vere emozioni umane. In un mondo che corre e muta troppo in fretta, che ci costringe a voltare pagina con poca armoni, le parole di Simone Pittarello restano e colpiscono nel profondo.
Simone Pittarello, di cosa parla il brano?
Nato alle 5:35 del mattino del 30 marzo 2007, dopo una notte di bicchieri vuoti e pensieri pieni, il nuovo singolo di Simone Pittarello – “Saran campi verdi da dimenticare” – è uno di quei pezzi che non invecchiano: si evolvono. Negli anni ha cambiato pelle più volte, fino ad arrivare a questa versione definitiva, suonata interamente dallo stesso Pittarello tra le mura della sua casa-studio di Padova, con pianoforte, chitarra, contrabbasso, organo e tromba. Tutto suonato a mano, niente plug-in a salvarci dal dolore. Il brano racconta, con cruda sincerità e una certa poesia disillusa, cosa resta di noi dopo certe perdite. Quelle che azzerano il paesaggio, che svuotano il cielo:
“A che serve questo cielo? A che servono le stelle?
Se ti ho persa per davvero, non han più senso neanche quelle.”
Eppure non è solo una canzone triste. È un pezzo che, pur affondando le mani nella malinconia, alza un sopracciglio ironico, come a dire: ci siamo passati tutti, no? C’è un sarcasmo gentile che affiora tra le note, una specie di rassegnazione elegante, che preferisce suonare dal vivo i propri demoni invece che farli mixare da altri.Un lento intimo e corposo, che non grida mai, ma ti costringe ad ascoltarlo. Una ballata sospesa tra carne e spirito, dove la nostalgia si fa vibrazione, e la mancanza diventa una sorta di quieta bellezza. Un invito a rallentare, in un mondo che va sempre più veloce ma dice sempre meno.
Chi è Simone Pittarello
Come già puntualizzato, Simone Pittarello è un cantautore e polistrumentista padovano attivo dalla fine degli anni ’90. Inizia come turnista e docente di batteria, per poi dedicarsi alla scrittura di brani inediti dal 2005. Suona una vasta gamma di strumenti (batteria, chitarra, basso, pianoforte, tromba, voce) e ha collaborato a oltre 35 progetti musicali, tra album solisti e collettivi. Nel corso della sua carriera ha affiancato alla musica un’importante ricerca vocale, culminata nel lavoro “La Voce Libera” in collaborazione con il CNR di Padova. Dal 2009 insegna canto e porta avanti un’attività artistica che spazia dal cantautorato al rock, con testi visionari e sonorità versatili.
Nel 2013 vince tre premi al concorso nazionale “Note d’Autore” e nel 2014 il suo disco “Esco un attimo” viene candidato al Premio Tenco. Collabora poi con Universal Music e Palbert Music per un EP prodotto da Klaus Bonoldi.Dopo esperienze in band come Recattivo e Il Coro del Giardino dei Marmi, nel 2023 torna da solista con l’album “Lo Sconosciuto”. Tra il 2023 e il 2025 pubblica con Sorry Mom! vari singoli, tra cui Kalinera, Il senso della pausa, Passa al locale, Manca lo scalino! e Spaventosa azione a distanza, fino alla riedizione di Saran campi verdi da dimenticare nel giugno 2025: una dedica intima ed accorata con ambientazioni folk ed atmosfera retrò. Oggi continua a insegnare canto, collaborare con altri musicisti e pubblicare nuovi brani e raccolte poetiche.
