Dopo aver toccato il fondo riscopriamo dentro di noi delle capacità e una forza inimmaginabile per risalire in superficie. Non è assolutamente facile fare ciò ma è un modo per prendersi cura di sé e riprendere le redini della propria esistenza come accade alla protagonista di Lettere dal faro, il romanzo di Valentina Cebeni, edito da Sperling & Kupfer.
Ho amato sin dalle prime pagine la protagonista di questo romanzo, Naike. Si contraddistingue per quel coraggio e quella forza di andare avanti, di chiudere una volta per tutte la porta del suo passato doloroso. Il romanzo della Cebeni è un vero e proprio tributo alle rinascite che la vita ci dà la possibilità di cogliere per risplendere di Luce Nuova e per diventare ciò che siamo, in coerenza con i propri desideri, ideali e sogni più autentici.
Parla anche del potere delle storie di creare una sorta di rispecchiamento nel quale rintracciare sé stessi nelle vite e nelle esperienze altrui per ritrovare forza e coraggio per andare avanti.
Delle tematiche affrontate in Lettere dal faro, del ruolo delle storie memorabili nella nostra esistenza e di amore romantico conversiamo piacevolmente con l’autrice in questa intervista.
Com’è nata l’ispirazione per Lettere dal faro?
L’ispirazione per la storia di Nike mi è arrivata leggendo del “Club di Giulietta” a Verona, al quale innamorati di tutto il mondo inviano le loro lettere in cerca di consigli amorosi, e dal bisogno di scrivere una storia di rinascita e riscatto ambientata in un luogo che fosse una sorta di guscio ma anche un luogo in cui potersi riaprire alla vita, quindi la Puglia e il borgo immaginario di Casebianche con il suo storico faro sono il luogo perfetto.
Iris l’amica della protagonista Nike invoglierà la sua migliore amica a scrivere perché crede nel potere della scrittura di far emerge delle potenti storie nelle quali il lettore può rispecchiarsi. Lei cosa ne pensa al riguardo?
Credo fermamente nel potere terapeutico della scrittura, a qualsiasi livello, amatoriale o professionale, e credo anche che le parole possano curare chi le legge. Possono incarnare quel conforto a volte necessario, o lo sprone ad agire per uscire da una situazione o un dolore, perciò ritengo che Iris abbia dato il consiglio perfetto a Nike. Le parole hanno un potere catartico da non sottovalutare.
Abbiamo tutti bisogno di una signora del faro capace di accogliere i propri segreti sentimentali e darci consigli e pareri?
A mio avviso sì, perché “la donna del faro” rappresenta quell’amica sincera che tutti vorremmo al nostro fianco, per questo l’ho inventata: per dare vita a un desiderio nel cuore di molti.
Nike è un esempio di resilienza per molte donne. Lei come definirebbe questa capacità di rinascere dalle proprie ceneri?
Nike è una donna che porta il suo destino scritto nel nome, per questo non si può lasciare schiacciare dalle difficoltà che incontra lungo il cammino. Lei combatte le sue paure, quella del marito, di non riuscire a farcela, di non essere in grado di prendersi cura di suo figlio, e riscrive la sua storia attingendo a un bacino di sentimenti e forza radicati nell’istinto di ogni donna e futura madre. Ha avuto “solo” il coraggio di farli suoi.
Esistono amori che durano nel tempo nonostante le distanze come quello tra Julius e Vittoria?
Il mio animo romantico non può far altro che gridare a gran voce sì, l’amore se autentico può sopravvivere anche in condizioni estreme, oserei dire disperate, mentre il mio lato pragmatico mi suggerirebbe di rispondere che in realtà quello fra Julius e la donna del faro è più la nostalgia di qualcosa che non si è potuto vivere pienamente, che un amore vero. Perciò come ogni autore mi limito a fare domande che restano senza risposta, forse perché non esiste quella giusta per tutti e ogni lettore ha il diritto di trovare la propria fra le pagine.
Un’altra tematica affrontata è la sorellanza come quella che si instaura tra Giada e Nike che diventano complici e che collaborano insieme per raggiungere obiettivi e realizzare sogni. È utopia o può concretizzarsi davvero?
La sorellanza credo sia un valore che dovremmo riscoprire e potenziare, ma si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la fratellanza, a prescindere dal genere.
C’è un personaggio di Lettere dal faro al quale è particolarmente legata e perché?
Amo tutti i personaggi del romanzo, ognuno a suo modo, ma posso dire che raccontare Iris è stato molto divertente e quasi liberatorio, perché lei ha il carattere aperto e sfrontato che mi manca, ma chiaramente sono anche molto legata a Nike e alla sua dolcezza.
Lettere dal faro fa parte della collana romance, un genere tanto letto e amato in Italia. Secondo lei perché?
Credo sia dovuto al fatto che abbiamo bisogno di sognare, e questo bisogno cresce soprattutto quando intorno abbiamo caos e violenza, come negli ultimi anni. Abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che andrà tutto bene, e il genere romance risponde perfettamente a questo desiderio.
Un consiglio che darebbe a tante Nike che si ritrovano a ripartire da zero per potersi affermare come donne lontano dalla tossicità e dai stereotipi sessisti…
Hai fatto il primo passo, il più difficile. Adesso riprenditi la tua vita e lavora alla tua felicità.
