Il dibattito sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici è entrato nel vivo nell’Aula del Senato, dove il confronto si preannuncia aspro e senza esclusione di colpi.
La riforma, da tempo cavallo di battaglia di una parte politica e oggetto di profonde divisioni, sta incontrando resistenze significative e solleva perplessità anche da parte di autorevoli organi tecnici.
Il Testo e le Contestate Novità
Il testo in discussione prevede una netta distinzione tra le figure del giudice e del pubblico ministero, impedendo il passaggio dall’una all’altra funzione nel corso della carriera. Ciò comporterebbe la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) distinti, uno per i giudici e uno per i PM, e modificherebbe radicalmente il sistema attuale, basato sull’unità della giurisdizione e sull’intercambiabilità delle funzioni, seppur con limitazioni.
I sostenitori della riforma argomentano che la separazione delle carriere garantirebbe una maggiore imparzialità del giudice, il quale non sarebbe più influenzato dalla prospettiva di poter un giorno svolgere il ruolo di accusatore, e rafforzerebbe l’indipendenza del PM, liberandolo da ogni possibile subordinazione gerarchica interna e rendendolo più autonomo nelle sue funzioni investigative. Si punta a un modello più aderente a quello di altri paesi europei.
In Aula, lo scontro è già evidente. La maggioranza di governo spinge con decisione per l’approvazione, considerandola un punto qualificante del proprio programma di riforma della giustizia. Il Ministro della Giustizia ha più volte ribadito la necessità di superare l’attuale “anomalia” italiana e di ripristinare un equilibrio tra accusa e difesa.
L’opposizione, tuttavia, si è schierata con forza contro la proposta, paventando una lesione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
Le preoccupazioni maggiori riguardano il rischio che la separazione possa portare a una subordinazione di fatto della Procura al potere esecutivo, compromettendo l’azione inquirente e investigativa. Viene sottolineato come l’attuale sistema, pur con le sue criticità, garantisca un controllo incrociato e una maggiore garanzia di imparzialità.
I Dubbi del Servizio Studi del Senato
A rendere il clima ancora più teso sono i dubbi sollevati dal Servizio Studi del Senato. Nelle sue analisi tecniche, l’organo consultivo ha espresso perplessità su diversi aspetti della riforma.
Tra le criticità evidenziate, emergono:
Difficoltà operative e organizzative: La creazione di due CSM e di due percorsi di carriera distinti potrebbe generare complessità e inefficienze nel funzionamento della giustizia.
Impatto sull’autonomia della magistratura: Sebbene l’obiettivo sia rafforzare l’imparzialità, il Servizio Studi ha segnalato il rischio di una potenziale politicizzazione dei ruoli, in particolare per i PM, con possibili ripercussioni sulla loro indipendenza.
Conformità costituzionale: Alcuni aspetti della riforma potrebbero sollevare questioni di compatibilità con i principi costituzionali che regolano l’ordinamento giudiziario.
Costi aggiuntivi: La duplicazione di strutture e percorsi comporterebbe inevitabilmente un aumento dei costi per il sistema giustizia.
Questi rilievi tecnici, pur non avendo valore vincolante, alimentano il dibattito e forniscono argomenti alle forze di opposizione, mettendo in discussione la solidità della proposta legislativa.
La discussione in Senato sarà lunga e complessa, con un esito ancora incerto.
La posta in gioco è alta: si tratta di ridisegnare uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto italiano, con conseguenze potenzialmente profonde sull’amministrazione della giustizia e sul rapporto tra i poteri dello Stato.
